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Da ‘La grande bellezza’ a ‘La grande monnezza’: la situazione dei rifiuti in Sicilia raccontata dall’ingegnere Giovanna Picone

L’ingegnere Giovanna Picone dettaglia la situazione rifiuti in Sicilia fra difficoltà di smaltimento e problematiche ambientali

Da ‘La grande bellezza’, film diretto da Paolo Sorrentino con la splendida Sabrina Ferilli, a ‘La grande monnezza’, situazione tutt’altro che cinematografica: spaccato di vita quotidiana durante la quale rifiuti e spazzatura avvelenano e uccidono la natura. Il problema dello smaltimento dei rifiuti e delle discariche malfunzionanti accomuna diverse regioni del Sud, compresa la Sicilia. Intervistata ai microfoni di ‘Italpress’, l’ingegnere Giovanna Picone, manager della Societa’ per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti in Sicilia, delinea una situazione piuttosto complicata: “sembrerebbe un gioco di parole, ma invece, tranne che per alcune realtà virtuose, il rifiuto viene trattato per produrre altro rifiuto e quello che si riesce a recuperare è una piccola percentuale… il resto va tutto in discarica“.

Complessivamente, in estrema sintesi, qual è la situazione dello smaltimento dei rifiuti a livello europeo e mondiale?

Tutto il mondo è paese. Mentre in Italia ci danniamo l’anima sul tema degli inceneritori a recupero di energia, in Europa e nel mondo funziona così: i Paesi nordici riciclano e bruciano a tutto spiano. I Paesi del Sud d’Europa gettano la spazzatura nelle discariche. Il Nord America predilige la discarica classica (54,3% dei rifiuti) e il riciclo (33,3%), l’Asia meridionale come l’India abusa dell’abbandono a cielo aperto (75%), l’Africa e il Vicino Oriente ricorrono soprattutto all’abbandono all’aperto (52,7%) o in discariche (34%). L’Europa e l’Asia Centrale che vi fa riferimento (come i Paesi ex Urss) ricorrono in misura equilibrata a tutte le modalità (25,6% abbandono irregolare, 25,9% discarica, 30,7% riciclo e compost, 17,8% incenerimento). In Italia a che punto siamo? Due numeri a titolo di confronto: l’Italia ricicla 60 milioni di tonnellate di rifiuti, per quantità la seconda in Europa, dopo i 75 milioni della Germania. All’Italia mancano impianti per trattare 5,7 milioni di tonnellate di spazzatura all’anno. Il Nord è autosufficiente per l’organico e in debito di 150 mila tonnellate per la termovalorizzazione. Il Centro ha bisogno di termo-valorizzare ulteriori 1,2 milioni di tonnellate e di trattarne altrettante di organico. Il Sud ha un fabbisogno di recupero energetico di 600mila tonnellate e di 1,4 milioni di tonnellate per l’organico. Per la Sicilia il deficit è di 500mila tonnellate per l’incenerimento e 600 mila tonnellate per l’organico. La Sardegna è autosufficiente per l’organico, ma presenta un deficit di 80mila tonnellate per la termovalorizzazione“.

Situazioni regionali più critiche?

Quella della triste realtà di gran parte del sud Italia, dove la la carenza impiantistica unitamente ad una raccolta differenziata ‘sporca’, ha modificato il rendimento e la performance degli stessi impianti. Non serve dare ai cittadini tutta la responsabilità dei risultati della raccolta differenziata, così come non mi pare corretto demonizzare le Società per la Regolamentazione del servizio di gestione rifiuti per non avere investito sugli impianti in un sistema delirante che andrebbe resettato per ricominciare tutto da zero. Siamo in una situazione di emergenza, sia sull’indifferenziata che sulla frazione organica. Ci impongono di pretrattare il rifiuto che poi, dopo avere sostenuto notevoli costi, comunque finisce in discarica sotto altre forme o codici, ma sempre rifiuto è!“.

Soluzioni per risolvere definitivamente il problema dello smaltimento dei rifiuti?

Sono assolutamente favorevole agli impianti di recupero energetico ma credo che la soluzione più economica sia quella di ritornare ad una raccolta tal quale e di effettuare in impianto una differenziata ‘pulita’ che possa realmente recuperare il più possibile risorse dal rifiuto. Perchè non vengono adottate? Questa poteva e doveva essere una soluzione per preservare la vita utile delle discariche, ma per far ciò occorre una gestione ordinaria e non straordinaria, occorre che i cittadini si sentano motivati a dovere sciacquare la lattina del tonno a fronte di incentivi e sgravi e non di aumenti della Tari, occorre potere fare pervenire agli impianti di trattamento meccanico biologico un secco di qualità, e tutto questo in una situazione di emergenza è quasi impossibile, soprattutto quando la carenza impiantistica riguarda la frazione organica che regolarmente finisce miscelata a quella secca. Questo genera un malfunzionamento degli impianti, un aumento dei costi di manutenzione, e una delusione dei cittadini a vedere vanificati tutti gli sforzi per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il sistema quindi spesso collassa. Ad oggi vorrei ricordare che al nord sono stati realizzati circa 60 impianti di termovalorizzazione , al centro e al sud circa 30… In Sicilia sono stati presentati due impianti rispettivamente a Pace del Mela e ad Alcamo, ma ritengo che i tempi della nostra burocrazia siano incompatibili con l’attuale situazione di emergenza. In Europa inoltre, viene recuperato e rigenerato circa un terzo della spazzatura e piu’ di due terzi dei circa 130 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti dalle attivita’ economiche, che si chiamano speciali e sono per la maggior parte calcinacci di demolizioni e immondizia comune“.

Quanto può reggere l’attuale situazione?

Lo scenario italiano, secondo uno studio di Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, prevede che er conseguire gli obiettivi al 2035 del pacchetto Ue sull’economia circolare, servono all’Italia oltre 30 impianti per il trattamento rifiuti, fra termovalorizzatori (per bruciare la spazzatura non riciclabile e produrre energia) e impianti di compostaggio (per trasformare i rifiuti organici in fertilizzante compost). Gli attuali impianti di trattamento dei rifiuti urbani sono numericamente insufficienti e concentrati tutti al nord, il che costringe il nostro Paese a continui viaggi dei rifiuti tra le regioni (con camion che producono inquinamento e gas serra) e a ricorrere in maniera eccessiva allo smaltimento in discarica. Senza una decisa inversione di tendenza, sarà impossibile raggiungere i target Ue, che prevedono sul totale dei rifiuti raccolti, entro 15 anni, il raggiungimento del 65% di riciclaggio effettivo e un utilizzo della discarica per una quota inferiore al 10%“.