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Coronavirus, la fotografia dell’Istat sulle nascite in Italia: “minimo storico dal 1861”, solo la Calabria in linea con l’anno precedente

neonato incubatrice

Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente nel nostro Paese è di 59.257.566 unità, ovvero quasi 384 mila in meno (0,6%) rispetto all’inizio dell’anno, “è come se fosse sparita una città grande quanto Firenze”

L’Istat ha pubblicato oggi il report “La dinamica demografica durante la pandemia covid-19- anno 2020”, fotografando la situazione di nascite e decessi in Italia. Al 31 dicembre 2020 la popolazione residente nel nostro Paese è di 59.257.566 unità, ovvero quasi 384 mila in meno (0,6%) rispetto all’inizio dell’anno, “è come se fosse sparita una città grande quanto Firenze”. “E’ questo uno degli effetti negativi prodotti dall’epidemia Covid-19 – ha proseguito l’Istituto  – che hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015”. Nel 2020 si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia e al tempo stesso un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra, dettagli che si sommano una forte riduzione dei movimenti migratori. Alle conseguenze dirette del virus dovute ai decessi – spiega l’Istat – si sono aggiunte le ripercussioni che le misure, volte a contenere la diffusione dei contagi, hanno prodotto sulla vita delle persone (restrizioni di movimento, interruzione totale o parziale di attività lavorative, limitazione nel numero di partecipanti alle cerimonie). L’Italia è sicuramente tra i primi Paesi dell’Unione europea in cui la presenza del Covid-19 si è manifestata. La diffusione dell’epidemia è stata caratterizzata da tre fasi: il periodo da fine febbraio a fine maggio (prima ondata), contraddistinto da una rapidissima ascesa dei contagi e dei decessi, entrambi concentrati soprattutto nel Nord del Paese; una transizione (da giugno a settembre) con un rallentamento dei contagi visto; una seconda ondata epidemica, a partire da ottobre 2020, con una riacutizzazione dei casi e un incremento dei decessi su tutto il territorio nazionale.

Il Coronavirus è secondo soltanto alla “spagnola”, quando nel 1918 la pandemia contribuì a determinare quasi la metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quell’anno. L’impatto che l’aumento dei decessi dovuti all’epidemia del Covid-19 ha avuto sulla dinamica naturale, soprattutto nella prima e nella seconda ondata (in cui si sono registrati i saldi naturali di -117 mila e -114 mila unità), insieme alla tendenziale diminuzione delle nascite, ha contribuito a determinare nel 2020 una perdita di 127 mila unità in più rispetto al saldo naturale del 2019 (quasi il 60% in più). Il deficit dovuto alla dinamica naturale è riscontrabile in tutte le regioni, perfino nella provincia autonoma di Bolzano (-313 unità), che negli ultimi anni si è caratterizzata per il suo trend positivo in termini di capacità di crescita naturale grazie a una natalità più alta della media. Il tasso di crescita naturale, pari a -5,8 per mille a livello nazionale, varia dal -0,6 per mille di Bolzano al -11,3 per mille della Liguria. Le regioni che più delle altre vedono peggiorare il saldo naturale (oltre il 4 per mille in meno rispetto al 2019) sono la Valle d’Aosta (-8,6 per mille) e la Lombardia (-6,7 per mille); solo la Calabria (-3,9 per mille) si assesta su valori simili a quelli del 2019.