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Reggina-Fiorentina, il racconto di quella prima assolut”A” con spogliatoi senza porte e tribuna stampa allagata

Reggina-Fiorentina Kallon Foto di Franco Cufari / Ansa

Reggina-Fiorentina è la prima di sempre degli amaranto in A in un Granillo (ancora) non completo: il racconto delle ore precedenti alla sfida

La prima volta è sempre la prima volta. Per tutti, anche per la Reggina. Perché era la prima volta non solo per una squadra, ma per una città intera, per un popolo, una passione univoca, un sentimento. Nel ’99 gli amaranto toccano la A con mano, e non e più un sogno. L’esordio assoluto è a Torino: storico 1-1 al Delle Alpi in casa della Juventus. Poi due settimane di stop, per via delle Nazionali, e la prima di sempre al Granillo (ancora non completato), la prima di sempre coi grandi del calcio. Arriva la Fiorentina di Trapattoni, Batitusta, Chiesa, Toldo, Rui Costa. Ma la Reggina non è attrezzata a dovere. Non in campo, perché la cifra tecnica c’è pur essendo inferiore ai Viola, ma nel suo “contorno”. Spogliatoi senza porte, tribuna incompleta e con essa la tribuna stampa. I lavori per dare un look completamente nuovo allo stadio di Via Galilei, infatti, non sono ancora terminati, e in tutto ciò c’è l’incubo pioggia e quasi 30 mila anime ammassate negli spalti, nel sabato della Festa della Madonna della Consolazione.

Come sono stati vissuti quei giorni e quelle ore precedenti al match? Le racconta, all’interno di Sport Heroes, Giusva Branca, che all’epoca curava la comunicazione del club amaranto e si è ritrovato tutto d’un tratto ad avere a che fare con i problemi di radio e tv, con le richieste della gente, con la pioggia e il rischio spostamento di sede del match. Ma fu comunque bellissimo: si giocò, a Reggio, e finì 2-2, con il gol di Reggi rimasto nella storia. Di seguito il racconto integrale.

Quando a Reggio piove a settembre lo fa in maniera intensissima. Non molto a lungo, ma viene giù il cielo.
E, spesso, coincide con le celebrazioni – religiose e civili – della festa reggina per eccellenza: quella in onore della Madonna della Consolazione.
L’ultima celebrazione del millennio – già di per se epocale per definizione – è un mix di coincidenze, di congiunzioni astrali.
Reggio vive il suo momento magico: di fronte al nuovo, meraviglioso, lungomare, dove solo tre mesi prima la Reggina ha celebrato davanti ad almeno 100.000 tifosi impazziti la prima serie A della sua storia.
Reggio è ancora ebbra di gioia e, come sempre, i successi sportivi vanno ben oltre il campo di gioco, come, d’altra parte, sta accadendo anche per la Viola di Versace e Angelucci che, trascinata da un certo Ginobili, ha conquistato – anche lei – la massima serie e si appresta a vivere un campionato da protagonista.
In verità la Reggina di Franco Colomba ha già stupito il Paese andando a fermare la Juventus sul suo campo, all’esordio, sul morire di Agosto, quando al Nord gli uffici e le fabbriche sono già l’epicentro della vita, mentre da noi le spiagge vivono ancora da protagoniste. Almeno fino alla festa, appunto.
Dalla partita di Torino all’esordio – storico – di Reggio in serie A attraverso il battesimo del “Granillo” devono passare, però, due settimane, complice la sosta del campionato per le attività delle selezioni nazionali.
Una settimana in più che a Reggio serve come il pane, dal momento che il “Granillo”, oggetto di lavori di totale ristrutturazione, ancora non è pronto e la parte del cantiere riguarda proprio quella essenziale: tribuna centrale, tribuna e sala stampa, area spogliatoi.
La tribuna ancora non ha la copertura ma questo ci pare un problema solo per il caldo, hai visto mai che piove l’11 settembre, il giorno di Reggina-Fiorentina?
