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Reggio Calabria: Castorina non risponde ai magistrati, le precisazioni dei legali

Reggio Calabria: si è tenuta in data odierna l’udienza fissata per l’interrogatorio di Castorina, indagato nell’ambito del procedimento penale relativo ai presunti brogli elettorali avvenuti durante le elezioni Comunali del settembre/ ottobre 2020

“Si è tenuta in data odierna l’udienza fissata per l’interrogatorio del Sig. Castorina, indagato nell’ambito del procedimento penale relativo ai presunti brogli elettorali avvenuti durante le elezioni Comunali del settembre/ ottobre 2020 a Reggio Calabria. Il Castorina si è avvalso della facoltà riconosciuta all’indagato ex lege di non rispondere. La decisione di non rispondere alle domande di cui all’interrogatorio, tuttavia, non può e non deve leggersi negativamente, quale sottrazione del Castorina all’accertamento della verità, anzi al contrario”. E’ quanto scrivono in una nota gli Avvocati Natale Polimeni e Francesco Calabrese. “Ciò non solo e non tanto perché la scelta è una facoltà riconosciutagli e garantita ad ogni indagato dalla legge -sottolineano i legali- ma soprattutto, in primordine, perché il Castorina si troverebbe nella assurda posizione di dover rispondere a domande inerenti fatti di indagine dallo stesso non conosciuti e conoscibili. Invero, condizione primaria ed irrinunciabile ai fini di un sereno esame dell’indagato è che lo stesso sia a conoscenza dei fatti oggetto di incolpazione, così come delineati mediante il materiale d’indagine. Con riferimento al Castorina, al contrario, il materiale di indagine è comunicato (finora) in maniera come minimo parcellizzata, frazionata, a singhiozzi. Per tal via, l’indagato non è certamente nelle condizioni di poter conoscere tutti i fatti di cui al giudizio: in altre parole, l’indagato dovrebbe sottoporsi a domande inerenti a circostanze da lui non ancora conosciute, di cui lo stesso non sarebbe edotto. Vien da sé che il Castorina, pur nel più che fervido interesse ad apportare il suo personale contributo all’accertamento della verità processuale, innegabilmente, non avrebbe potuto sottoporsi ad un sì pressante, stringente, stressante scrutinio senza neanche avere contezza della sua posizione processuale. Sicché, ancora una volta, l’indagato ha tenuto a precisare dinnanzi all’autorità giudiziaria che gli sarà possibile – e sarà suo primario interesse – contribuire all’accertamento della verità storica e processuale solo nel momento in cui sarà cristallizzata la discovery processuale”, concludono i legali.