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Coronavirus, Diociaiuti: “problema dei lavoratori dei supermercati affrontato con superficialità”

Coronavirus, Diociaiuti: “problema dei lavoratori dei supermercati affrontato con superficialità. Servirebbe buon senso sui vaccini, sulle aperture nei festivi e sul rispetto dei protocolli di sicurezza”

Stefano Diociaiuti, segr. gen. Fisascat-Cisl, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sui lavoratori dei supermercati. “E’ naturale che quando non ci sono vaccini per tutti ci sia una graduatoria –ha affermato Diociaiuti-. Giusto che prima venga vaccinato il personale sanitario e poi le persone anziani e fragili. Però ci deve essere un po’ di buon senso. Dal primo lockdown tutti i supermercati sono rimasti sempre aperti, c’erano persone che andavano al supermercato solo per fare un giretto e in quel momento i lavoratori erano protetti solo da un pannello di plexiglass e dalla mascherina. Non è stato preso in considerazione il lavoro di questi cassieri e commessi del food. Nel momento in cui ci sono persone che stanno a contatto con così tante persone credo sia opportuno ragionare con buonsenso sulla possibilità di vaccinare questi lavoratori, per evitare che i contagi possano far chiudere i supermercati. Abbiamo visto tanti casi di cassieri e commessi che sono stati contagiati e alcuni di loro non ci sono più. Questo ci allarma, ma soprattutto ci allarma la superficialità con cui è stato affrontato questo problema. Rimanere chiusi a Pasqua e Pasquetta sarebbe stato uno scandalo? Se questo settore è sempre stato aperto, nel momento in cui c’è la possibilità di far riposare un po’ i lavoratori e ridurre il rischio di contagio bisognava farlo. I lavoratori sono costretti a lavorare in una situazione di grande disagio e precarietà, ci dovrebbe essere un controllo sull’ambiente lavorativo. Si vedono esercizi commerciali in cui non c’è contingentamento degli accessi. Se il food deve essere sempre aperto va bene, ma che almeno ci sia l’attenzione sul rispetto delle norme. C’è la mascherina, a volte ci sono i guanti e il plexiglass, non c’è nient’altro. La possibilità di fare tamponi ogni settimana, di fare turnover equilibrato, non ci sono. Ci sono persone che temono di essere contagiate anche perché rischiano il posto di lavoro, è difficile ragionare con aziende che hanno come unica preoccupazione quella del profitto. C’è uno sfruttamento del personale, con turni di 50 ore settimanali anziché 40 come da controllo, ci sono sicuramente aziende virtuose, ma tante altre quando si parla di sicurezza e prevenzione non sanno nemmeno di cosa si tratta”.