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Reggio Calabria, Klaus Davi attacca: “voto inquinato e ‘ndrangheta. Il comune va sciolto”

Klaus Davi reggio calabria

Reggio Calabria, Klaus Davi denuncia brogli elettorali e il silenzio della politica sul fenomeno mafioso, chiedendo infine lo scioglimento del comune

Klaus Davi torna a farsi sentire e, come spesso accade, le sue dichiarazioni fanno scalpore. Il massmediologo svizzero, naturalizzato italiano, da sempre in prima linea nella lotta alla mafia, è tornato a parlare delle scorse elezioni comunali svoltesi a Reggio Calabria.

Intervistato da ‘Il Giornale’, Klaus Davi ha sottolineato ancora una volta i punti oscuri e quanto di illegale, a suo dire, sia accaduto durante le votazioni in riva allo Stretto: “quando ho deciso di correre da sindaco a Reggio alla classica battaglia contro i mulini a vento. Invece è stata battaglia vera. E la sera stessa del voto ho denunciato strani episodi ad urne aperte, sfidando il silenzio elettorale. Voti venduti a 100 euro, sgherri dei partiti davanti ai seggi, 60 voti alla mia lista mancati in una notte che non hanno fatto scattare il seggio (che sul sito del Viminale era stato assegnato), penso al sindaco Pd Giuseppe Falcomatà che dice al presidente della commissione elettorale ‘sei una garanziaì’. Tutto sapeva di tarocco. Poi è scoppiata l’inchiesta sul mercato di tessere elettorali messo in piedi dal consigliere Pd Antonino Castorina. Tutto l’insieme della vicenda è ancora oscuro“.

Nonostante Castorina professi la sua innocenza, Klaus Davi continua: “negli interrogatori è rimasto in silenzio. Ma come, la sinistra che ha costruito la sua narrazione sulla questione morale? E ci troviamo un esponente del Pd nazionale e un segretario comunale che fanno scena muta? È inquietante. Chi devono tutelare? Questa è la domanda. Nell’assenza totale di prefettura e Viminale. Altri comuni calabresi come Africo sono stati sciolti per fatti meno gravi. Se non fosse stato per me un appalto pubblico sarebbe finito a un ristoratore che per i pm è vicino al clan De Stefano. La politica? Se ne frega, non fa nulla per rendere visibile il fenomeno tranne i comunicati di circostanza in occasioni degli arresti. Hanno tanto criticato il governo Berlusconi ma l’ex procuratore capo di Reggio e Roma Giuseppe Pignatone ammise che fu il suo governo a fare una tra le leggi più utili“.