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‘Ndrangheta, operazione “Enclave”: 33 arresti tra Roma e Reggio Calabria, i broker della droga e il solarium della Borghesiana usato come base logistica dello spaccio – NOMI e DETTAGLI

‘Ndrangheta: 33 persone arrestate per traffico di stupefacenti ed estorsione aggravata da metodo mafioso

Il provvedimento cautelare si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Via in Selci nell’ambito dell’indagine ”Enclave” sviluppata tra il 2017 e il 2018 che ha consentito di individuare e disarticolare un sodalizio contiguo alla ‘ndrangheta dedito al traffico di cocaina, marijuana e hashish nell’area nord-ovest di Roma (in particolare nelle zone di Casal del Marmo, Prima Porta, Borghesiana e nei Comuni di Sacrofano, Riano, Capena, Morlupo e Cerveteri). Al vertice Pasquale Vitalone, un 45enne già noto alla giustizia e organico alla ‘ndrina Alvaro di Sinopoli stabilitosi da tempo a Sacrofano, in provincia di Roma. Era da qui che dirigeva le sue attività illecite avvalendosi anche di propri familiari, considerati più affidabili e riservati rispetto ad altri componenti del sodalizio e incaricati di reperire canali di approvvigionamento, curare i rapporti con gli altri associati, trasferire il denaro contante, attuare per conto del capo azioni intimidatorie, garantire la riservatezza delle comunicazioni tra gli accoliti, cercando di eludere le eventuali captazioni delle Forze dell’Ordine. Nel corso delle indagini, oltre alle numerosissime cessioni, venivano ricostruite, in maniera dettagliata, svariate operazioni di narcotraffico tra le quali la negoziazione di una partita di 20 chili di cocaina proveniente dalla Colombia, operazione gestita mediante l’intermediazione di due broker italiani, una donna 65enne residente a Orbetello (Grosseto) e un uomo della provincia di Venezia, vicino all’ex ”Mala del Brenta”.

Poi la compravendita di una partita di 12 chili di cocaina al prezzo di 312 mila euro, operazione gestita per conto del Vitalone da un bulgaro, il quale si recava in più occasioni in Spagna per gestire le trattative con un gruppo di colombiani che avrebbero dovuto far arrivare lo stupefacente in Italia direttamente dal Sudamerica; la vendita di una partita di marijuana di 10 chili, fornita in conto vendita da Antonio Pelle, nipote del più noto Antonio soprannominato ”Ntoni Gambazza”, ritenuto il capo dell’omonima cosca di San Luca; la trattativa per l’acquisto di 1.500 chili di hashish da cedere ad acquirenti già individuati e attivi nella zona Nord di Roma. Inoltre, in svariate occasioni veniva documentato come gli indagati non disdegnassero l’uso della violenza, in particolar modo nelle attività connesse al recupero crediti con modalità estorsive. Emblematici, in tal senso, sono un’estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa nei confronti di un trafficante calabrese, reo di una mancata fornitura di droga per la quale era stata versata la somma di 116.500euro. Dopo svariate minacce di morte anche nei riguardi della moglie e di un violento pestaggio ai danni di un suo uomo di fiducia, il trafficante veniva costretto a restituire parte del denaro già consegnatogli; la condotta estorsiva nei riguardi di un acquirente, ritenuto responsabile del mancato pagamento di una partita di cocaina. Al fine di costringerlo a consegnare il denaro, alcuni degli indagati esplodevano sei colpi d’arma da fuoco all’indirizzo del portone di ingresso dell’abitazione della vittima e appiccavano il fuoco alla sua autovettura.

A carico degli arrestati anche il tentativo di rilevare le quote societarie di una palestra a Riano (Roma), attività ritenuta utile a riciclare il denaro di provenienza illecita. Al fine di piegare le volontà dei tre soci che non intendevano cedere le proprie quote, i malviventi dapprima incendiavano l’auto del primo, poi esplodevano un colpo d’arma da fuoco contro l’auto del secondo e, successivamente, incendiavano il cancello dell’abitazione e l’auto del terzo. Le investigazioni si focalizzavano anche su alcune attività commerciali: un’autofficina sita a Sacrofano, considerata la base logistica del sodalizio criminoso, utilizzata sia per la vendita al dettaglio delle sostanze stupefacenti, che per lo svolgimento degli incontri tra i sodali; un solarium, utilizzato come base logistica dai responsabili della piazza di spaccio della zona Borghesiana; un bar – tabacchi a Casalotti, gestito in prima persona da Pasquale Vitalone che, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia patrimoniale, attribuiva fittiziamente la titolarità della società di gestione del bar alla moglie e quella relativa alla tabaccheria a due nipoti.

‘Ndrangheta, operazione Enclave: un arresto anche nel Veneziano

C’è un arresto a Chioggia, nel Veneziano, tra le 33 misure eseguite oggi all’alba dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Enclave, indagine condotta dai militari del comando provinciale di Roma. I coinvolti sono indagati a vario titolo per associazione finalizzata al traffico internazionale di droga, cessione e detenzione ai fini di spaccio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto abusivo di armi.L’operazione, eseguita tra Roma, Reggio Calabria, Venezia e Grosseto, ha portato a smantellare un gruppo contiguo alla ‘Ndrangheta, costituito da cittadini calabresi e romani, dedito al traffico di droga che proveniva in gran parte dal Sud America.

‘Ndrangheta, operazione Enclave: “spari e minacce a chi non obbediva”

Non disdegnavano l’uso della violenza alcuni degli appartenenti al gruppo di narcotrafficanti finiti nel mirino della Dda di Roma che insieme ai Carabinieri, nell’ambito dell’operazione Enclave, hanno disarticolato un sodalizio vicino alla ‘ndrangheta, costituito da soggetti calabresi e romani. Il ricorso alla violenza era solito nelle attivita’ connesse al recupero crediti con modalita’ estorsive. In particolare gli investigatori hanno ricostruito un’estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa nei confronti di un trafficante calabrese, reo di una mancata fornitura di droga per la quale era stata versata la somma di 116.500 euro. Dopo svariate minacce di morte anche nei riguardi della moglie e di un violento pestaggio ai danni di un suo uomo di fiducia, il trafficante era stato costretto a restituire parte del denaro gia’ consegnatogli. In un’altra occasione, a causa del mancato pagamento di una partita di cocaina, alcuni degli indagati avevano esploso 6 colpi di pistola sul portone di ingresso dell’abitazione della vittima per poi dargli fuoco alla sua autovettura. Altro episodio: gli appartenenti alla banda nel tentativo di rilevare le quote societarie di una palestra di Riano, in provincia di Roma, ritenuta utile a riciclare il denaro di provenienza illecita alcuni degli indagati al fine di piegare le volonta’ dei tre soci che non intendevano cedere le proprie quote, i malviventi hanno incendiato l’auto del primo, poi esploso un colpo d’arma da fuoco contro l’auto del secondo e, successivamente, hanno incendiato il cancello dell’abitazione e l’auto del terzo.