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Scuole a Messina, ipotesi “dad” a richiesta come in Calabria: è scontro tra Comune e sindacati

rientro scuola Foto di Tony Vece / Ansa

L’assessore alla Scuola Laura Tringali che ha aperto ad una possibilità che però non ha trovato il sostegno dei sindacati: “piuttosto dica agli studenti se sono al sicuro a scuola, tutti insieme!”

La scuola è diventato il tema più caldo dell’ultimo periodo, ed anche a Messina la scuola ha diviso l’opinione pubblica. Fa discutere in queste la proposta che il Comune è pronto ad avanzare al Presidente Nello Musumeci, ovvero quella di far scegliere il tipo di didattica alle famiglie, come deciso ad esempio in Calabria dal governatore Nino Spirlì e in Puglia da Michele Emiliano. E’ stato l’assessore alla Scuola Laura Tringali che ha aperto a questa possibilità, fermo restando che il via libera deve avvenire grazie ad un intervento dei vertici regionali. Un’ipotesi che però fa discutere ed ha creato uno scontro con FLC CGIL (Federazione lavoratori della conoscenza) che ritiene questa una situazione in grado di generare soltanto incertezza. “Si sta scambiando individualismo e aziendalismo per innovazione. Piuttosto dica agli studenti se sono al sicuro a scuola, tutti insieme!”, tuona il segretario generale della federazione, Piero Patti.

“L’istruzione non è un servizio a domanda individuale. Bisogna garantire il diritto allo studio e il diritto alla salute nel rispetto della nostra Costituzione e nella piena autonomia delle istituzioni scolastiche – si legge ancora nella nota stampa – . La dispersione scolastica non si combatte facendo scegliere la DaD alle famiglie ma aumentando il tempo pieno e rafforzando i patti di corresponsabilità con i genitori. E’ inaccettabile questa proposta e la rigettiamo al mittente. La scuola ha bisogno di regole chiare e non di caos”. La proposta dell’assessore Tringali, in questo caso, è stata sostenuta dalla collega con delega all’emergenza Covid, Dafne Musolino, mentre l’assessore Francesco Caminiti ha avviato dei sondaggi a campione per la verifica delle reti tecnologiche. Questa visione della scuola crea numerosi dubbi e incertezze, che in una popolazione provata ed estenuata dalla pandemia non avrebbe invece bisogno. La scuola, come dimostrato in più casi, non è un hotspot di possibili focolai epidemiologici, perché i pochi casi vengono subito isolati dal perfetto funzionamento dei protocolli, quindi proposte del genere procurano soltanto ulteriori problemi.