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Gravina e la riapertura degli stadi: “Sì al passaporto vaccinale, in 90 giorni possiamo raggiungere l’immunità di gregge”

gravina stadi

Il presidente della FIGC Gabriele Gravina parla di riapertura degli stadi, prima di tutto in ottica Europei e mettendo in mezzo la questione vaccini

Prosegue nella strada dell’ottimismo il presidente della FIGC Gabriele Gravina, da pochissimo rieletto. In un’intervista al Corriere dello Sport ha parlato ancora di riapertura degli stadi, prima di tutto in ottica Europei e mettendo in mezzo la questione vaccini.

“Il calcio mette a disposizione i suoi hub sportivi per accelerare le vaccinazioni. Tutte le società hanno un’organizzazione sanitaria, di cui fanno parte medici, fisioterapisti e altro personale specializzato. Noi offriamo questa rete per somministrare il siero alla popolazione. Al fianco della Protezione civile, al fianco del porta a porta che sta per partire nel Paese. È un’offerta al governo? Sì, vogliamo dare il nostro contributo, come annunciato nella visita allo Spallanzani e condiviso dal direttore sanitario Francesco Vaia. Siamo presenti in maniera capillare in tutto il territorio nazionale con strutture e operatori. Li mettiamo a disposizione dell’Italia”.

“Non vogliamo nulla in cambio – prosegue Gravina – ma solo servire il Paese. Sentiamo la responsabilità di vaccinare tutti e presto. Anche gli atleti, secondo il naturale ordine di priorità che lo Stato assegna loro in quanto cittadini, non prima degli altri. Questa è la nostra offerta per immunizzare tutti prima dell’estate. Passaporto vaccinale? Certo che sì. Superando qualche ipocrisia sul cosiddetto trattamento dei dati sensibili. Guardiamo in faccia la realtà: se vogliamo salvaguardare la salute, qualche piccola concessione sulla privacy dobbiamo farla. In novanta giorni possiamo raggiungere l’immunità di gregge e spegnere i pruriti che vorrebbero spostare gli Europei”.

E infine la battuta sulla prosecuzione col c.t. Mancini: “Proprio in questi giorni stiamo discutendo un accordo che guarda al futuro. Non solo per valorizzare i risultati sportivi, ma per dare progettualità a un metodo che ha rivoluzionato il modo di fare calcio. Quindi si arriva agli Europei con la firma? Penso proprio di sì”.