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Anche Emergency si accorge che la Calabria non è il Burundi: i missionari lasciano la Regione meno colpita dal Covid-19, “per fortuna non ne ha bisogno”

emergency calabria

Nella Regione meno colpita d’Europa dalla pandemia di Covid-19 avevano mandato i missionari di Emergency che hanno allestito un reparto a Crotone per poi ritirarsi e riconoscere che a questa terra non serve alcuna elemosina

Emergency non c’è più: Gino Strada ha annunciato che non è impegnata in Calabria per la pandemia di Covid-19 in una dichiarazione rilasciata oggi all’Adnkronos. Il fondatore dell’organizzazione umanitaria che ha allestito un ospedale da campo a Crotone ha anche aggiunto che “per fortuna la struttura non è mai stata riempita“. Non ci voleva la palla di vetro per scoprire che la Calabria non fosse il Burundi e che nella Regione meno colpita dalla pandemia in tutto il continente europeo non servissero missionari. Gli ospedali calabresi restano vuoti, come ha testimoniato il dott. Enzo Amodeo, primario di cardiologia a Polistena. Il prof. Francesco Romeo, consulente della Giunta regionale per l’emergenza Covid-19, ha ribadito che i tre grandi ospedali di Reggio, Cosenza e Catanzaro chiamati a fronteggiare i ricoveri di pazienti Covid-positivi “hanno tenuto senza criticità“, mentre a novembre la Calabria è rimasta 5 settimane in “zona rossa” senza che ci fosse una situazione epidemiologica tale da giustificare un simile lockdown, poi mai più ripetuto nè nella stessa Calabria nè in altre Regioni con numeri analoghi. Ma intanto arrivava Emergency, “evidentemente dovevano spendere quei soldi” sussurrano i ben informati. Ma non è noto se Emergency ha ricevuto finanziamenti per l’impegno in Calabria, e a quanto ammontano queste cifre: l’intervento dell’associazione di volontariato è stato attivato dal Dipartimento della Protezione Civile con una nota ufficiale il 17 novembre 2020, ma non sono stati pubblicati i dettagli dell’operazione in termini di spese, rimborsi, durata e dettagli operativi e amministrativi.

Intanto la Calabria è in “zona arancione” da lunedì scorso perchè il Governo ha abolito le “zone gialle” fino a Pasquetta, nonostante la situazione epidemiologica della Regione sia estremamente contenuta. La Provincia meno colpita è quela di Reggio Calabria, dove a fronte di 550 mila abitanti i ricoverati in ospedale sono meno di 100 da ormai tre mesi consecutivi, nell’unico ospedale che ospita pazienti Covid-positivi dell’intera provincia, il GOM del capoluogo che è da metà dicembre nello “scenario 1”, quello che consente di gestire i malati senza alcun tipo di affanno.

Dopo 4 mesi dallo scandalo dei commissari (prima Cotticelli, poi Zuccatelli), da quella controversa zona rossa e dall’arrivo di Emergency, la situazione è diversa. La Calabria è rimasta per 6 settimane consecutive in zona gialla dal 1° Febbraio a Domenica 14 Marzo, adesso è in arancione ma soltanto perchè la zona gialla è stata abolita, mentre la situazionee epidemiologica rimane sotto controllo. L’ISTAT, pubblicando i dati della mortalità del 2020 in Italia, ha evidenziato come la Calabria è stata la Regione con il più piccolo aumento di morti rispetto alla media dei cinque anni precedenti (+4%), a fronte di una media nazionale superiore al 15% e al picco del 37% della Lombardia.

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In Calabria ad oggi abbiamo avuto complessivamente, dall’inizio della pandemia, soltanto 758 morti su 2 milioni di abitanti, il tasso di mortalità più basso in assoluto in tutto il continente europeo. Anche il tasso di letalità (morti su casi accertati) è il più basso d’Italia, e si attesta all’1,8% con 758 morti a fronte dei 42.705 casi accertati, di cui 33.791 sono già guariti. E così nella Calabria che “per fortuna non ha bisogno di missionari” la pandemia incide poco, ma rimane tutto il resto. La sanità ordinaria disastrata, a fronte dell’ottima organizzazione per la gestione della pandemia. Gli inaccettabili furti perpetuati ai danni dei pazienti ricoverati al GOM di Reggio Calabria, più volte segnalati dai cittadini alla nostra Redazione in questi ultimi mesi: una situazione vergognosa. L’ospedale dovrebbe essere blindato, vieta persino ai familiari di vedere i propri cari ricoverati nei reparti ordinari per le più svariate patologie, ma poi quando questi vengono dimessi, si ritrovano persino senza biancheria intima. C’è un nosocomio con medici e operatori d’eccellenza che lavorano per salvare la vita delle persone ma non riesce ad evitare che ladri e delinquenti si intrufolino nei reparti svaligiando persino le borse dei malcapitati. Un ospedale in cui non si perde la speranza della propria salute, ma si rimane persino senza mutande. Anzichè missionari, probabilmente, servirebbe un presidio militare di sorveglianza e controllo che funzioni realmente.

Perchè questa terra bella e maledetta ce la mette tutta e ce la può fare, ma soltanto se prende coscienza che la vera emergenza non è la pandemia bensì tutto il resto.