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Reggio Calabria, Ripepi: “nessun pizza party, era la nostra mensa Cristiana per i bisognosi tutti regolarmente distanziati in locali idonei e regolari. Sulle 44 multe faremo ricorso alle autorità”

Reggio Calabria, Massimo Ripepi spiega cos’è accaduto nella struttura della comunità di Catona: “nessuna festa, solo ordinaria solidarietà”

Ieri, lunedì 22 febbraio, la Polizia di Reggio Calabria ha diffuso una nota stampa riportando un’attività di controllo anti-Covid svolta a Catona, in seguito a una segnalazione, che ha portato ad elevare 44 sanzioni per una presunta festa in una nota struttura della periferia nord della città. Oggi il Quotidiano ha pubblicato un approfondimento fornendo alcuni dettagli della vicenda, evidenziando come il fatto fosse accaduto nella comunità cristiana “Gilberto Perri” di Catona, il cui “pastore senior” è il consigliere comunale Massimo Ripepi.

Proprio Ripepi, stasera, ha chiarito l’accaduto spiegando che in realtà non c’è stata alcuna festa ma come in realtà si trattasse della consueta mensa della comunità per i bisognosi, annunciando il ricorso sulle sanzioni elevate dalla Polizia. Ecco le sue dichiarazioni ufficiali: “Come non esordire omettendo di ringraziare il “Quotidiano” e l’articolista per l’attenzione che dedicano, “con cadenza ad orologeria”, allo scrivente e all’Istituto Per la Famiglia. Sì, grazie di cuore, grazie perché più se ne parla e meglio è! La costante attenzione mediatica riservata alla mia persona è di stimolo per continuare a fare di più e meglio per il prossimo! Rispondo a quanto pubblicato in merito al “Pizza party”, ma a questo punto sarebbe meglio dire “Solidarietà party” sempre e comunque, alla stregua della meritoria opera della Caritas Diocesana. La compagine dell’Istituto è costituita da tre “pilastri”: i bisognosi, i volontari e quanti bussano alla porta perché si avvicinano a questa meravigliosa realtà. L’opera di carità che l’IPF rivolge agli svantaggiati non è un fatto episodico bensì giornalmente ripetuto con successo. Nulla di particolare in realtà. Come tantissime altre organizzazioni benefiche l’IPF offre pasti caldi ai meno fortunati, attraverso una mensa solidale aperta a quelli che la società civile (la società degli egoisti benpensanti) considera reietti ed indesiderabili. Né più né meno di quanto fanno tante organizzazioni religiose, meritorie della riconoscenza collettiva. Per dovizia di particolari occorre riferire che nessuna caratteristica di “Party” è stata evidenziata dagli operatori di Polizia: niente invitati, festoni, palloncini, regali e cotillons! Solo bisognosi e volontari che li assistevano. Non già quanto l’articolista traslittera, mirando evidentemente al “sensazionalismo”, editoriale riprendendo nozioni trite e ritrite al solo fine di perpetrare l’azione di discredito a mio danno. Cinque minuti dopo il mio arrivo presso i locali dell’associazione, gli stessi che io e la mia famiglia frequentiamo quotidianamente, siamo stati sorpresi dall’arrivo degli agenti della questura che hanno fatto “incursione” con grande stupore di bambini ed adulti. Dopo l’iniziale sconcerto, ben gestito dagli agenti, sono state identificate 60 persone ed elevate 44 contestazioni (di cui 26 a volontari in servizio e 18 ad assistiti) sul presupposto assolutamente errato (almeno per noi, che proporremo ricorso dinanzi alle competenti autorità) che in quel momento si stesse svolgendo attività di ristorazione in orari non consentiti dalla legge. Nessun ristorante e nessuna pizzeria, ma solo le normali attività di mensa per bisognosi e volontari. Ben 15 dei sanzionati non si trovavano neppure all’interno dei locali dell’associazione, ma nei cortili adiacenti, non stavano consumando alcun pasto ed erano tutti dotati di mascherina. Gli altri erano diversamente dislocati sui diversi livelli della struttura e solo dopo l’accesso della Questura sono stati fatti convergere nel locale mensa. In quel momento, in quella sala, di ben 350 mq (quindi idonea a contenere più di 100 persone nel rispetto delle distanze di sicurezza), erano sedute non più di 25 persone, suddivise in 7/8 tavoli tutti debitamente distanziati e molte di loro pure appartenenti allo stesso nucleo familiare (quindi non tenute al rispetto delle distanze). Nella sala, l’areazione è garantita da due immense aperture che fungono anche da vie d’uscita. Per noi, che viviamo questa meravigliosa esperienza Cristiana, non è stato assolutamente difficile immaginare chi possa essere stato ad indirizzare le Forze dell’Ordine al presunto “Party”. Anche questo fa parte di un disegno criminoso che, da diverso tempo, “taluni” (a noi però ben noti e già denunciati) intendono concretare ai danni del sottoscritto e di questa Comunità. Auspicheremmo che le Autorità destinassero un piantonamento stabile, h24, della struttura a salvaguardia di quanti qui vi si rifugiano! Saremmo anche disponibili a creare le condizioni oggettive per un collegamento live audio/video con le forze dell’ordine. […] Chiunque ha ancora dei dubbi venga a verificare di persona magari aiutandoci ad aiutare . Per il momento, e solo per il momento, è tutto qui“.