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Messina, alla fine vince sempre De Luca: la Procura indaga su Razza, ma il Sindaco fu il primo a denunciare

razza de luca

Adesso hanno un senso le denunce social del Sindaco Cateno De Luca, che aveva scoperto per primo alcune mosse poco chiare sulla situazione della pandemia del Coronavirus nella provincia di Messina

Un terremoto giudiziario ha svegliato questa mattina la Sicilia. I Carabinieri del Nas di Palermo e del Comando provinciale di Trapani hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare agli arresti domiciliari del dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio Madonia. Tra gli indagati dalla Procura di Trapani figura anche l’assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza per i falsi report sui contagiati dal Covid. Insomma, anche questa volta, ha vinto Cateno De Luca: per mesi infatti il Sindaco di Messina ha dato battaglia contro la cattiva gestione della pandemia da parte del direttore generale dell’Asp Paolo La Paglia e, di conseguenza, anche dell’assessore Ruggero Razza che non avanzava provvedimenti nonostante le disastrose evidenze.

C’è poco altro da aggiungere, se non riportare le intercettazioni pubblicate nell’ordinanza del gip Caterina Brignone che mettono nero su bianco la situazione: tra le conversazioni raccolte dai carabinieri figura quella di giorno 8 gennaio 2021 alle 14,01. Di Liberti chiama Ferdinando Croce (Vicario Capo di Gabinetto dell’ assessorato regionale alla Sanità) al quale chiede se gli servono i dati sul contagio da Covid-19. Croce è preoccupato – secondo quanto si legge nell’inchiesta – dai dati con un forte aumento provenienti da Messina, per cui vorrebbe “bilanciare” il quadro negativo inserendo quello dei guariti, in modo che il dato allarmante dei “positivi” rappresenti solo un mezzo campanello d’allarme.

“La Di Liberti – si legge – dice che stanno calcolando il numero dei guariti degli ultimi 30 gg. riferendosi alla Circolare ed ai soggetti di “fine isolamento” e la “guarigione”. Nel corso della conversazione la Di Liberti chiede se i dati gli servono per “…migliorare e fare bella figura” o per “affossare La Paglia” (Direttore Generale ASP Messina) (collaboratore inviso ai due), in modo da modularli secondo lo scopo per cui vengono utilizzati. Croce risponde che i dati servono per bilanciare le polemiche su Cateno De Luca (sindaco della città di Messina), in modo che l’Assessorato faccia bella figura per far vedere che ci sono i dati dei guariti a bilanciare l’alto numero di contagiati”. “In questa sede, non occorre soffermarsi sulla posizione, che potrà essere meglio delineata nel prosieguo delle indagini, del Croce – spiega il Gip di Trapani – cui è ascritto il solo capo 26 e nei confronti del quale non è stata avanzata richiesta di applicazione di misura cautelare. Emerge, comunque, fin d’ora come l’indagato risulti perfettamente consapevole del modo illecito di trattamento dei dati relativi alla pandemia ed interessato anch’egli ad alterarli ad arte per scopi politici”.

Adesso hanno un senso le denunce social del Sindaco Cateno De Luca, così come gli esposti alla Procura del Coas (sindacato dei medici dirigenti) con in prima fila il dottore Mario Salvatore Macrì che ci ha messo la faccia e svelato la falsificazione dei posti letto in terapia intensiva a Messina e in provincia. In tarda mattinata poi l’assessore Razza ha poi presentato le sue dimissioni al governatore Musumeci, si aspetterà la conclusione delle indagini per tirare le somme. Ma anche questa volta non c’è alcun dubbio: ha vinto Cateno De Luca.