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Meno social network, più scuola e sport: perché i “bambini al plutonio” sono sempre meglio di futuri “rincoglioniti”

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Il nuovo millennio ha regalato una socialità più virtuale che reale anche nei bambini, acuita purtroppo dal lockdown: ma solo più scuola e sport, e meno social network, possono offrire loro un futuro migliore e meno pericoloso

Che i social network fossero uno strumento sempre più presente nelle vite degli essere umani, è un dato di fatto. Che stiano entrando – di prepotenza e dalla porta principale – nella quotidianità dei bambini, anche. E questo è preoccupante. Il caso della bimba di 10 anni di Palermo, morta per una sfida estrema su TikTok, ne è la dimostrazione. Perché si permette l’iscrizione a queste piattaforme ai minori di 13 anni (è vietato) semplicemente mentendo sull’età? Perché lo si può fare con così tanta facilità e senza particolari ostacoli? Perché non esiste una legge seria a riguardo che ne impedisca l’effettivo utilizzo?

Tante domande, con risposte che rischiano però di non trovare facile attuazione. Motivo? Sul “mercato” dei social e di Internet in generale girano degli interessi tali da non “disturbare” neanche lontanamente la voglia di chi – quasi da solo – prova a spiegare i pericoli legati a questi strumenti.

Ma alla fine, mi viene da pensare, si può mai bloccare “l’emorragia social” quando ancora certi “soggetti” continuano a riempire la testa delle persone al grido di lockdown, chiudiamo tutto per un mese, chiudiamo le scuole, i locali, i negozi di ogni tipo, le palestre”? Nell’ultimo anno, specie per bambini e adolescenti, l’aspetto sociale (che nessuno, tra chi “decide”, ha mai preso in considerazione, e continua a non farlo) è andato a farsi strabenedire. Non esiste. Non esiste la scuola (i segnali degli ultimi giorni, finalmente, speriamo possano aprire le menti di chi vuole chiusure isteriche), non esiste la palestra, non esiste la passeggiata al parco, non esiste niente. L’unico strumento che regala una parvenza di socialità ai bambini (e valla a chiamare socialità) è il social network. E non è neanche reale. Perché tanto cosa ci importa se i nostri figli non possono andare a scuola e non ci vanno da un anno. Cosa ci importa se impediamo loro di passeggiare all’aria aperta perché “c’è l’assembramentooo !?!?!?!?111!?!?“. Però gli è concesso mentire sull’età, iscriversi ai social network e stare giornate intere seduti sul divano a mangiare patatine e a condividere cazzate. E purtroppo, lo abbiamo visto, c’è chi va anche oltre.

Non uscire di casa per preservare la salute con la soluzione che alla fine – la salute – la si rovina davvero. Più “bimbi al plutonio” (dal vocabolario di De Luca) e meno bimbi “rincoglioniti” e frutto dell’isteria di mamme “impanicate”. Perché una passeggiata al parco, un giro in bici nella natura, una scuola in sicurezza allungano certamente di più la vita di una socialità pericolosa, grave, solitaria e virtuale…