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Coronavirus, tra Salvini e Speranza c’è Mario Draghi: il retroscena dal Governo sulle chiusure, i partiti del lockdown e quelli del buon senso

speranza salvini Foto di Pasquale Bove / Ansa

Il Cts e i ministri del governo Draghi hanno partecipato nel pomeriggio di oggi alla cabina di regia tenutasi a palazzo Chigi

E’ passato esattamente un anno da quando in Italia fu emanato il Dpcm che estese a tutto il Paese il lockdown generalizzato per provare a contenere la diffusione del Coronavirus. Ad oggi però in molte Regioni la luce in fondo al tunnel ancora non si vede, nonostante la campagna vaccinale sia ormai partita, certo con qualche difficoltà. Nel pomeriggio si è infatti tenuto un nuovo incontro a Palazzo Chigi, in cui oltre al Presidente del Consiglio e i vari ministri ha preso parte anche il Cts. L’aspetto che sorprende in modo più evidente è come adesso all’interno del Governo ci sia una doppia e contrastante visione della pandemia: da un lato quella guidata dal Ministro della Salute Roberto Speranza e dal Pd che, in linea col pensiero degli scienziati, intende procedere con un ‘rafforzamento delle misure’ restrittive anche nei territori con minor contagio; dall’altro invece c’è il centro-destra con a capo Matteo Salvini, insieme a Forza Italia, e parzialmente accompagnato dal Movimento 5 Stelle, che sta cercando di portare ad una svolta decisiva e di ridare speranza al popolo lavorando in modo concreto sulle riaperture.

Passato dall’opposizione alla maggioranza, il leader della Lega infatti sta presentando sul tavolo del confronto tantissime idee per la ripartenza dell’economia e cercando di capire se c’è la possibilità o meno di produrre il vaccino Sputnik in Italia. Salvini ha tuonato pesantemente contro l’idea di chiusure nei weekend e del coprifuoco anticipato, rilanciando la necessità di “interventi mirati, senza chiudere tutto” . Spetterà dunque a Gelmini e Giorgetti mitigare le proposte del Cts. Inoltre, il coinvolgimento del ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco è un altro aspetto che dovrebbe far riflettere: con il premier Giuseppe Conte, il confronto con il ministro dell’Economia non avveniva in questi casi e quindi le proposte degli scienziati tendevano sempre ad avere la meglio rispetto a quelle politiche. La sintesi come sempre sarà fatta dall’autorevole Mario Draghi, che analizzerà con cura i dati di oggi e domani, da cui dipenderanno il peso delle misure che saranno inserite per modificare il decreto.

Certo è che in un momento come questo bisognerebbe essere meno catastrofisti e più propositivi: ci sono zone come la Sardegna (in zona bianca da due settimane) e la Calabria (in zona gialla da un mese e mezzo) che con misure meno restrittive non hanno visto alcun peggioramento della situazione epidemiologica. Quindi non si spiega per quale motivo il Governo debba continuare a ragionare col sistema delle chiusure e non si accorga che la diffusione del virus segue circostanze diverse e non dipende assolutamente dalle pesanti restrizioni imposte. Dunque, nei prossimi giorni si deciderà se e come si dovrà modificare il Dpcm entrato in vigore appena sabato scorso. L’inserimento del parametro dei 250 casi per 100 mila abitanti potrebbe essere importante per circoscrivere i casi in modo territoriale ed allontanare lo spettro del lockdown generalizzato, che comunque è l’ipotesi meno accreditata con l’avvento di Mario Draghi.