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Reggio Calabria: per non dimenticare tra la Memoria ed il Ricordo, il VIDEO degli studenti della scuola “Spanò Bolani”

Reggio Calabria: la scuola “Spanò Bolani” è diventata una vera sartoria nella quale sono stati cuciti mirabili vestiti per quali sono state usate le stoffe della storia ed i modelli dei Diritti Umani

“Ieri il Ministro Azzolina alla Camera così esordisce: “ Non vi è luogo è più appropriato della Scuola per ricucire lo strappo tra passato e presente” Ed è proprio vero, tutte le scuole ogni anno, dall’ultima decade di gennaio sino al 10 febbraio, diventano atelier di alta moda dove i tessuti sono la storia ed i modelli sui quali costruire i “nuovi vestiti” sono i diritti inalienabili dell’uomo, di ogni uomo , di ieri , di oggi e per costruire un domani migliore ed al riparo da falsi concetti ed ideologie negazionisti”. E’ quanto scrive in una nota il dirigente scolastico della Scuola Secondaria di I grado “Spanò Bolani” di Reggio Calabria, Giuseppe Romeo. “La Legge n° 211 del 2000 istituiva per ogni 27 Gennaio –prosegue– la celebrazione della Giornata della Memoria, giornata commemorativa delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto ed in onore di coloro che con la propria vita ( i Giusti) hanno protetto i perseguitati. La Legge n° 92 del 30 maggio 2004 istituiva per ogni 10 febbraio la celebrazione della Giornata del Ricordo in memoria delle Vittime delle Foibe. Tutti i ragazzi della scuola media “ Spanò Bolani” di Reggio Calabria (682 giovani), atteso che il progetto educativo d’Istituto pone con grande risalto ed attenzione,la sensibilizzazione e l’educazione dei discenti alla cittadinanza attiva ed al raggiungimento della piena maturità di uomini e persone,insieme ai loro docenti hanno posto particolare attenzione alle citate ricorrenze sia con la trattazione dei rispettivi temi storici nonché con attività e percorsi didattici ( trasversali, inter e pluridisciplinari) mirati. Si è cercato , come per i trascorsi anni scolastici, di non prediligere un approccio emozionale al discorso sulla Shoah o sulle Foibe lasciandosi influenzare anche dalla dimensione “vittimaria” che tanto il testo di legge, quanto la scelta della data, quanto soprattutto la sua riverberazione mediatica e pubblica portano in primo piano. Forse è eccessivo sostenere che queste tipologie di approccio sono da evitare, è certo comunque che hanno come conseguenza quella di sviluppare negli alunni e negli studenti una percezione nella quale il senso dell’alterità prevale su quello dell’appartenenza: si considera la Shoah e l’eccidio di massa come qualcosa di sicuramente enorme e malvagio, ma successo altrove (Auschwitz è la localizzazione spaziale prevalente, ma variamente collocata in Germania, in centro Europa, secondo la categoria del “lontano” che non ha precise coordinate geografiche), in un altro tempo (vagamente storicizzato), ad altri (gli ebrei, protagonisti quasi assoluti nella loro dimensione di vittime) e per colpa di altri (i tedeschi o i nazisti, con i quali noi non abbiamo avuto nulla a che fare). Ad avviso di chi scrive, ai nostri giovani, bisognerebbe anche dare il senso della lunga durata del discorso antisemita e dell’odio tra i popoli, limitando così l’impressione – purtroppo radicata in molti studenti – che gli ebrei si presentino all’improvviso nella storia in Germania durante la dittatura nazista. In secondo luogo far capire ai ragazzi che la storia italiana e degli italiani ha molto a che fare con l’argomento, non solo per la lunga tradizione di discriminazione nei confronti degli ebrei che risale all’età romana, ma anche per le responsabilità del fascismo relativamente alla Shoah”.

“Inoltre –aggiunge– la scuola dovrebbe accogliere le altre sollecitazione che sia la legge 211/2000 che la Legge 92/2004 propongono: non limitare la memoria al discorso sulla discriminazione ebraica, all’eccidio delle Foibe, ma prendere in considerazione le altre deportazioni ed i diversi eccidi legati allo strano pensiero delle super-razze o dei miseri interessi di un “proprio” territorio: rom e sinti, omosessuali, disabili e soprattutto deportati per motivi politici, espressamente citati nel testo normativo, antifascisti ed oppositori che più di altri testimoniano le forti responsabilità del regime fascista rispetto alle deportazioni. Va detto che la scelta delle date, lungamente dibattute in Parlamento, nel contesto delle leggi vogliono proiettare le ricorrenze in una dimensione più generale ed europea e focalizzare l’attenzione sullo sterminio del popolo ebraico e sulla tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale: anche tali questioni possono assumere una valenza didattica ed aprire una riflessione sull’uso pubblico della storia, nel confrontare le scelte di altri paesi di dare un senso più nazionale alla Giornata, con quella italiana, più simbolica ma meno storica.. L’analisi delle attuali sacche di antisemitismo, razzismo, discriminazione, evidenti, anche se spesso non considerate nella loro profonda violenza, per esempio nei linguaggi e nelle esternazioni delle tifoserie calcistiche, possono essere punti di partenza per un’indagine a ritroso sulle radici storiche di tali fenomeni. Per non dimenticare le recenti “vittime” del mare, le attuali persecuzioni pubbliche o velate che pongono oggi, qui ed accanto a noi assolutamente in secondo piano gli inalienabili diritti universali dell’Uomo e del Cittadino. Il video canoro allegato ed elaborato a distanza, in questo periodo nel quale sono sospese le attività coristiche a scuola per i problemi legati all’ aerosolizzazione ed al rischio di diffusione del COVID, dagli alunni del nostro coro scolastico DOREMI,vuole essere un piccolo esempio ed un contributo di come gli alunni recepiscono ed elaborano i messaggi positivi. Si tratta di un brano “Wiegala”, una ninna nanna, che Ilse Weber intonò insieme ai bambini nella camera a gas il 6 ottobre 1944 ad Auschwitz. Vogliamo chiudere questa nostra riflessione con le parole dello stesso Ministro : “ occorre rispondere con la cultura, l’istruzione e la formazione, al fine di preservare e tramandare il nostro patrimonio storico, sensibilizzando soprattutto i giovani a una visione europea di fratellanza e unità tra popoli”, conclude.

Giorno del Ricordo a Reggio Calabria: il video degli studenti della scuola “Spanò Bolani”