Eppure qualche avvisaglia il meteo la aveva data il mercoledì precedente, quando un temporale, il primo per il nuovo “Granillo” (almeno per la parte sotto la tribuna, completamente rifatta durante l’estate), si era abbattuto su Reggio, nottetempo. Lo scenario che si presenta davanti ai primi operai che, al mattino, dovrebbero riprendere la lotta contro il tempo per consentire l’esordio contro la Fiorentina è apocalittico. Tutta l’area degli spogliatoi è allagata da oltre 60 cm di acqua (il segno del livello sui muri resterà a lungo), nel tunnel di accesso al campo addirittura il livello dell’acqua arriva al metro! Qualcosa, di importante, non di poco conto, non ha funzionato nel sistema di scolo dell’acqua piovana (che, in verità, è venuta giù copiosamente).
E ora bisogna cambiare i programmi: la prima cosa da fare è rendere fruibili gli spogliatoi mettendo in secondo piano alcune delle prescrizioni – pur urgenti – che il (generosissimo e distratto) sopralluogo dei funzionari Lega ha imposto per dare l’ok all’esordio in A della Reggina a Reggio.
No, non è stato facile, c’è voluta tutta la maestria e la diplomazia dei dirigenti amaranto per convincere gli inviati della Lega che una forzatura, si, era necessaria, più che opportuna.
Un giorno atteso da un’intera provincia per 84 anni non può saltare per qualche ritardo nei lavori, tanto più che la febbre amaranto è al diapason e il pareggio in casa della Juve ha stuzzicato la curiosità delle più importanti testate nazionali e internazionali che si sono accreditate per essere presenti al “Granillo”. Senza contare i 22.000 abbonati (saranno 24.000 l’anno dopo).
In settimana – quando ancora non è certa la disputa di Reggina-Fiorentina al “Granillo”, l’ufficio stampa del club, che gestisco, è subissato da richieste di accredito (ben oltre la capienza, all’epoca di soli 62 posti, della tribuna stampa, ma la parola d’ordine del club è “trovare il modo di accontentare tutti”).
Alla domanda “Quindi è sicuro che si giocherà a Reggio?” mento spudoratamente, ostentando una sicurezza condita da una punta di indignazione generata dal solo fatto di mettere in dubbio la disputa della partita al “Granillo”.
Le facce dei miei dirigenti ai quali mi rapporto – in primis Franco Iacopino che sta seguendo da vicino i lavori e tenendo a bada la Lega – non mi rassicurano: “Avvocato, come vorrà Dio” – mi dice Iacopino – “ma lei sorrida sempre e dica che va tutto bene”.
E tutto bene andrà; deve andare. Cavolo se deve andare!
La partita si gioca di sabato, alle ore 15; il venerdì sera arriva la troupe di Tele+ per montare tutto l’ambaradan. Solo la pazienza infinita e il buon senso del direttore di produzione, Roberto Campisi, fa si che in qualche modo se ne esca fuori, ma non ci sono le condizioni minime: cavi volanti dappertutto, ogni cosa precaria…la tribuna, ad esempio, non ha la copertura ma, in compenso ha…le impalcature davanti…
“E la telecamera dei 16 metri dove la mettiamo?” mi ringhia addosso un Campisi sudatissimo nel pomeriggio di venerdì. “E che ne so io” rispondo con un filo di voce.
Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione, ce lo ha insegnato “Amici miei”.
E Roberto deve averlo visto più volte quel film: la “sedici metri” la mettiamo…sopra l’impalcatura.. anche Campisi si sintonizza sulla modalità “miracoli”. Nel frattempo sorge un’altra problematica: la sistemazione dei giganteschi mezzi per la regia televisiva; è la prima volta per tutti, lo stadio ancora non ci è stato consegnato, nessuno si è occupato di questo problema, così come di quello relativo al parcheggio dei pullman delle squadre. Semplicemente non c’è stato il tempo!
Alla fine tira, spingi, molla, sposta di qua, sposta di là, in qualche modo, con i tecnici di Tele + esasperati si riesce a collocare i mezzi sotto la Tribuna Ovest, tutti insieme appassionatamente: operai, tecnici tv, squadre, pubblico e curiosi che non mancano mai.
Arriva la sera, cena a Scilla con gli inviati, mi sento come un ragazzino catapultato all’esame di laurea e di fronte ai professori più severi. Bluffo, ancora: “E’ tutto pronto, domani sarà una festa”.
