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Matilde Siracusano, lacrime e brividi in TV: da Porro la toccante testimonianza su papà Salvatore, vittima della giustizia ingiusta

matilde siracusano

La deputata messinese Matilde Siracusano (FI) e la scioccante vicenda del padre: “Fu arrestato perché dei magistrati si erano convinti di scrivere cose che non esistevano”

Dei sistemi (anzi del grande “Sistema”) all’interno della magistratura italiana ne abbiamo parlato ampiamente su queste pagine riportando vari spezzoni del libro-intervista a Luca Palamara, ex magistrato radiato dall’ordine. Una testimonianza triste e toccante è sicuramente quella che ha coinvolto l’imprenditore Salvatore Siracusano, padre della deputata messinese di Forza Italia Matilde. La figlia, ospite di Nicola Porro su Rete 4 a “Quarta Repubblica“, ha raccontato per la prima volta pubblicamente la vicenda che ha coinvolto ingiustamente suo padre, vittima di una giustizia tutt’altro che giusta.

Matilde Siracusano: “Mio padre vittima di una guerra tra magistrati”

“E’ una storia incredibile che inizia una notte del maggio 2005 – racconta Matilde Siracusano – Alle 4 del mattino suona al citofono la DIA, che entra in casa e arresta mio padre, imprenditore molto noto a Messina. Io avevo 19 anni. Pensavamo fosse un errore, ma non andò così. E’ stato 5 mesi in carcere, a Gazzi (ME), accusato di concorso esterno ad associazione mafiosa, corruzione, riciclaggio. Nell’ordinanza, addirittura, si diceva che avesse finanziato i terroristi di Al Qaeda – prosegue la deputata non nascondendo sdegno e rabbia – Un’inchiesta basata sul nulla, con 64 persone coinvolte e 15-20 persone arrestate. C’erano giudici, avvocati. L’impianto accusatorio era un’intercettazione ambientale, una conversazione di 32 minuti in un bar. Mio padre parlava con altri di traffico di armi, di droga, di giudici, ma l’audio era incomprensibile, disturbato, non si sentiva niente. Quanto accaduto è grave e inaccettabile, tutti dicono che questa inchiesta sia sia basata su una guerra tra magistrati, perché alcuni magistrati volevano colpirne altri. Mio padre ha costruito tantissimi appartamenti e ne ha venduto uno al giudice Lembo. Si sosteneva che mio padre regalasse appartamenti ai giudici per farsi favorire nella sua attività mafiosa”.

Matilde Siracusano: “Mio padre aveva perso 40 chili, era devastato e dimagrito”

Lo sdegno e la rabbia della Siracusano si trasformano però in tristezza e voce a singhiozzo quando lei stessa racconta i momenti più brutti attraversati dalla famiglia durante i 5 mesi di detenzione del familiare: “Ho dei ricordi bruttissimi. Il rumore della chiave con cui si chiudeva il cancello in cui era detenuto mio padre, ad esempio. Più tempo passava e più lo vedevo devastato e dimagrito, aveva perso circa 30-40 chili in 4 mesi. Per questo, l’ultimo mese lo passò ai domiciliari in ospedale, perché stava male. Dopo 5 mesi fu scagionato dal Tribunale della Libertà”.

La storia di Salvatore Siracusano e il “miraggio acustico”

Alle ingiustizie di quei mesi seguirono però, dopo la scarcerazione, delle vicende ancora più oscure e misteriose, su cui ancora sono presenti tanti punti interrogativi: “L’inchiesta durò altri 4-5 anni – prosegue la deputata – e finì con un proscioglimento per tutti gli indagati. Nessuno di loro fu condannato. Nessuno venne rinviato a giudizio. Era una bufala. Io lo chiamo crimine giudiziario: non c’era uno straccio di prova, erano intercettazioni false. Questi inquirenti della DIA, che furono indagati dopo l’archiviazione, furono prosciolti dal Gup. Quest’ultimo sosteneva che erano state vittima di un miraggio acustico“. Una conclusione clamorosa di una vicenda alquanto grottesca e dai risvolti assurdi. Così recitava la perizia ordinata dal Gup che ha prosciolto gli inquirenti della DIA dopo l’indagine su di loro:

“(…) essendo così degradato il segnale acustico (…) molto spesso o quasi sempre. Quando si fanno questo tipo di trascrizioni c’è il pericolo che quello che viene trascritto è semplicemente un ‘miraggio acustico’, cioè io sento perché mi convincono di sentire così”.

In sostanza, interpretando questa ordinanza, per l’arresto di Salvatore Siracusano ci si affidò a – come conferma la figlia – delle intercettazioni “totalmente false. I magistrati si erano convinti di scrivere cose che non esistevano, influenzati da qualcosa”.