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Messina, Tripodi (Uil): “se non si muore di Covid, si rischia di morire di fame”

Messina, Tripodi (Uil): “sin dall’inizio di questa tragica pandemia abbiamo ripetutamente affermato che “se non si muore di Covid, si rischia di morire di fame”

“Sin dall’inizio di questa tragica pandemia abbiamo ripetutamente affermato che “se non si muore di Covid, si rischia di morire di fame”. Purtroppo, il puntuale report che la Commercio di Commercio di Messina ha diffuso in merito al consuntivo del 2020 sull’andamento del numero degli occupati e delle imprese del nostro territorio, al netto di qualche labile dato parzialmente incoraggiante riguardante la nascita di nuove attività, è caratterizzato da preoccupanti segnali che coincidono con gli allarmi e le posizioni che la Uil e il Sindacato hanno reiteratamente assunto in questa terribile fase storica.  Nel 2020 ben 3.645 lavoratori della nostra provincia hanno perso il lavoro: si tratta di un numero enorme, che alle nostre latitudini è ancor più agghiacciante. Questo ingente gap è avvenuto nonostante, a partire dal 17 marzo 2020, nel nostro Paese vige il blocco dei licenziamenti. Una misura indispensabile che scadrà il prossimo 31 marzo e che, a nostro avviso, insieme alla proroga della cassa integrazione e ad una seria riforma delle politiche attive del lavoro, dovrà essere assolutamente prorogata dal governo Draghi” lo ha dichiarato Ivan Tripodi, segretario generale della UIL Messina.

“Una lettura attenta e un’analisi approfondita ci porta a identificare questa moltitudine di lavoratori, composta da ben 3.645 nuovi disoccupati, tra gli stagionali del turismo: settore strategico per la nostra provincia che, a causa della pandemia, è stato letteralmente falcidiato. Dobbiamo, però, evidenziare che i dati della Camera di Commercio sono, purtroppo, parziali poiché accanto al numero dei nuovi disoccupati “certificati” si deve aggiungere l’esercito dei lavoratori invisibili: donne e uomini che, per necessità e spesso sotto ricatto, lavorano in nero in una condizione di sfruttamento e senza il riconoscimento di alcun diritto” ha continuato Tripodi.

“Pertanto, vi sono precise responsabilità delle Istituzioni che, a tutti i livelli, non possono assistere inermi e senza strategie a questa mattanza che, in prospettiva, rischia di produrre disastri sociali dalle dimensioni inimmaginabili. E’ indispensabile mettere in campo azioni di governo e pianificazioni, a partire dalle immense risorse del Recovery Fund, che consentano al Sud, alla Sicilia e a Messina di essere percettori di investimenti e di progetti finalizzati allo sviluppo economico-sociale del territorio e di realizzare nuova occupazione, a partire da quella femminile. Contestualmente è improrogabile una forte azione di contrasto contro lo sfruttamento ed il lavoro nero per ridare dignità e diritti ad una miriade di lavoratori sfruttati e sottopagati. Sono queste le sfide epocali che ci attendono e sulle quali si misurerà la capacità politica e di governo delle classi dirigenti: nessuno potrà tirarsi indietro o sentirsi esentato da responsabilità poiché è in ballo il futuro nostro e delle prossime generazioni. Rinascita o precipizio: tertium non datur” ha concluso Ivan Tripodi, segretario generale della UIL Messina.