Sabato 11 settembre 1999, ore 7 del mattino, interno giorno.
Sono sveglio da un’ora e mezza, anche per il mio ufficio stampa è la prova del nove, l’esordio in serie A, e so bene quanto tutto sia precario. Nessuno conosce niente dello stadio, non conosciamo gli ingressi, non sappiamo neppure quali siano le sale destinate alle varie attività pre e post gara, i backdrop (i pannelli pubblicitari che fanno da sfondo alle interviste, obbligatori per regolamento Lega) non sono fissati al muro, sono appoggiati, fuori dallo stadio non esistono i cartelli che indichino alla gente da quale cancello entrare né che percorso seguire una volta dentro per raggiungere il proprio posto.
Insomma, un disastro: unica cosa che possiamo fare è invitare i tifosi a recarsi al “Granillo” con larghissimo anticipo…
Appena sveglio guardo fuori dalla finestra e il cielo non promette nulla di buono. Tra l’altro è sabato, come detto, cioè il giorno della processione che convoglia per le strade della città decine di migliaia di fedeli.
Esco alle 8, vado allo stadio a cercare di capire come stanno le cose, poi vado in hotel dove è in ritiro la squadra: mi ha convocato il Presidente, vuole vedere la lista nominativa degli accreditati.
Sono le 10.30, la squadra amaranto è tesa, concentrata. Kallon mi strizza l’occhio, come aveva già fatto a Torino (benedetta scaramanzia…) e mi fa (esattamente come a Torino): “Fratello, oggi faccio i gol”.
Il Presidente Foti snocciola i nomi della lista dei giornalisti accreditati. Ci sono tutti i più importanti nomi della stampa sportiva, per questo esordio, ad esempio, “Tutto il calcio minuto per minuto” ha inviato Riccardo Cucchi e su questa linea si sono posizionate tutte le testate. Gazzetta dello Sport ne ha 3, Corriere dello Sport 4, Repubblica 2, Corsera 2 e via così, oltre, ovviamente, alle numerosissime testate fiorentine e a una decina di inviati provenienti dall’estero per cercare di capire cosa diavolo ci faccia la Reggina in serie A.
Ore 11. Piove, porca miseria! Pioveee!
Ore 11.30: sono allo stadio, lo scenario è pessimo: la tribuna stampa è allagata, così come la tribuna d’onore. sui banchi riservati ai giornalisti, acqua sulle sedie, acqua sulle postazioni telefoniche, acqua sugli allacci Enel, acqua sulle telecamere.
“E’ finita – penso – “saremo testimoni e protagonisti della prima partita nella storia della Serie A che non potrà avere copertura giornalistica”.
Ore 11.40: uomini del Comune consegnano ufficialmente le chiavi dei sedici cancelli dello stadio agli steward, tutti nuovi. Come lo stadio. Come i cancelli. Come le chiavi. In questo fottutissimo giorno di fottutissima pioggia è tutto nuovo e nessuno conosce nulla; ad esempio abbiamo le chiavi e abbiamo i cancelli, ma non c’è numerazione, né sulle chiavi e nè sui cancelli…
Ore 12.00: ci accorgiamo che non ci sono le porte degli spogliatoi; ci avevano garantito che le avrebbero montate in extremis, ma… nulla da fare. Tutto aperto, corridoio dell’area spogliatoi e singoli stanzoni di squadre e arbitro; solo con gli uomini del servizio davanti.
Ore 12.30: piove ancora, non a dirotto ma piove. Tutte le signore delle pulizie che erano state allertate per rimuovere quanta più terra possibile – proveniente dal cantiere – dai sediolini (ormai ridotti a una poltiglia di fango) sono state dirottate sulla tribuna stampa per cominciare ad asciugar quanto più possibile. Ma intanto piove ancora, è una battaglia persa.
Ore 12.40: in questo delirio non si trovano le bandierine del corner, in effetti ancora non è chiaro neppure quale sia lo stanzino del magazziniere, figurarsi…
Ore 13.00: le squadre lasciano i rispettivi alberghi per raggiungere lo stadio e sul “Granillo” piove ancora. Tra un’ora al massimo cominceranno ad affluire gli inviati e tribuna stampa è inagibile.
