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Chiese gremite, strade blindate: la Pasqua più assurda e più triste

  • Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
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Ci sono le camionette della Polizia a presidiare Piazza Duomo, cuore (spento) di Reggio Calabria. I locali della movida sono tutti chiusi per legge, i ragazzi hanno perso ormai anche la voglia di uscire e doversi sentire criminali per un mojito, e le forze dell’ordine controllano che in giro non ci sia nessuno. Nella nostra Piazza Rossa, però, c’è una nota di vita: è la grande folla dei fedeli regolarmente radunati al Duomo per la lunga messa della Veglia di Pasqua.

Perchè l’unica botta di vita te la puoi dare a messa o in farmacia nella triste Italia della pandemia.

Tutte le chiese del centro di Reggio sono gremite nella sera di Pasqua. Cristo è risorto, con due ore d’anticipo perchè c’è il coprifuoco. Oltre alla Cattedrale c’è la Cattolica dei Greci, dove la folla esce fuori dal portone, ma anche la Candelora, o la Chiesa di San Giorgio al Corso. Tutte così piene che neanche il Granillo alla prima della Reggina in serie A… I vecchietti si fanno gli auguri toccandosi, baciandosi e abbracciandosi mentre da un anno i ragazzi non possono fare nulla proprio per evitare che i nonni finiscano in terapia intensiva.

Almeno un anno fa c’era Papa Francesco, da solo, in una Piazza San Pietro desolata: la Pasqua si celebrava in diretta streaming durante la prima fase della pandemia.

Dopo un anno nulla è cambiato: l’Italia è di nuovo in lockdown, ma la messa è l’unica cosa che è tornata in presenza. Anche in zona rossa. Hanno chiuso persino le scuole, le palestre, i cinema, i teatri, i ristoranti, le pizzerie. Ma a messa si può andare, nonostante le chiese siano frequentate principalmente proprio dalle persone più colpite dal virus a differenza di scuole, palestre e locali. Tutti chiusi per salvaguardare gli anziani, che però sono gli unici che possono continuare a fare tutto ciò che facevano prima.

E’ la Pasqua più assurda e più triste, perchè un anno fa non avevamo l’esperienza di oggi. C’era la preoccupazione nei confronti di un virus che non si conosceva ancora bene, c’era l’unione di un Paese che si faceva forza con quel retorico ma ottimista #andràtuttobene, c’era la coerenza di chiusure totali per la paura di un nemico nuovo e sconosciuto. Ma c’era anche la convinzione che sarebbe durato poco, che quei sacrifici enormi sarebbero bastati come assicuravano autorità e scienziati, che di fronte alla seconda ondata saremmo stati più preparati. E invece dopo un anno abbondante nulla è cambiato. Tranne le chiese, aperte per la messa di Pasqua mentre è vietato persino fare un’escursione in montagna, mangiare un gelato sul marciapiede o guardare di notte la luna specchiarsi in riva al mare. Una follìa criminale che solo il Paese più bigotto del mondo può accettare senza battere ciglio.