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Apicella: “Cosenza può e deve investire in servizi socio-assistenziali”

Apicella: “Cosenza può e deve investire in servizi socio-assistenziali e nel supporto ai più fragili”

“Una delle conseguenze più sottovalutate dell’impatto del COVID-19 sulla nostra società è certamente la ricaduta sulla psicologia e il sociale, soprattutto sulle fasce più deboli e marginali – evidenzia la consigliera comunale Annalisa Apicella – che hanno subìto da una parte la pressione delle restrizioni convivendo con le problematiche quotidiane in maniera totalizzante, dall’altro con minori servizi e sostegno per i bisogni quotidiani.”

“Le risorse però ci sono e sono anche importanti per il Sud e per la comunità di Cosenza in particolare – continua la componente della commissione nazionale ANCI Welfare – C’è la possibilità di investire in servizi sociali innovativi, meglio focalizzati sui nuovi bisogni di tante famiglie e sulle fasce più deboli e sensibili a livello psicologico. Basti pensare ai giovani senza la vita comunitaria della scuola, alle famiglie che hanno dovuto gestire persone fragili, rese ancora più fragili dal COVID-19. C’è la possibilità di investire su giovani che offrano questi servizi e su tutti coloro che da odierni precari devono diventare una risorsa importante per la comunità. Il COVID ci ha insegnato quanto sia importante il settore socio-sanitario, ormai da considerarsi come un comparto strategico a livello nazionale e internazionale. Abbiamo bisogno di investire sulle persone e su persone che abbiano passione e mezzi per poter aiutare gli altri.

Proprio su questi temi si è svolta ieri la Commissione Nazionale Anci Welfare sul tema dell’accesso da parte dei Comuni al contributo economico che lo Stato ha inserito nel bilancio per il potenziamento dei servizi sociali. Le disposizioni sono finalizzate a incentivare l’assunzione a tempo indeterminato di assistenti sociali.

Senza voler assolutamente sminuire il grande risultato ottenuto con l’inserimento del contributo economico nella legge di bilancio 2021, che va nella direzione del consolidamento e del potenziamento dei servizi sociali, mi consta evidenziare che la norma non ha tenuto assolutamente in conto la realtà di moltissime regioni, prevalentemente quelle del Sud d’Italia.

Difatti nella Regione Calabria, ma anche nelle altre realtà, gli assistenti sociali che prestano servizio negli Ambiti Territoriali sono assunti con forme di lavoro flessibile, quali nella specie il CONTRATTO DI COLLABORAZIONE AUTONOMA.

Sono, cioè, dei liberi professionisti. La scelta di procedere in questa direzione è stata determinata dai rilevanti problemi posti dai VINCOLI ASSUNZIONALI che negli ultimi anni hanno non solo ridotto la capacità espansiva delle Amministrazioni Pubbliche ma ne hanno mortificato le capacità progettuali ed esecutive. Il blocco del turnover, i limiti di spesa, il pareggio di bilancio e non ultimo i dissesti finanziari, hanno caratterizzato l’esternalizzazione di queste figure che una volta arricchivano le dotazioni organiche degli enti, e soprattutto l’impoverimento del tessuto della rete comunale dei servizi alla persona.

Le previsioni della legge di bilancio non consentono, così come formulate, grandi spazi di manovra ai comuni del sud se si pensa che più del 75% di questi è in dissesto ed è suddiviso tra Campania, Calabria e Sicilia.

Ecco dunque che la roboante aspettativa di rafforzare i servizi sociali territoriali contenuta nella legge di Bilancio per chi è già assunto a tempo indeterminato, taglia fuori tutti i comuni del sud Italia con il paradosso che i Fondi Europei (FSE,PON, POC e Recovery) che sono destinati ai territori poveri per colmare le diseguaglianze, non possono essere utilizzati. E questa volta non per mancanza di capacità organizzativa dei nostri territori ma per la totale ignoranza del contesto in cui operano i Servizi Sociali del Sud da parte del legislatore.

La Commissione Anci Welfare e gli esperti che vi hanno hanno registrato le criticità che ho segnalato. Tuttavia ritengo, a maggior ragione dopo quello cui stiamo assistendo con la sanità regionale, che i nostri deputati tutti debbano aprire un serio confronto con il Ministero dell’Interno e la ragioneria Generale dello Stato affinché tali risorse, che sono storicizzate sul Fondo Povertà, vengano ad essere utilizzate anche dalle Regioni del Sud.

Nell’imminente futuro saremo investiti da una valanga di risorse, nazionali ed europee. Ci saranno le nuove risorse del PON e l’ultima coda del vecchio Pon Inclusione, le risorse sulla disabilità contenute nel Recovery, le risorse sulla povertà estrema ed il tema dei senza tetto e la prevenzione di tutte le forme di istituzionalizzazione come il progetto PIPPI per i minori.

E’ tempo che si prenda coscienza dell’importanza di dare risposte strutturate alle varie forme di disagio approcciando con rigore e ambizione ad una nuova costruzione dei Servizi alla Persona in coprogettazione tra il welfare e la rete del terzo delle associazioni del terzo settore.

La commissione Welfare ha questa mission importantissima, vigilare sull’impegno delle risorse del recovery fund per limitare le fragilità e facilitare l’inclusione sociale; lavorare fianco a fianco con gli addetti di settore per cogliere i loro suggerimenti e i bisogni reali degli utenti. Questo è l’impegno più concreto e urgente che sento di prendere per i prossimi mesi. Cosenza ha bisogno di socialità e anche di tanto sociale che sappia stringere le maglie della nostra comunità, perché dopo questi mesi difficili abbiamo tutti compreso che nessuno deve restare da solo.”