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Socrates fu un campione di sport, di umanità, di politica

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Socrates fu un campione di sport, di umanità, di politica. E un medico: oggi, di fronte ai disastri di Bolsonaro nella mancata lotta al Covid in Brasile avrebbe forse potuto far sentire la sua voce, ascoltatissima in Brasile

Vi ricordate Socrates? Il calciatore brasiliano, che fu anche alla Fiorentina negli anni 80, ha una storia così’ particolare e significativa che non va solo ricordato nell’anniversario della nascita (19 febbraio 1954) o della morte (4 dicembre 2011). Fu un campione di sport, di umanità, di politica. E un medico: oggi, di fronte ai disastri di Bolsonaro nella mancata lotta al Covid in Brasile avrebbe forse potuto far sentire la sua voce, ascoltatissima in Brasile. Era nato a Belem, in Amazzonia, un delle regioni più povere del suo paese. Il padre era emigrato altrove ed era riuscito a dare una istruzione ai suoi figli. Lo aveva chiamato Socrates in omaggio al filosofo greco, dopo aver letto La repubblica di Platone. E il figlio lo aveva ripagato dei sacrifici laureandosi in medicina: sarebbe stato chiamato per tutte la vita “il dottore”. Ma Socrates divenne famoso in primo luogo come calciatore. In Brasile si affermò giocando nel Corinthians, storica squadra di Sao Paulo. Erano gli anni del declino della dittatura militare nel paese e Socrates coi suoi compagni aveva ideato l’autogestione della squadra da parte dei calciatori, senza allenatore: la famosa “democrazia corinthiana”, come allora era chiamata, vera forma di resistenza contro il regime e di propaganda contro la dittatura. Un modello di auto-organizzazione non gerarchica che ebbe un enorme significato simbolico nella lotta del Brasile per il ritorno alla democrazia politica. Quando il grande giocatore venne a giocare nella Fiorentina, un giornalista gli chiese chi tra gli italiani preferisse, Rivera o Mazzola. Socrates rispose: “Non li conosco. Sono qui per studiare Gramsci in lingua originale”. Il che ci dice anche di quanto il più diffuso saggista italiano nel mondo dai tempi di Machiavelli – Antonio Gramsci appunto – sia famoso in Brasile e faccia parte del dibattito pubblico. A Gramsci, che amava il football, sarebbe piaciuta questa specie di “democrazia consiliarista” applicata al calcio che fu la “democrazia corinthiana”. Al “dottore” piacque l’Italia e, presumo, anche Gramsci. Oggi manca al suo Paese più che mai: sarebbe stato in prima fila a lottare contro l’emergenza sanitaria legata alla pandemia e per il ritorno del Brasile a una piena e compita democrazia, da ultimo di nuovo minacciata dall’ex militare Bolsonaro.

Olga Balzano Melodia