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Nuovo Dl Draghi, Confesercenti Reggio Calabria: “sarà una finta ripartenza, ancora regole illogiche del Governo”

corso garibaldi sconti reggio calabria (6) Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

“Alcune norme contenute nel decreto continuino ad essere incomprensibili e vessatorie solo per certe categorie che si troveranno escluse, senza alcun apparente motivo logico”: la nota di Confesercenti Reggio Calabria

Confesercenti Reggio Calabria fa fatica a definirla ripartenza. Con le nuove decisioni imposte dal Governo italiano, difficilmente dal 26 aprile cambierà qualcosa per i titolari di bar e ristoranti, così come per i proprietari di piscine e palestre, oppure le discoteche e chi lavora nel settore wedding. Di seguito il comunicato stampa firmato dal presidente Claudio Aloisio:

“Dal 26 aprile il nuovo decreto varato dall’esecutivo, purtroppo per adesso non per noi dato che, sembra, rimarremo zona arancione, allenterà la morsa delle limitazioni alle quali sino ad oggi abbiamo dovuto  sottostare. 

In zona gialla, rispettando le norme di distanziamento e protezione, si tornerà a scuola in presenza, si potrà andare al cinema, al teatro, si potrà praticare sport di contatto come calcetto e basket. Insomma, curva epidemiologica permettendo, sembrerebbe l’inizio di un ritorno alla normalità che aspettavamo da tempo. 

Peccato che alcune regole contenute nel decreto continuino ad essere incomprensibili e vessatorie solo per certe categorie che si troveranno escluse, senza alcun apparente motivo logico, da questa “ripartenza”. Mi riferisco al settore della ristorazione che, secondo le linee guida contenute nel decreto, potrà riaprire con il servizio al tavolo soltanto all’aperto.  

A prescindere dal tempo che, probabilmente, non consentirà ai gestori dei locali che hanno la fortuna di  usufruire di spazi all’aperto di poter lavorare con la dovuta tranquillità e programmazione, mi chiedo per  quale oscuro motivo i pubblici esercizi: bar, ristoranti, pizzerie, siano stati esclusi dalla possibilità di  operare al chiuso nel rigoroso rispetto delle regole avendo posto in essere, ormai da mesi e con investimenti non indifferenti, tutte le prescrizioni richieste dallo Stato riguardanti sanificazione, distanziamento e quant’altro. 

Si continua a trattare una categoria che avrebbe potuto diventare un formidabile alleato nella lotta alla  pandemia, supportando le forze dell’ordine nel contrasto a comportamenti inadeguati e pericolosi per la  salute pubblica, come una sorta di covo di “untori” da punire in quanto fonte di contagi. Tutto ciò quando  studi e numeri escludono che i pubblici esercizi possano essere direttamente o indirettamente responsabili di un qualsivoglia aumento dei picchi epidemici. 

Gli imprenditori, già in ginocchio dopo mesi di inattività forzata, continuano ad essere un facile capro  espiatorio sul quale scaricare, oltre ai costi economici della crisi, anche le inadeguatezze di uno Stato che, non riuscendo a far rispettare le norme che lui stesso emana, ricorre alla scorciatoia delle chiusure e delle  limitazioni.  

In questo caso, però, si è giunti al paradosso di aprire la gran parte delle normali attività escludendone  solo alcune (penso anche alle palestre e le piscine che dovranno ancora aspettare o alle discoteche e il settore wedding neppure menzionati) senza fornire una motivazione che giustifichi queste scelte. Eppure, altre soluzioni nell’ambito della ristorazione potevano essere attuate se solo ci fosse stata la volontà e maggior buon senso. Ad esempio la proposta di Confesercenti Nazionale, contenuta nella petizione consegnata al Governo, firmata da quasi trentamila imprese, che prevede di consentire dalle 18:00 in poi solo il servizio ai tavoli così da evitare qualsiasi pericolo di assembramento. In alternativa si sarebbero potuti aprire i locali al chiuso permettendone l’ingresso su prenotazione solo ai vaccinati e a coloro in possesso di un certificato di guarigione o di test molecolare negativo.  

Dobbiamo invece constatare come chi ci governa continui a dimostrarsi distante dai problemi reali che le imprese stanno affrontando ed è per questo che, come Fiepet – Confesercenti Reggio Calabria, esprimiamo la nostra netta contrarietà all’attuale decreto che discrimina per l’ennesima volta alcune categorie con misure la cui efficacia nel contenimento della pandemia è tutta da provare mentre sono  certi e sotto gli occhi di tutti i danni devastanti che stanno procurando al tessuto imprenditoriale del Paese”. 

Claudio Aloisio – Presidente Confesercenti Reggio Calabria