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Brogli di Reggio, Klaus Davi aveva ragione. SOS “Reggio non tace”, che fine hanno fatto gli indignati a targhe alterne?

Gli imbrogli alle elezioni comunali di Reggio Calabria che Klaus Davi aveva denunciato già durante il voto, e il clamoroso silenzio di movimenti e associazioni che facevano della legalità la loro ossessione ma soltanto quando al governo c’era il centrodestra

Klaus Davi aveva ragione. Il massmediologo svizzero arrivato a Reggio Calabria per inchieste anti ‘ndrangheta e conquistato nel cuore da questa terra così bella e disgraziata, aveva capito prima di tutti quello che stava succedendo nei seggi delle elezioni comunali dello scorso autunno in riva allo Stretto ed ha avuto il coraggio di denunciarlo pubblicamente. A urne ancora aperte, nel pomeriggio di domenica 20 settembre Davi con una nota stampa battuta da tutte le principali agenzie e riportata anche su StrettoWeb faceva espressamente riferimento ad “un intervento della Polizia ad Archi a seguito di palesi irregolarità perpetrate in alcuni seggi del quartiere a nord di Reggio Calabria. Chiediamo l’immediato intervento della Prefettura – diceva Davi durante il voto – e una verifica capillare di tutti i seggi affinché si constati se le irregolarità presunte segnalate ad Archi non si siano ripetute anche in altri seggi. La Prefettura è la garante della legalità sul territorio. Ci sono gli occhi della stampa nazionale puntati su queste elezioni e siamo certi che sia interesse di tutti, in primis dei presidi dello Stato, affinché le cose si svolgano regolarmente“. E’ stato il primo a sollevare il caso, come confermato anche dal Presidente di Seggio Giustra nelle sue dichiarazioni ai pm dopo l’operazione della Procura.

falcomatà castorinaGli organi dello Stato – infatti – sono intervenuti prontamente con una maxi inchiesta che ha portato all’arresto di Nino Castorina, capogruppo uscente del Partito Democratico, e dei suoi compari con cui aveva orchestrato – secondo i rilievi della Procura della Repubblica – un sistema volto ad ottenere i voti di anziani allettati e addirittura deceduti, duplicandone le tessere elettorali, grazie a scrutatori e presidenti di seggio compiacenti. E ci era anche riuscito. L’impressione è che quella di Castorina sia soltanto la punta dell’iceberg: nell’inchiesta è finito anche Demetrio Delfino (LeU) mentre il Sindaco Falcomatà in persona ha nominato i presidenti di seggio scelti da Castorina.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Proprio la confessione di Giustra ha ulteriormente aggravato la posizione di Castorina & company, gettando ombre inquietanti sulla vita democratica della città. E mentre sui social c’è chi pubblica il video della propria tessera elettorale data alle fiamme, il Questore Bruno Megale in conferenza stampa, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, ribadisce pubblicamente la propria “speranza che questa attività restituisca dignità alla città stessa, queste cose minano la fiducia che i cittadini hanno nei confronti delle istituzioni locali. Ma lo Stato ha gli anticorpi per far fronte a queste anomalie“, mandando un non troppo implicito messaggio a Prefetto e Ministro dell’Interno affinchè attivino questi anticorpi disponendo l’unica soluzione possibile per recuperare la credibilità agli occhi dei cittadini, cioè l’annullamento delle elezioni con la decadenza di un consiglio comunale palesemente abusivo, contestualmente all’indizione di nuove elezioni in concomitanza con le amministrative e regionali dell’autunno.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Nove anni fa, lo stesso consiglio comunale di Reggio Calabria venne sciolto per molto meno dopo una relazione della commissione d’accesso assolutamente fallace, che non ha portato ad alcun tipo di sentenza di condanna per alcun membro di quel consiglio e di quella giunta comunale. “Lo scioglimento dei comuni è una scelta politica“, disse dopo pochi anni, da premier, Matteo Renzi. E allora se a Palazzo San Giorgio fino a poche settimane fa potevano contare sulla protezione del governo giallorosso, adesso le cose sono cambiate perchè con Draghi a Palazzo Chigi anche il centrodestra (Lega e Forza Italia) è nella maggioranza. E proprio Salvini, che sta chiedendo da giorni l’annullamento delle elezioni reggine, può contare su Nicola Molteni, Sottosegretario al Ministero dell’Interno da esponente della Lega.

