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Calabria, chiude l’azienda agricola e consegna le chiavi a Spirlì: “un sogno spezzato da burocrazia e inefficienza politica”

Calabria, il lungo post su Facebook di Gisella Mazzucca per spiegare le motivazioni che hanno portato al suo gesto così estremo e sofferto

“Regione Calabria: Chiudo dopo oltre 5 lunghi anni di lotta e porterò le chiavi della mia azienda agricola al Presidente Spirlì, all’ Assessore Gallo e al Direttore Generale Giacomo Giovinazzo”, inizia così la lunga lettera di sfogo pubblicata dai social dalla calabrese Gisella Mazzucca. La donna racconta di una burocrazia troppo lenta e di alcune inefficienze della classe politica regionale in Calabria che hanno portato alla chiusura della propria attività agricola, un sogno realizzato alcuni anni fa e che avrebbe dovuto garantire un futuro alla sua famiglia. Ecco di seguito la lettera pubblicata su Facebook: “per il Dipartimento Agricoltura, non siamo che numeri o bocconi masticati in fretta e poi sputati. Questa, la sintesi che rappresenta l’apparato o meglio, il sistema burocratico che, in autonomia dalla politica, evidentemente distratta dai selfie e dai proclami di apparenza, agisce con indifferenza cinica, attenta al formalismo senza forma, piuttosto che, alla sostanza ed alla sostanzialità dei fatti. Incapace e negata a distinguere la buona fede dalla intenzionalità sia pure quando subita anche dai notevoli ritardi regionali. Una burocrazia che preferisce castigare pur di non affrontare la paura dei propri limiti di distinguere il giusto dagli abusi. I ritardi del “sistema” sono sempre giustificati mentre quelli di chi li subisce e che investe, indebitandosi anche per scopi pubblici e sociali, diventano ingiustificabili e con facili e superficiali provvedimenti che portano al becero fallimento.
Dopo ben 5 lunghi anni, di l’indifferenza, di silenzio, probabili disparità di trattamento e forse anche abusi di potere, getto la spugna. Sono stanca di lusingare.
Nei prossimi giorni, porterò le chiavi della mia piccola azienda agricola, al Presidente Spirlì, all’Assessore Gallo e al Dirigente Generale Giacomo Giovinazzo che dopi i tanti rinvii in 5 anni, al Suo “faremo il provvedimento di rettifica al decreto di revoca entro il 31 dicembre 2020, in presenza della mia Organizzazione e dell’Avvocato, non ha adempiuto nonostante sono stati accertati i lavori eseguiti e l’ammissibilità dei pagamenti rendicontati per la realizzazione del capannone, funzionale al confezionamento e commercializzazione delle produzioni aziendali.
Cosa ho rubato alla Regione? A me, la Regione ha rubato e stroncato un futuro alle mie figlie poiché anch’esse violentate da questa inverosimile vicenda che ci ha tolto, impunemente, la dignità per le gravi conseguenze finanziarie indotte già fortemente compromesse per debiti contratti necessari al completamento dell’investimento. E le responsabilità della Regione che non ha attivato la misura per favorire l’accesso al credito per ottenere prestiti più veloci?
Ecco la sintesi della mia storia.
Il 24 luglio 2008, in occasione della pubblicazione del bando per l’insediamento dei giovani in agricoltura sul PSR 2007-2013, decisi di cogliere questa occasione con coraggio e convinzione di realizzare un investimento per la lavorazione, confezionamento e trasformazione dei nostri ortaggi per incrementare la redditività con la produzione di confetture varie. Dopo due anni di attesa, ricevo la lettera di concessione del finanziamento con prot. n. 48593 del 25/10/2010. Provvedimento che assegnava, indistintamente dalla complessità dell’investimento strutturale, i consueti dodici mesi indicativi e non perentori per la realizzazione delle opere. In data 30 aprile 2015, ricevo un provvedimento di revoca totale per il mancato rispetto dei tempi assegnati nonostante la stessa Autorità Regionale aveva ottenuto dalla Commissione Europea l’autorizzazione della chiusura della spesa di questi fondi a dicembre 2016, poi spostata a dicembre 2019 ed in ultimo alla conclusione dei pagamenti dell’attuale PSR, ovvero nel 2024.
Dal 2015 che prendendo atto del completamento della struttura (capannone) per la lavorazione dei prodotti agricoli funzionale al confezionamento delle produzioni da vendere allo stato fresco, venga presa in giro dalla Direzione Generale e dalla Sua servile struttura funzionariale, con promesse in anno in anno di adottare un provvedimento, in piena legittimità, per l’annullamento della revoca conseguente ad aspetti formali e quindi il recupero le somme liquidate che potevano essere giustificate con il riconoscimento del lotto funzionale per come fatto in tanti altri casi ed in ultimo con il recente provvedimento di semplificazione per il PSR 2014-2020.
Dopo oltre 5 anni, non è più tempo di prestare attenzione a quello che queste persone dicono. E’ giunto il tempo di guardare a quello che fanno allestito da tanta ipocrisia.
Insieme alle mie figlie, porterò le chiavi di un futuro depredato e deriso – lasceremo piena libertà alla Regione, alla Banca e anche ai cinghiali che ci invadono continuamente distruggendo i nostri raccolti, in ogni stagione, mai rimborsati da oltre 5 anni.
Auspico che qualche coraggioso signore della carta stampata e del mondo televisivo vorrà dare la giusta evidenza a questa drammatica storia alla quale mi auguro si uniranno altri dei tanti giovani coraggiosi di denunciare simili atteggiamenti di chi in primo luogo, è chiamato a dare conto e patrocinio, ai legittimi diritti sostanzialmente sanciti, ai risultati effettivi conseguiti e poi agli annunci farlocchi della spesa fatta nascondendo i fallimenti generati per il formalismo.
Con questo coraggio insegnerò ai miei figli, la lezioni di non accettare mai le cose incerte ed “i poi si vedrà” ed i “poi faremo”. La lezione di chi “semina” raccoglie, ma non sempre, specie quando, non si è attenti dove si spargono i nostri semi, perché come accaduto, dagli animi aridi e fangosi, difficilmente si produrranno frutti.
Invanamente provo tanta vergogna di chi si sentirà colorato da questa libertà di parola”.