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Reggina, quattro dg in due anni? Sì, ma ora chiarezza e continuità. E non si disperda l’obiettivo principale…

Gallo Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

La Reggina a breve annuncerà il suo quarto dg in due anni. Si evitino le solite “tragedie”, ma non si disperda l’obiettivo principale tra chiarezza e continuità

Nel calcio conta solo una cosa: vincere. I dirigenti e gli allenatori più cinici e concreti non amano la forma, ma la sostanza. E spesso hanno ragione. Vincere vuol dire segnare un gol in più dell’avversario, non importa come. Se con tre deviazioni, se con un autogol, con un “gollonzo”. Vincere e basta. Così sono tutti contenti. Questa è l’essenza del calcio, quella per cui fa battere il cuore e sognare chiunque, dal bambino di 4 anni al nonno che ne ha viste di ogni.

La Reggina, ieri, ha vinto. Ha vinto una partita importantissima, fondamentale, in un momento topico e dopo una giornata abbastanza movimentata. Le dimissioni del dg Tempestilli a poche ore dal match avrebbero potuto minare la serenità di un gruppo che ha saputo, saggiamente, isolarsi. Non era difficile, ma neanche scontato. Ciò che conta è che la squadra lo ha fatto, riuscendo nell’intento di non perdere di vista l’obiettivo. E’ la cosa più importante e così dovrà essere ancora.

Si dice spesso che al tifoso non debba interessare ciò che succede fuori dal rettangolo verde, ma solo la partita, i 90 minuti, e il risultato finale. Premesso che il successo contro l’Entella sia un segnale importantissimo da questo punto vista, il terzo dg ad andar via in due anni non può sicuramente lasciare indifferenti. I giornalisti, sicuramente. Ma anche i tifosi e chiunque abbia a cuore le sorti della Reggina. E per un tifoso, perlomeno nel 2021, avere a cuore le sorti della propria squadra non vuol dire soltanto essere contento per un gol o una vittoria ma anche essere sicuro che il “dietro le quinte” sia sicuro e offra certezze a tutto il comparto tecnico. Le riflessioni si possono fare, l’importante è non scadere nei soliti, consueti, allarmismi: pensare che sia tutto finito, che il giocattolo si sia rotto, che all’interno della proprietà ci sia qualcosa di misterioso o di chissà cosa, non serve a nulla. Anche perché, pur cambiando tre dg in due anni, la Reggina ha stradominato lo scorso campionato di C e ha dimostrato in questo – seppur il campo abbia decretato altri giudizi – di voler ambire a traguardi importanti. E di guardare al futuro.

La società è sana“, ha detto il presidente Gallo non meno di qualche giorno fa in un’intervista al Corriere dello Sport. Mai affermazione fu più tranquilla e rassicurante. E, partendo da questa frase, si possono sviluppare tutte le riflessioni di questo mondo. Quindi:

  1. La società è sana e si può guardare con fiducia al futuro;
  2. La squadra è in ripresa e si può guardare con fiducia al futuro;
  3. Sono stati cambiati tre dg in due anni.

Il terzo punto è quello su cui fermarsi e porre qualche appunto. L’unico. Cercando anche bene di “staccare” le motivazioni della separazione con Tempestilli – perlomeno pubbliche – da quelle avvenute con i due precedenti dg. Di Iiriti il presidente disse trattasi di scelta personale (e non c’è motivo di dubitare visto che il primo fece visita al secondo allo stadio Granillo in occasione di una partita dello scorso anno, dimostrando un rapporto di stima reciproco confermato), con Gianni ci fu invece una sorta di allontanamento “graduale” e nel tempo, probabilmente dettato da altre scelte societarie. Con Tempestilli, invece, la natura del divorzio sembrerebbe essere diversa. Di presupposti diversi parla l’ormai ex dg, di interesse perso parla invece il presidente. Nessuno si sbilancia ma, come spesso accade, anche in questo caso è probabile che la verità stia nel mezzo.

Interessa sapere le motivazioni? Fino a un certo punto, se come sembra – appunto – la diversità di vedute sia alla base della decisione. Quello che più nel dettaglio si chiede è, su questo, un po’ di chiarezza. Che un dg (il primo) lasci per motivi personali, ci sta. Che al secondo venga preferito un altro, pure. Che il terzo si dimetta, dopo pochi mesi, anche, se vogliamo. Così come che, giustamente, venga scelta una quarta figura. Ma nel complesso “stona” un po’ il fatto che tutto questo accada in due anni. Anche perché la scelta sull’allenatore è stata fatta e portata avanti fino a quando possibile, così come quella sul ds. In questo caso il dg, oltre a fare da collante tra proprietà e squadra, aveva anche il compito di supervisionare tutto il settore giovanile. E se nel primo caso il problema può essere risolvibile, nel secondo serve una figura di spessore, di fiducia – sia per la proprietà che per i ragazzi stessi che vengono completamente “allevati” dentro le mura del Sant’Agata – ma soprattutto una figura che dia e rappresenti una continuità nel tempo. Un “padre” calcistico (un po’ come faceva l’ex presidente Foti) in grado di seguire passo passo, negli anni, la crescita di un bambino che diventa adulto e che sfrutti appieno le grandissime potenzialità di uno dei centri sportivi migliori del Sud Italia.

Si può? Certo che si può, così da completare anche il terzo punto di cui sopra su cui urge riflessione. Quindi:

  1. La società è sana e si può guardare con fiducia al futuro;
  2. La squadra è in ripresa e si può guardare con fiducia al futuro;
  3. Si scelga una figura (o due, se dg e responsabile settore giovanile saranno separati) che garantisca continuità e crescita, evitando altri “terremoti”. Perché è il settore giovanile il vero futuro di una società di calcio, ricordando sempre le parole di Gallo circa due anni fa: “Voglio che nasca e cresca a Reggio la futura bandiera della Reggina”.