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Continuano gli incontri Danteschi a Reggio Calabria

Reggio Calabria: secondo incontro da remoto con il Circolo Culturale “L’Agorà” sulla figura di Dante Alighieri nel settecentesimo anniversario della morte

[…] E la bella Trinacria, che caliga tra Pachino e Peloro, sopra ‘l golfo che riceve da Euro maggior briga,non per Tifeo ma per nascente solfo, attesi avrebbe li suoi regi ancora, nati per me di Carlo e di Ridolfo, se mala segnoria, che sempre accora li popoli suggetti, non avesse mosso Palermo a gridar: “Mora, mora!” […].  L’isola viene ricordata, nel canto VIII del Paradiso, in modo alquanto dettagliato, che si ebbe ad ipotizzare che il Sommo Poeta si fosse recato in Sicilia, invece tale descrizione è il risultato di profondi ed attenti studi delle fonti antiche. Questi sono alcuni dei passaggi letterari, tratti dal VIII canto del Paradiso, che il Sommo Poeta dedica alla Terra di Sicilia. Tali riferimenti letterari riportano alla mente i celebri versi richiamano un diretto riscontro con quelli ovidiani delle Metamorfosi (V 346 ss.), in cui la Sicilia. viene descritta con l’appellativo di ” insula… Trinacris ” e dove ricorrono i nomi di Tifeo, Pachino e Peloro. La Trinacria rappresenta per Dante Alighieri, quel meraviglioso territorio con le sue bellezze naturali, i suoi miti quali quelle inerenti alle gorgoni, creature facenti parte della letteratura mitologica dell’antica Grecia. Esse avevano particolari sembianze, le cui caratteristiche erano quelle di ali dorate, e serpenti al posto delle lunghe chiome. Erano tre mostri che raffiguravano la perversione sessuale: STENO la perversione morale, EURIALE la perversione sessuale e MEDUSA la perversione intellettuale. L’acronimo di Trinacria trae origine dalla configurazione geografica della Sicilia che è costituita da tre promontori, Lilibeo, Passero e Peloro, che sono ubicati nell’isola del fuoco, che il somma poeta menziona la leggenda secondo cui l’Etna ebbe origine dalla punizione inferta da Zeus contro l’impudenza di due Titani, Encelado e Tifeo, contro i quali il re degli dei scagliò un pesante macigno, condannandoli a sbuffare in eterno la loro collera. Mito, letteratura, storia, tradizioni orali, aspetti geografici che sono ospitati nella creatività culturale di Dante Alighieri. Il vulcano viene citato come casa dei ciclopi che stanno “in Mongibello a la focina negra”; e anche nel canto XIX del Paradiso, dove sono visibili le influenze di Ovidio e Stazio: “Vedrassi l’avarizia e la viltate / di quei che guarda l’isola del foco, / ove Anchise finì la lunga etate”. Le continue eruzioni dell’Etna e gli sporadici movimenti tellurici del territorio siculo, trovano spiegazione in un’antica leggenda che narra di una lotta senza quartiere tra Zeus e Tifeo e conclusa con la sconfitta di quest’ultimo. Tifeo ,figlio di Tartaro personificazione degli inferi e di Gea, la Madre Terra, era un gigante orribile con una voce rimbombante e centinaia di teste mostruose, talmente smisurato da arrivare a toccare il cielo . Sin dalla nascita fu destinato dalla madre a combattere contro Zeus colpevole di aver sconfitto i Titani, anch’essi figli di Gea. Un giorno, in territorio siriano, nel corso di uno dei tanti scontri, il gigante riuscì a strappare l’arma di Zeus dalle sue mani. Con questa tagliò i tendini dei piedi al dio e lo rinchiuse dentro una grotta in Cilicia, distretto dell’Asia Minore. Devoti a Zeus, Hermes e Pan corsero in suo aiuto, ritrovarono i suoi tendini e lo rimisero in sesto affinché non fu pronto a riprendere il combattimento con Tifeo. Se fino a quel momento il gigante aveva avuto la meglio, quest’ultima volta il fato decise di mettersi di mezzo, aiutato dalle Moire rappresentanti del destino che, sul monte Nisa, offrirono a Tifeo dei frutti solitamente destinati ai mortali. Lui, creatura divina, non appena li mangiò perse le forze. Zeus, approfittando della debolezza del gigante, non esitò a ferirlo profondamente ma Tifeo riuscì a fuggire in Sicilia dove il Re degli dei lo fermò e imprigionò sotto l’Etna per sempre. La tradizione popolare vuole che Tifeo sostenga la Sicilia in una sorta di crocifissione. Si immagina il corpo del gigante, supino, con la testa verso est, i piedi verso ovest e le due braccia tese perpendicolarmente al corpo lungo l’asse nord-sud: Tifeo sorregge Messina con la mano destra, Pachino con la sinistra, Trapani gli sta poggiata sulle gambe e il cono dell’Etna sta proprio sulla sua bocca, rivolta verso l’alto. Ogni qual volta il gigante si infuria, fa vomitare fuoco e lava dall’Etna e ad ogni suo tentativo di liberarsi dal legame eterno, ecco che la terra trema. La Sicilia riveste una fondamentale importanza per il grande fiorentino non solo per i numerosi riferimenti culturali, mitologici e paesaggistici contenuti nella Commedia ed in altre opere quanto perché essa è stata la sede delle corti di Federico II e di Manfredi che hanno dato inizio alla “scuola siciliana”. Una scuola che ha tracciato il primo solco nella formazione della lingua e della poesia italiana. Questi alcuni aspetti della seconda conversazione delle passeggiate dantesche organizzate dal Circolo Culturale “L’Agorà” che saranno descritte dal  Prof. Carmelo Lupini, professore ordinario di Lettere e dottore di ricerca in Filologia di testi scientifici, tecnici e documentarî latini e greci. Ha collaborato alle attività della cattedra di Filologia classica dell’Università di Messina sotto la guida della professoressa Paola Radici Colace. I suoi ambiti di studio riguardano la glottologia, la dialettologia e l’antropologia culturale. Si occupa di scritture e lingue antiche, antichi sistemi di numerazione e di calcolo, nonché di dottrine esoteriche, religioni misteriche, archeologia e storia antica del Mediterraneo. Ha pubblicato diversi articoli su riviste scientifiche e, tra le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso presso la comunità scientifica, si ricorda il Dizionario delle Scienze e delle tecniche di Grecia e Roma (Roma 2010) diretto da Paola Radici Colace, al quale ha partecipato con la stesura di numerose voci.Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 11 marzo.