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Coronavirus, manifestanti occupano l’Asp di Cosenza: “Speranza venga in Calabria, serve urgente assunzione di personale sanitario”

protesta asp cosenza Facebook FEM.IN. Cosentine in lotta

La protesta all’Asp di Cosenza è portata avanti da alcuni cittadini residenti in provincia che sono riuniti nel comitato “Calabresi in mobilitazione per la sanità pubblica”

Manifestazione all’interno della sede della direzione generale dell’Asp di Cosenza, un gruppo di circa 20 persone ha occupato la struttura. Si tratta di cittadini residenti nel Cosentino che sono riuniti nel comitato “Calabresi in mobilitazione per la sanità pubblica”. I manifestanti si ribellano per una sanità pubblica efficiente, l’azzeramento del debito sanitario regionale, la fine del commissariamento, la riapertura degli ospedali e l’assunzione di personale. L’obiettivo è di continuare con l’occupazione ad oltranza e chiedre l’intervento del ministro alla Salute Roberto Speranza affinché possa venire “in Calabria a rendersi contro della situazione, che è assolutamente diversa rispetto al resto d’Italia, e possa trovare nell’immediato una soluzione almeno per evitare che le persone muoiano in attesa di un posto letto”. Dal tetto dell’edificio che occupa gli uffici dell’Azienda sono stati esposti alcuni striscioni. Su uno c’è scritto “non c’è più tempo, riaprire gli ospedali e assumere personale subito” e sull’altro “Calabria senza Speranza”. Di seguito il comunicato stampa:

“L’emergenza Covid-19 si sta abbattendo sulla provincia di Cosenza. Contagi e morti aumentano, i pochi ospedali attivi sono ormai saturi, il personale sanitario è stremato. Questa è la situazione a distanza di oltre un anno dall’inizio della pandemia. Nulla che non si potesse facilmente prevedere. Lo scorso autunno ci siamo mobilitati chiedendo la riapertura dei 18 ospedali chiusi, un intervento del Governo nazionale data l’incapacità degli amministratori e risorse per ricostruire la sanità pubblica calabrese. Le istituzioni, ad ogni livello, hanno preferito rimanere inermi e affidarsi alla fortuna. Ecco, la risposta è nei decessi avvenuti all’Annunziata di due calabresi in attesa che si liberasse qualche posto (LEGGI). In Calabria, nel 2021, si muore perché non si può essere curati, non è uno slogan o un rischio ma è la realtà dei fatti. In tutto ciò i commissari non riescono a varare scelte efficaci e coraggiose, le istituzioni si affidano a inutili comunicati, i parlamentari calabresi non si è ben capito cosa facciano a Roma e il Ministro Speranza quindi il Governo ignorano come al solito la Calabria, abbandonandoci al nostro destino. Di fronte a questa situazione abbiamo la responsabilità di mobilitarci, non possiamo assistere silenti a questo massacro, non vogliamo fare la conta quotidiana dei defunti.

Senza giri di parole c’è l’immediato bisogno di assunzioni a tempo indeterminato di personale sanitario, di riaprire gli ospedali chiusi, di un intervento poderoso del Governo nazionale che congeli il debito, prodotto dalla mala politica e pagato dai cittadini, e liberi risorse per la sanità pubblica. Non c’è più tempo. I nostri padri e le nostre madri continuano a morire, ora dopo ora”.

I manifestanti si sono recati all’interno della direzione e anche in questo caso non hanno intenzione di lasciare il presidio fin tanto che il ministro della Salute Roberto Speranza non prenderà immediati provvedimenti. “Nonostante il numero di contagi sia ristretto rispetto ad altri territori del paese – affermano i manifestanti – le difficoltà di curare i malati di Covid ma anche i malati in generale, aumentano. Undici anni di commissariamento della sanità pubblica in Calabria hanno lasciato delle conseguenze pesantissime e nonostante i proclami, dopo un anno e mezzo dalla scoppio della pandemia, niente è cambiato. La soluzione è semplice: smettere di dare in mano ai privati la gestione della sanità pubblica, riaprire gli ospedali che sono stati chiusi e sbloccare il turn over assumendo medici e infermieri. Chiamiamo tutti gli studenti e le studentesse, i lavoratori e le lavoratrici fuori sede ad unirsi a noi”.