Ore 13.18: arriva la Reggina, qualche secondo prima degli ospiti. L’odore delle saldature ancora in corso, è molto forte, le ultime ringhiere ancora non sono ben fisse.
Ore 13.22: la Fiorentina entra in campo per il sopralluogo pregara, la mano del Trap che stringe la mia è una morsa, lo stadio è già pieno per metà e i fischi sommergono i viola: “ ” – mi dice Giovanni Trapattoni che avevo incontrato la sera prima in hotel quando ero andato a consegnare i pass alla Fiorentina – “ è è ; à !”
Ore 14.00 in punto: come ad un segnale prestabilito smette di piovere; tutto in una volta. Ora, io non so se la Madonna della Consolazione ha scelto per una soluzione equa del tipo processione bagnata e partita asciutta, ma tant’è…
Ora non c’è un minuto da perdere, bisogna asciugare tutto e in grande fretta. Le signore non bastano, servono le braccia di tutti: steward, persino tifosi, anche il sottoscritto, ovviamente. E fanculo la giacca, fanculo la cravatta. Non bastano gli stracci, maledizione, ma ne spuntano altri, credo provenienti da una casa adiacente allo stadio. Ora, incredibilmente, sul “Granillo” splende il sole, fa un caldo improvviso e che aumenta a dismisura, come sempre a Reggio in estate, dopo la pioggia.
Ore 14.30: una dopo l’altra entrano in campo le due squadre per il riscaldamento, lo stadio è una bolgia, ma anche una festa. Sono oltre 26.000 i presenti (ancora non tutti i posti sono fruibili, il “Granillo” resta sempre un gigantesco cantiere con una marea di gente dentro)
Ore 14.57: il miracolo è compiuto. Cesari, Batistuta e Giacchetta aprono la fila delle squadre che salgono i dodici gradini del sottopassaggio di accesso al campo. Ognuno degli spettatori è seduto al proprio posto, giornalisti compresi, le dirette di Antonio Nucera per Tele+ e Riccardo Cucchi per “Tutto il calcio minuto per minuto” sono già cominciate, la curva Sud mette in scena la prima, spettacolare, coreografia di un anno indimenticabile.
Ogni cosa è al proprio posto, ordinata e funzionale.
Il sole splende su Reggio.
Per 25 minuti undici furie amaranto stordiscono i viola, il pressing è mostruoso, Batistuta e Chiesa non la prendono mai, in undici minuti i legni della porta di Toldo tremano per due volte fin quando, su una ripartenza, Possanzini è lanciato come una palla da una fionda, entra in aera dalla destra e viene messo giù da Repka. Rigore! Indiscutibile. Infatti nessuno discute. La palla è di Kallon, tutto lo stadio trattiene il fiato, lui si guarda intorno e sembra dire “ à ?”
Esecuzione perfetta, io sono dietro la porta di Toldo, Kallon mi vede, mi rifà l’occhiolino come a significare “Visto? Te lo avevo detto io”. Il primo gol della reggina in serie A, in casa della Juve fu suo, il primo gol della Reggina in serie A a Reggio è ancora il suo…
Ora la Fiorentina è alle corde, stordita, impaurita, la trance agonistica degli amaranto pare inarrestabile, la squadra di Colomba continua a spingere, l’area di Toldo sembra Fort Apache; due occasioni per il raddoppio svaniscono in maniera incredibile, pessimo segnale, perché gli amaranto corrono tanto. Corrono troppo.
E improvvisamente…non ne hanno più…e in dieci minuti la Fiorentina comincia a giocare e ribalta il risultato. Per quanto incredibile possa essere si va a riposo sull’1-2.
La ripresa è tutto uno show del gatto con il topo e i viola, però, sono presuntuosi e non la chiudono.
Sono quasi le cinque della sera quando dalle manone di Toldo, protetto da un compagno e padrone assoluto dell’area, scivolano pallone e vittoria. A raccoglierli è Gustavo Reggi, da poco entrato in campo e al primo – e unico – gol con la maglia della Reggina…