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Reggina, perché è un mercato da 7- (e non oltre)…

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Si è chiusa la sessione invernale di calciomercato. Spazio ai giudizi, in attesa del campo: per la Reggina è un 7- (e non oltre). Ecco perché…

Quello della Reggina è un mercato da 7-. E non oltre. Facile dare giudizi, facile trovare punti di vista discordi (perché ricordo: una pagella è sempre soggettiva), difficile motivare la scelta. Ma ci proverò, partendo dalla solita premessa che sarà il campo a fine stagione a “limare” e perfezionare ogni valutazione. Ad oggi bisogna basarsi sul peso delle decisioni, sui tanti movimenti, sulle uscite mancate e tanto altro.

L’autobocciatura dell’estate e la rivoluzione annunciata (nuovo tecnico o meno)

A scuola il 7- era un buon voto. Non il massimo della soddisfazione, ma neanche un giudizio su cui rimaner male. Si può definire un… “premio”. Ecco, la parola esatta per il mercato della Reggina. Un premio. Un premio alla sforzo che la società ha fatto per rivoltare come un calzino la rosa specie dalla cintola in su. Ma qui c’è la prima contrapposizione: tante operazioni significano voglia di fare ma significano anche bocciatura. La Reggina si è “autobocciata“. Sia chiaro: il nuovo allenatore e il nuovo modulo hanno inciso sicuramente, ma non basta questo per affermare che – se c’è stata la rivoluzione – è stata anche e soprattutto per le tante scelte sbagliate in estate. E se a luglio l’ex tecnico ha avuto meno autonomia dell’anno prima – “accomodandosi” – mister Baroni ha sicuramente messo “bocca” in maniera importante su questa sessione. Ma tant’è: la rivoluzione resta, è significativa e non si può cancellare.

Il fardello delle uscite mancate e l’organico “affollato”

Rivoluzione nel suo complesso, ovviamente, nelle entrate e nelle uscite. Rivoluzione vuol dire anche provare a piazzare calciatori come Rolando, De Rose, Rossi, Gasparetto, Bellomo, che l’ex tecnico riteneva fondamentali e che quello attuale ritiene poco funzionali. Ma alla fine sono andati via solo i primi due e degli altri due non si capisce ancora cosa ne sarà. Vasic e Lafferty, invece, rientrano nella categoria dell’autobocciatura di cui sopra. Il primo è una scommessa fallita diventato adesso “peso”, il secondo si è elegantemente “fatto da parte” non gravando più (almeno quello) sulle casse societarie. Tradotto? Tre calciatori che la società ritiene in più, che ha provato a piazzare e che rappresentano ad oggi un fardello di cui avrebbe fatto a meno. Sempre che non si trovi un altro accordo nelle prossime settimane o che – ma solo due su tre di loro – non possano tornare utili in questo girone di ritorno, ma sarebbero da recuperare soprattutto psicologicamente. Il conto totale di queste due riflessioni fa: 31 calciatori in rosa, un po’ tanti. Dunque: autobocciatura, almeno tre esuberi, organico affollato. Queste le tre motivazioni per cui il voto non può andare oltre il 7-, ma anzi sarebbe anche da insufficienza.

La società ce l’ha messa tutta. E va comunque premiata…

Per contro, a modificare il giudizio verso l’alto c’è quel “premio” di cui parlavo sopra. Un po’ come quella Prof a cui stavi simpatico e che per non rovinare la media generale innalzava il voto della sua materia. Ecco, per la Reggina il premio è nella politica strategica cambiata nel giro di pochi mesi. Dal sondaggio Cabaye a Nicolas, Crimi, Edera, Okwonkwo. Meno (anzi nulla più) nomi altisonanti provenienti dall’estero, vecchie glorie in cerca di riscatto o gente a fine carriera, più esperti di categoria e giovani di belle speranze che hanno fame e voglia di mangiarsi il mondo. Una squadra da B con un mercato da B. Non sappiamo se il campo darà risposte positive, quel che è certo è che – e lo scrivo qui da settimane – il mercato del club si è “ridimensionato” alle esigenze e ai parametri della Serie B. Nella speranza che non sia troppo tardi. E che alla fine, il premio di quella Prof simpatica, possa essere apprezzato e considerato anche da tutti gli altri…

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