fbpx

Coronavirus, coppia dichiara il falso sull’autocertificazione ma il giudice li assolve: “il Dpcm è illegittimo”

Avevano violato il lockdown, ma il giudice ritiene che “il fatto non costituisce reato”

Lui aveva dichiarato di dover fare delle analisi, mentre lei di doverlo accompagnare. Ha mentito sull’autocertificazione durante il controllo dei Carabinieri una giovane coppia di fidanzati residenti a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. Un episodio avvenuto il 13 marzo 2020, quando l’Italia guidata dal premier Giuseppe Conte iniziava il pesante lockdown imposto per contrastare la pandemia del Coronavirus. Tutte scuse inventate, visto che era stato dimostrato come la coppia in realtà non si fosse mai recata in ospedale. Nonostante ciò però, dopo una denuncia e il processo, i due sono stati assolti dal Tribunale perché “il fatto non costituisce reato”.

Il giudice di Reggio Emilia infatti, nel dare ragione alla coppia, ha anche riconosciuto l’illegittimità del Dpcm dell’8 marzo del 2020, che autorizzava le persone a uscire di casa solo “per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, spostamenti per motivi di salute”. Secondo quanto stabilito in Tribunale e riportato sul sito della Cassazione, il Dpcm non può imporre l’obbligo di permanenza domiciliare, neanche in presenza di un’emergenza sanitaria. L’obbligo di permanenza domiciliare è una sazione penale che può essere decisa dal magistrato per singole persone “per alcuni reati, e soltanto all’esito del giudizio”. Non può dunque bastare un semplice atto amministrativo per limitare una libertà personale di movimento riconosciuta dalla Costituzione.

Si tratta di un nuovo caso, perché era già stata data una sentenza simile in estate dal Tribunale di Frosinone. “Un Dpcm – si legge ancora – , un decreto del Presidente del Consiglio, è un semplice atto regolamentare, che dunque manca della forza normativa per costringere qualcuno a restare in casa”. Si può impedire alle persone di recarsi verso particolari zone, dove sono esplosi focolai, ma un divieto di spostamento generalizzato è inaccettabile. In virtù del giudizio, che ha ritenuto nullo l’obbligo di compilare l’autocertificazione al momento di uscire di casa, decade quindi anche il presunto reato di falso ideologico che si commetterebbe, in teoria, al momento di dichiarare il falso.