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Scopello in Sicilia presenta diverse analogie con l’antica Scilla [FOTO]

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La piccola località di Scopello in Sicilia al centro di una raccolta firme promossa dal dottor Ingroia presenta diverse analogie con l’antica Scilla

Scopello è una località costiera siciliana, frazione del comune di Castellammare del Golfo in provincia di Trapani. Su una rupe rossa che guarda ad Ovest, affacciata sul golfo, sorge l’antico borgo di Scopello, il nome “Skopelòs” in greco “scogli”. Questo stupendo posto si trova a pochi chilometri dalla cittadina di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. E’ una sorta di cortile, circondato da poche case addossate, una piazzetta lastricata e un abbeveratoio di pietra, sulla “Riserva Naturale dello Zingaro”. Questa riserva, infatti si estende fra il territorio di Scopello e quello di San Vito o Capo, caratterizzato da imponenti montagne, profonde rientranze ed ampie vallate sul mare. Pareti a strapiombo, promontori, insenature e spiaggette dai bianchi ciottoli, alternate a caverne, si susseguono per i 7 km di litorale costiero, considerato di grande interesse scientifico e ambientale. La pesca del tonno in questo territorio era praticata ancor prima dell’avvento dei romani e, nei pressi dell’attuale Tonnara di Scopello, si estendeva la mitica città di “Cetaria”, così chiamata per l’eccezionale abbondanza di pesci pelagici del suo mare. I Faraglioni di Scopello infatti si trovano in una posizione di riparo naturale dai venti, ad eccezione del grecale e levante. Questo porto naturale è stato probabilmente un luogo di ancoraggio già in epoca antica, lo si può dedurre dalle diverse tipologie di anfore e manufatti (ceramiche greche, puniche, africane e spagnole). Teatro di vicende storiche, Scopello e il suo territorio sono avvolti da un alone di mistero alimentato dalle leggende e dai racconti dei vecchi del paese. Luoghi intrisi di fascino e magia, impregnati di medioevo che rievocano epoche lontane, fatte di incursioni barbaresche, di gesta eroiche, di pirati e di corsari. Questi magnifici scogli di roccia a forma di picco, ricordano gli sfortunati faraglioni di Scilla, che erano disposti ai piedi della grande rupe del Castello “Ruffo”, ma trovandosi proprio lungo la sede progettuale della costruzione del porto rifugio, e quindi secondo la Commissione creavano ingombro al molo stesso e alla strada di accesso, vennero “in modo criminale” abbattuti con cariche esplosive nel 1899. Il più alto dei faraglioni di Scilla, emergeva per quasi 35 metri dal livello dal mare e su di esso era appoggiato un altro che era di 25 metri, mentre il terzo l’unico rimasto parzialmente, era di 10 metri. Furono tutti ridotti, spianati, frantumati e usati come base per la realizzazione della nuova opera portuale e a ben poco servirono le dimostranze della popolazione scillese. Anche il nome Scylla, in greco “cagna”, richiama un misterioso mostro che sarebbe il responsabile di tempeste scatenatesi sul mare che determinarono la fine di molti naufraghi. A differenza con la “caccia ai tonni” di Scopello, una delle più antiche e caratteristiche pratiche di pesca a Scilla è invece, “la caccia al pesce spada”. Scilla fu descritta da Strabone con innumerevoli scogli e una alta rocca che costituivano un rifugio naturale ideale, luogo inaccessibile da cui dirigere redditizie scorrerie lungo le coste. Noi della pagina facebook “Faraglioni e tempeste tra Scilla e Cariddi” siamo d’accordo col “Comitato Dalla Parte Giusta – Da Segesta NO al Nucleare” promosso dal dottor Antonio Ingroia, soprattutto perché “NON SI RIPETI IN FUTURO QUESTA ABERRAZIONE”. Siamo in una delle perle della Sicilia e Scopello ha molte similitudini con Scilla. Si vorrebbe trasformare questo comprensorio in una discarica radioattiva? Diciamo subito no e stiamo dalla parte giusta! Siamo concordi di chiedere ai cittadini: – Firmate la raccolta firme per impedire questo scempio. Facciamo sentire la nostra voce, http://chng.it/pRpdPz7WzG.

Enrico Pescatore

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