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Reggina, in panchina nell’ultimo Empoli battuto al Granillo c’era… Maurizio Sarri

Maurizio Sarri Foto di Paolo Magni / Ansa

Domani si affrontano Reggina ed Empoli al Granillo: l’ultima volta, sulla panchina biancazzurra, c’era Maurizio Sarri, che di lì a poco sarebbe diventato “grande”

12 ottobre 2013. E’ questo il giorno dell’ultimo confronto assoluto, il 37°, tra Reggina ed Empoli al Granillo. Era sempre Serie B, ma sarebbe stata “l’ultima volta” per gli amaranto prima degli anni difficili e della rinascita. Quella sera, all’interno dell’impianto di Via Galileo Galilei, la squadra dello Stretto ospitava quella che era a tutti gli effetti la compagine più forte del campionato, così come domani. La gara terminava 2-1 in favore dei ragazzi di Atzori, con le reti di Gerardi e Foglio (nel finale) inframezzate dal pari momentaneo di Pucciarelli. Vittoria illusoria, quella, considerata la retrocessione a fine anno.

Differenze tra quella partita e quella di domani? Più di una, a partire dal fatto che la Reggina attuale sia l’espressione di “freschezza” non solo tecnica e di risultati (dalla promozione dell’anno scorso alla striscia positiva recente), ma anche societaria, con l’ambizioso presidente Gallo al timone da due anni. Quella, invece, anno dopo anno si trovava sempre più in difficoltà, alla fine di un ciclo che si sarebbe concluso l’anno dopo con la disputa del campionato di Serie C, la salvezza in extremis nel derby col Messina e la mancata iscrizione.

Ma il dettaglio che salta all’occhio più di ogni altro è relativo all’allenatore di quell’Empoli: Maurizio Sarri. Otto anni fa, l’ultimo passo dell’allenatore toscano prima di diventare “grande”. In biancazzurro dall’anno prima, con cui aveva sfiorato la Serie A, la raggiunse proprio al termine di quella stagione, esordendo nell’Olimpo del calcio con una sorprendente salvezza. Poi lo splendido periodo al Napoli, il Chelsea e la Juve. Quella sera al Granillo, però, Sarri era (ancora) “uno qualunque”. Vero, già, si parlava di lui come un allenatore emergente – seppur non più giovanissimo – con alle spalle tanta gavetta e che di lì a poco avrebbe fatto strada. Il suo modo di giocare era, tra l’altro, già considerato “avanti”, anche se ancora non c’era traccia del termine “Sarrismo“.

Un allenatore emergente, dicevamo. Un po’ come quello attuale, ma molto più giovane di lui. Anche Alessio Dionisi, infatti, è considerato dai tanti – in prospettiva – il migliore della categoria e dal futuro assicurato. Attendere ancora un po’ per capire se rispetterà i pronostici. Ma intanto, per domani, ci accontentiamo che il risultato sia lo stesso di quella sera. Solo quello, però. Che il finale di stagione regali ben altri esiti, perlomeno in casa amaranto…