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La firma del delitto: cosa si cela dietro l’uccisione in Congo dell’ambasciatore e del carabiniere

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La diplomazia italiana ed europea, quella congolese ed africana hanno il dovere morale di chiarire i fatti accaduti ieri per rendere conto alle famiglie delle vittime e ai propri rispettivi concittadini

La criminologia ci insegna che non esiste un delitto perfetto; perché ogni criminale, nel compiere il suo delitto, porta con sé le tracce e ne tralascia, mentre scappa, tanti altri. Quelli lasciati aiutano gli specialisti, tra cui la polizia scientifica, ad individuare il gruppo che ha operato. Ogni criminale o gruppo di delinquenti organizzato ha il proprio modus operandi, è quello che, in criminologia si chiama: la firma de delitto e/o arma del delitto. Quando ad uccidere è la mafia, gli specialisti lo sanno, come fanno a saperlo? La mafia ha il suo modo specifico di firmare il suo crimine o delitto. Ma la domanda che occorre porsi è la seguente: a chi profitta il delitto commesso? Nel mondo criminale nulla accade per caso; ogni piccolo particolare può essere una finestra aperta per ulteriori dettagli che possono chiarire l’accaduto delittuoso. Il Capo dello Stato congolese sarà in Italia tra poche settimane, è stato invitato per partecipare alla Riunione del G20, nella sua qualità di Presidente della Unione Africana, l’attuale Governo congolese è dimissionario, le consultazioni politiche sono in corso per dare al Paese un nuovo Governo, all’Est del Congo vengono uccisi tre giovani, tra cui un brillante Ambasciatore italiano, un carabiniere italiano e l’autista congolese. Ci chiediamo: a chi profitta questo delitto? La diplomazia italiana ed europea, quella congolese ed africana hanno il dovere morale di chiarire i fatti per rendere conto alle famiglie delle vittime e ai propri rispettivi concittadini. Tuttavia, mentre esprimiamo la nostra vicinanza alle famiglie dei poverini di turno, vogliamo cogliere questa triste occasione per dire al Mondo intero che ogni giorno i congolesi muoiono all’Est del Congo sotto il silenzio complice della Comunità internazionale, vogliamo che la giustizia sia fatta non solo per le vittime di oggi, ma anche per quelle di tutti i giorni; perché ogni morte ingiusta, e non naturale, è una morte di troppo. Che la morte di questi tre giovani sia un’opportunità per porre fine ai gruppi armati che mietono vittime recando desolazione nei cuori dei congolesi da più di vent’anni. Che Dio consoli le famiglie delle vittime italiane e congolesi, e che giustizia sia fatta e che la pace regni nella Repubblica Democratica del Congo, che piange i suoi figli ingiustamente uccisi a causa dei minerali del suo sotto suolo. Oggi l’Italia è chiamata a piangere insieme al Congo, per l’uccisione di questi ragazzi. Che questo grido di dolore Italo-congolese interpelli i dirigenti del Mondo affinché sia stabilito in Congo, in Africa, uno Stato di diritto che protegga ogni vita umana, senza discriminazione alcuna. Concludo parafrasando quelli che hanno sempre affermato che: la vita perde il suo senso quando taciamo dinanzi alle cose ingiuste, o ancora: a farci paura non sono i criminali, ma piuttosto il silenzio delle persone oneste. Siamo chiamati a denunciare il male, a rinunciare alle ingiustizie per annunciare il bene.

di Don Alain Mutela Kongo