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Reggio Calabria, Arillotta (Udc): “non è condivisibile l’iniziativa di oscurare i manifesti affissi dal movimento Pro-Vita”

Reggio Calabria, Arillotta (Udc): “non è condivisibile sotto alcun punto di vista l’iniziativa di oscurare i manifesti affissi nei giorni scorsi in città ad iniziativa del movimento Pro-Vita”

“Non è condivisibile sotto alcun punto di vista l’iniziativa di oscurare i manifesti affissi nei giorni scorsi in città ad iniziativa del movimento Pro-Vita. Essi esprimevano un’opinione, un visto di vista, un pensiero, forse anche in termini forte e d’impatto, ma è lo stile dei tempi correnti quello di colpire, ritenendo questo necessario a dare efficacia e forza al messaggio. Che in Italia vasta parte della popolazione la pensa come i propugnatori di quel messaggio è un fatto scontato. E che questa parte abbia il diritto di esprimere il proprio pensiero, è fatto scontato pure“. E’ quanto scrive in una nota Paolo Arillotta dell’Udc. “Né questa propaganda è vietata o contro la legge, perché la stessa legge, è questo il dato che i contrari tentano di obliterare, prevede che l’aborto sia scelto solo al termine di un percorso, che in realtà non viene coltivato, di modo che la donna viene sostanzialmente lasciata sola con se stessa di fronte ai problemi a causa dei quali si indirizza verso una scelta di per se contro natura: perché mai una mamma dovrebbe volere e decidere di sopprimere il proprio figlio che ha iniziato a vivere per il solo fatto del concepimento. Quei manifesti non avrebbero dovuto essere oscurati; ed anzi richiamano tutti, forze politiche, sociali, amministratori ad affrontare il tema delle donne e della maternità, in termini reali e concreti, non ideologici. La denuncia della Chiesa e degli operatori che, partendo da una scelta di fede, operano per dare attuazione integrale alla legge, alle parti in cui assegna alla società ed alle istituzioni un compito fondamentale nel governo di un problema così devastante. L’iniziativa assunta dall’Amministrazione comunale è ampiamente criticabile, e va stigmatizzata portando la questione all’interno del Consiglio comunale, dove i consiglieri che non si riconoscono nelle motivazioni che hanno determinato l’oscuramento dei manifesti dovrebbero presentare un ordine del giorno da sottoporre all’approvazione dell’assemblea, nel quale ribadire il diritto di ciascuno ad esprimere, in un chiaro perimetro di legalità, le proprie opinioni, e nel contempo impegnare l’Amministrazione comunale a porre in essere tutte le iniziative utili o opportune a dare integrale applicazione a tutte le disposizioni contenute nella legge sull’aborto”, conclude la nota.