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Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli, le tradizioni di San Marco d’Alunzio: le origini incerte e la Processione dei Babbaluti

  • Foto Archivio Arc.Sac. Salvatore Miracola / Facebook: San Marco D'Alunzio
    Foto Archivio Arc.Sac. Salvatore Miracola / Facebook: San Marco D'Alunzio
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L’antichissima tradizione della Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli a San Marco d’Alunzio, nel parco dei Nebrodi: origini e racconto

San Marco d’Alunzio è un comune di poco più di 1800 abitanti del Parco dei Nebrodi, a Messina, ed è considerato tra i borghi più belli d’Italia. A rendere però unico questo piccolissimo paesino è la tradizione della Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli (composto dai termini latini “ara”, che significa altare, e “coeli”, che significa cielo, quindi “altare del cielo”), chiamata anche Festa dei “Babbaluti”, questi ultimi i 33 penitenti incappucciati che trasportano in processione il Crocifisso. La celebrazione cade ogni anno nell’ultimo venerdì di marzo, ma viene anticipata al venerdì precedente se questo combacia con venerdì santo. La festa, infatti, è una sorta di avvicinamento, per usanza e tradizioni, alla settimana santa.

Le origini della festa e dei Babbaluti

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Foto Archivio Arc.Sac. Salvatore Miracola / Facebook: San Marco D’Alunzio

A livello storico, tante sono le incertezze legate alle origini di questa tradizione e alle origini dei Babbaluti. La data di inizio viene rimandata al 1612, secondo lo storico Meli, che dà per certa questa processione in un’opera del 1745. Lo stesso Meli, però, fa anche riferimento a un libro risalente al 1400 che presupporrebbe l’esistenza della festa già a quel tempo. Se per la data almeno c’è qualche riferimento su cui potersi confrontare, gli indizi sull’esistenza dei Babbaluti sono invece sconosciuti, il che aumenta i dubbi sull’effettiva presenza di questi 33 penitenti già da allora o solo successivamente. Anche sul numero degli stessi si sono rincorse diverse ricostruzioni nel corso dei secoli: c’è chi dice che quel 33 sia da ricondurre agli anni di Cristo, c’è chi li compara ai Giudei, chi invece pensa che rappresentino un’antica rappresentanza medievale. Ciò che colpisce, senza dubbio, è però il loro abbigliamento: questi fedeli (possono essere sia uomini che donne) indossano un saio blu con un cappuccio che li rende irriconoscibili e hanno ai piedi soltanto calze di lana di pecora o di cotone lavorato a mano, chiamate “piruna“.

Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli: il rito della processione e i festeggiamenti

I festeggiamenti hanno inizio già dalla prima mattinata del venerdì. Alle ore 11 c’è la Santa Messa nella Chiesa dell’Aracoeli, in cui tantissimi fedeli si raccolgono per pregare. Tra questi, ci sono i penitenti, che dopo la celebrazione si dirigono nella vicina Chiesa di Santa Maria dei Poveri o in qualche casa privata per travestirsi – lontano da occhi e orecchie indiscreti e per non farsi riconoscere – con il saio blu che li copre dalla testa ai piedi. Segue così una breve Processione dalla porta laterale della Chiesa dell’Aracoeli a quella principale. Questa breve camminata segna il passaggio della banda musicale da suoni gioiosi a suoni tristi, per scandire l’atmosfera, e il Crocifisso viene prelevato dalla cappella e condotto su un fercolo. Da qui, con l’arrivo dei Babbaluti, ha inizio la Processione vera e propria. Il cammino dei Babbaluti viene accompagnato dall’invocazione, insieme ai fedeli, della frase “Signuri, misiricordia e pietà“. E così procede la camminata, non lunghissima, tra le vie principali del paese: la partenza è nella Chiesa dell’Aracoeli, poi si passa da Piano Gebbia, Piazza Sant’Agostino e Via Aluntina, dove si trova la Chiesa di Santa Maria dei Poveri. La Processione termina tra le 13 e le 14, quando tutti rientrano nella Chiesa dell’Aracoeli. Qui viene sistemato il Crocifisso, posizionato momentaneamente fino a sera nella navata centrale e, a fine giornata, dopo la celebrazione della Via Crucis, posto in un grande sepolcro (“sapurcu” nel dialetto del luogo) – adornato con drappi rossi e gialli e illuminato da centinaia di candele – e lì vi rimane per tutta la notte. Il mattino dopo, infatti, viene tolto dal Sepolcro e riposizionato nella cappella da cui è stato prelevato la mattina del giorno prima.