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Reggio Calabria, tentato omicidio di Letteria Fleres: condannato anche in appello Walter Ligato [DETTAGLI]

martelletto tribunale

Reggio Calabria, la sentenza della corte d’appello su un grave episodio di cronaca nera avvenuto 10 anni fa

I giudici della Corte di Appello di Reggio Calabria  – Presidente la dott.ssa Monaco, a latere i dott. Laganà e Treglia – hanno in larghissima parte confermato l’impianto della sentenza di condanna emessa dal Tribunale collegiale reggino a carico di   Walter Ligato, protagonista di una vicenda inquietante che lo portato  alla sbarra, insieme con il coimputato Alfredo Imbalzano, per rispondere di una gamma di reati  che andavano da quelli di falso, violenza privata, lesioni, estorsione e stalking, fino  al tentato omicidio aggravato, qui contestato al solo Imbalzano.  

La vicenda, della quale si sono occupate le cronache cittadine,  è quella denunciata dalla sig.ra Letteria Fleres,  moglie separata dell’Imbalzano,  del tentato omicidio  del quale è rimasta vittima ad opera del marito nel febbraio del 2011, al culmine di un periodo nel corso del quale questi si è progressivamente e rapidamente allontanato dalla famiglia, legandosi sempre più al Ligato, il quale avrebbe  posto in essere una serie di attività, funzionali ad ingenerare nell’amico dubbi sulla fedeltà della moglie ed a captarne la benevolenza attraverso la simulazione di malattie inesistenti e l’attribuzione di fantomatiche parentele.

Nella situazione venutasi a determinare sarebbe maturata l’azione omicida posta in essere  da Alfredo Imbalzano, il quale nella giornata del 3 febbraio del 2011, avrebbe tentato di uccidere la moglie “per motivi abietti e futili, approfittando della condizione di isolamento della vittima, determinata dall’assenza di familiari nella casa comune, agendo con premeditazione, dapprima comprimendole con forza un cuscino sul volto, quindi colpendola violentemente con un sasso alla testa”, secondo la sintesi ricostruttiva  operata nel capo di imputazione.

Nel corso delle indagini, all’epoca condotte dai Carabinieri della Stazione di Pellaro sotto la direzione  del P.M. dott. Stefano Musolino,  furono svolte una serie di attività di verifica e riscontro, con l’escussione di persone informate sui fatti e l’acquisizione di documenti, che hanno permesso la formulazione delle gravi  imputazioni, anche con riferimento ad  una serie di vicende precedenti e successive al tentato omicidio, consistenti in condotte persecutorie ingiuriose,  moleste e minacciose, consumate nei riguardi della sig.ra Fleres e di altri familiari.

L’imputato Walter Ligato,  parrucchiere che vive a Pellaro, non è nuovo alle cronache cittadine, che si sono interessate di lui una decina di anni fa, in occasione di “fenomeni mistici”  che egli affermava di vivere, quali apparizioni, trasudazioni di sangue, comparsa di ferite a forma di croce et similia.

In conclusione del giudizio di primo grado ed in esito ad una articolata istruttoria dibattimentale, il Tribunale collegiale ha ritenuto la responsabilità dei due imputati per le condotte rispettivamente contestate e ha inflitto ad  Alfredo Imbalzano   la pena di  13 anni e 4 mesi di reclusione e a Walter Ligato quella di sette anni di reclusione, condannando entrambi al risarcimento del danno e al pagamento delle spese processuali a favore delle costituite parti civili, rappresentate dagli avvocati Carmelo Malara e Domenico Serrao.

Il  processo di appello  si è celebrato il 9 marzo  davanti alla Corte reggina e, dopo lo   lo stralcio della posizione dell’Imbalzano a causa della necessità di accertare le sue condizioni di salute, che sulla base di documentazione medica prodotta dalla difesa   degli imputati (avv. T. Curatola) sarebbero tali da non consentirne la cosciente   partecipazione al dibattimento –  e le conclusioni del P.M., della difesa delle parti civili (avv.ti Carmelo Malara e Domenico Serrao) e di quella degli imputati, la Corte si ritirava in camera di consiglio e ne usciva a tarda sera con una   sostanziale conferma della sentenza, riformata con riferimento al solo reato di falso, condannando il Ligato a 5 anni e sei mesi di reclusione.