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Mafia, Operazione “Adrano Libera”: smantellata la cosca siciliana Santangelo-Taccuni, i dettagli

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Tutti gli arresti e i provvedimenti dell’operazione antimafia della polizia di Stato, coordinata dalla Procura distrettuale di Catania, volta alla decapitazione della cosca Santangelo Taccuni, operante prevalentemente nel territorio di Adrano

Quindici persone arrestate, quattro finite ai domiciliari, altre 12 raggiunte da ordinanza di custodia cautelare in carcere dove si trovavano già detenute, e 3 dalla misura dell’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. E’ il bilancio dell’operazione antimafia della polizia di Stato, coordinata dalla Procura distrettuale etnea, che ha smantellato un’organizzazione di stampo mafioso legata alla cosca Santangelo-Taccuni, operante prevalentemente nel territorio di Adrano, e costituente un’articolazione territoriale del clan mafioso Santapaola-Ercolano. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa con l’aggravante di essere l’associazione armata, di avere gli associati assunto e mantenuto il controllo di attività economiche, finanziandole – in tutto o in parte – con il prezzo, prodotto e profitto dei delitti commessi; di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga; di furto in concorso di un Atm; ricettazione in concorso, danneggiamento aggravato in concorso; con l’aggravante di avere agito al fine di agevolare l’associazione mafiosa denominata Santangelo-Taccuni. Le complesse indagini, anche di natura tecnica, avviate nel maggio del 2017, hanno beneficiato dei riscontri forniti dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia tra cui quelle di Valerio Rosano, appartenente alla omonima famiglia, intesa “Pipituni”, organica al clan Santangelo-“Taccuni”.

La notizia della collaborazione con la giustizia di Rosano, ebbe nell’immediato forti ripercussioni nella famiglia del collaboratore, il cui padre Vincenzo era esponente di vertice del clan. La reazione della cosca fu pubblicamente manifestata con l’affissione di locandine funerarie nel centro storico di Adrano che annunciavano la morte di Valerio Rosano e fissavano le esequie presso una chiesa, il cui fittizio indirizzo corrispondeva alla via in cui si trova il Commissariato di polizia. Il caso fu trattato anche dalla trasmissione televisiva “Striscia la notizia” alla cui inviata l’indagato Toni Ugo Scarvaglieri rilasciò un’intervista, nel corso della quale, pubblicamente e senza timore, ebbe ad esprimere forte repulsione per la scelta operata dal collaboratore, arrivando a definirlo “un morto che cammina”.

Nel corso dell’attività d’indagine è stato documentato un vasto traffico di sostanze stupefacenti dalla Lombardia verso il comune etneo, evidenziandosi il ruolo di trait d’union svolto da due pregiudicati di Biancavilla e Adrano domiciliati nelle province di Varese e Como che, grazie ai collegamenti con un soggetto di origine calabrese, anche lui domiciliato nella regione lombarda, avevano avviato rapporti di affari con un cittadino albanese, attualmente detenuto. Agli indagati il provvedimento cautelare è stato notificato dalle Squadre Mobili delle Questure di Como e Varese. A riscontro dell’illecito traffico, il 23 dicembre 2017, è stato tratto in arresto un altro indagato, che stava rientrando in Sicilia dopo essersi recato in Lombardia.

Inoltre, il 15 febbraio 2018, gli investigatori traevano in arresto, in Lombardia, il cittadino albanese Ermir Daci, insieme ad altro connazionale, in quanto trovati in possesso di 33 confezioni in cellophane, contenenti 17,474 chili di eroina. Nella loro disponibilità venivano rinvenuti anche 8 chili circa di sostanza utilizzata per il taglio e la somma di 43.980 euro. L’approvvigionamento di sostanze stupefacenti avveniva anche attraverso canali ubicati in territorio messinese, calabrese e campano. A tal proposito nel corso delle indagini sono stati operati numerosi arresti in flagranza di reato ed altrettanti sequestri di sostanze stupefacenti che servivano ad alimentare le tre “piazze di spaccio” operative in territorio di Adrano.

Per garantire la liquidità necessaria al mantenimento della cassa comune da impiegare in attività illecite, gli associati si sarebbero anche resi responsabili di reati contro il patrimonio. Ad alcuni degli indagati è stato contestato un tentativo di furto aggravato ai danni di un Atm nel comune di Randazzo. Uno dei destinatari della custodia cautelare in carcere è attualmente detenuto all’estero e per lui sono stati già attivati i canali Interpol per la notifica del provvedimento. L’operazione è stata denominata “Adrano Libera”.