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Omosessualità nel calcio, Bellerin ammette: “non siamo pronti. Mi chiamavano ‘lesbica’ perchè avevo i capelli lunghi”

Foto di Neil Hall / EPA / Ansa

Dopo il polverone sollevato da Lahm, anche Bellerin si esprime sulla questione omosessualità nel mondo del calcio: il terzino dà ragione al collega

Negli ultimi giorni le dichiarazioni contenute nel libro di Philipp Lahm, ex bandiera del Bayern Monaco e della nazionale tedesca, hanno fatto molto discutere. L’ex terzino ha parlato dell’omosessualità nel calcio, ancora argomento tabù come in gran parte degli sport. Lahm ha sottolineato come ai giocatori non convenga dichiararsi gay durante la loro carriera a causa di pregiudizi, insulti e discriminazioni che sarebbero costretti a sopportare. In molti infatti parlano apertamente del proprio orientamento sessuale solo dopo aver smesso di giocare. Un pensiero che, seppur non avesse intenti discriminatori, ha fato molto discutere.

Germania, Philipp Lahm e l’omosessualità nel calcio: “consiglio ai giocatori gay di non dichiararsi”, scoppia la polemica

A difese di Philipp Lahm è intervenuto Hector Bellerin, terzino dell’Arsenal che da diverso tempo si batte contro i pregiudizi di ogni tipo. Lo spagnolo, intervistato dal Times, ha dichiarato sull’argomento: “non credo che il calcio sia pronto. Negli spogliatoi se ne parla, ma non ho mai sentito nessuno che abbia detto di essere gay. E se qualcuno lo facesse, i compagni di squadra non direbbero nulla e lo farebbero per proteggerlo. È impossibile che un calciatore decida di annunciare la sua omosessualità. Alcuni tifosi non sono preparati. Nel rugby i tifosi hanno cominciato a rispettarlo, ma la cultura del calcio è diversa. Fare coming-out può essere un grande problema”.

Bellerin i pregiudizi li conosce bene a causa degli insulti di cui è stato vittima in passato: “la gente mi ha chiamato ‘lesbica’ perchè avevo i capelli lunghi e ho ricevuto molti altri insulti omofobi, alcuni dei quali negli stadi, ma la maggior parte sui social network. Ho imparato a proteggermi da queste cose, ma a volte possono condizionarti e di tanto in tanto ti portano a metterti in discussione. Ma le persone devono potersi esprimere nel modo che le rende più felici”.