Intanto Castorina la scorsa settimana faceva inviare ai suoi legali una nota stampa minacciando “querele a pioggia” nei confronti dei giornali che “esageravano” contro di lui. Che però Castorina ritenesse “di avere una immunità che gli consentisse di perseguire i suoi interessi totalmente indifferente della democrazia e della volontà popolare” non è un’invenzione giornalistica, bensì quanto scritto nella sentenza del Tribunale del Riesame che ha confermato i domiciliari per l’esponente del Pd.

Dal canto suo, il Sindaco Falcomatà – minimizzando l’accaduto – ha detto pubblicamente che l’indagato Delfinonon deve dimettersi“. In realtà non si sono dimessi neanche i consiglieri comunali di opposizione: non sarebbe servito a nulla in termini pratici, ma avrebbero dato un segnale importante determinando ulteriori stimoli affinchè gli “anticorpi dello Stato” evocati dal Questore Megale si attivino al più presto per debellare il virus che ha ucciso la democrazia a Reggio Calabria.

Ma per dimettersi serve dignità: è una scelta difficile, tenuta in considerazione soltanto da una classe dirigente che ha una cultura istituzionale e un alto senso dello Stato. Il tanto discusso Scopelliti l’ha fatto: a marzo 2014 si è dimesso da Presidente della Regione Calabria e dopo la condanna del 4 aprile 2018 è finito in carcere, dove si è costituito spontaneamente.

La storia politica di Scopelliti è circondata da polemiche e veleni: la sua attività era costantemente bersagliata non soltanto dalla comprensibile opposizione politica dei partiti avversi al suo schieramento, ma anche da una serie di movimenti e associazioni che si dicevano espressione della società civile e in realtà erano le più agguerrite costole dei partiti di opposizione. Tanti professionisti della legalità che oggi restano clamorosamente in silenzio: rivolgiamo un SOS pubblico per “Reggio non tace“, che fine ha fatto di fronte a tutti gli scandali degli ultimi anni?

Bisognerebbe attivare le forze dell’ordine per andarli a cercare come si fa in Prefettura ad ogni richiesta di ricerche di persone irreperibili. Così, per curiosità, almeno per sapere se stanno bene. L’associazione fondata da Giovanni Ladiana, il padre gesuita che nella Chiesa degli Ottimati trasformava le sue omelie della domenica in veri e propri comizi politici, non ha espresso una parola sul processo Miramare, sull’inchiesta Helios e adesso tantomeno sui gravissimi brogli elettorali alle comunali. “Reggio non taceva” soltanto quando a Palazzo San Giorgio c’era il centrodestra, adesso invece “Reggio tace” esattamente come i gruppi di “grillini indignati” e di girotondini che fino a dieci anni fa scendevano in piazza con qualsiasi banale pretesto contro la “casta” e invece adesso accettano in silenzio qualsiasi porcata anche sfacciata. Le montagne di spazzatura in ogni portone, le strade devastate da buche e voragini, l’Aeroporto ridotto ai minimi termini, il porto minacciato dall’arrivo del traffico pesante per la Sicilia, scandali e inchieste fino addirittura ai brogli elettorali delle comunali di Reggio dove persino allettati e defunti hanno votato per il Pd. E gli eletti sono ancora lì, saldamente seduti a Palazzo San Giorgio a minimizzare l’accaduto.

Che vogliamo che sia… aver perso la democrazia! Vorremmo forse ancora illuderci che a decidere chi governa sia davvero la maggioranza dei cittadini?