fbpx

Il giornalista Rocco De Zerbi tra il 1889 e il 1891 condusse da deputato importanti battaglie politiche che interessavano e cambiavano il destino del paese di Scilla

  • silvano napolitano
    silvano napolitano
/

Il giornalista Rocco De Zerbi tra il 1889 e il 1891 condusse da deputato importanti battaglie politiche che interessavano e cambiavano il destino del paese di Scilla ma nel 1893 ma fu coinvolto negativamente nel famoso scandalo della banca romana

Rocco De Zerbi nacque a Oppido Mamertina in provincia di Reggio Calabria l’11 giugno del 1843. Fu un politico e giornalista italiano. Dopo aver prestato volontariamente servizio militare nelle campagne risorgimentali del 1860 e del 1866, nel 1868 fondò a Napoli il quotidiano “Il Piccolo”, di tendenze politiche centriste, che diresse fino al 1888. Tra le più illustri collaborazioni al giornale si segnala quella di una giovane Matilde Serao, che nel 1879 dedicava al De Zerbi il volume di racconti chiamati “Dal Vero”. Rocco De Zerbi politicamente era schierato nella Destra parlamentare, si distinse per la brillante oratoria e per il gusto della polemica, fu famosa, in particolare, quella con Giosuè Carducci sul poeta latino Tibullo. Rocco De Zerbi da deputato del Re d’Italia assunse importanti azioni politiche che interessavano il paese di Scilla. Egli da brillante oratore, ebbe modo durante la tornata alla Camera dei Deputati del 26 giugno 1889, di perorare la causa portuale scillese intervenendo con grande energia, durante la discussione del disegno di legge per le nuove opere marittime. Fu un grande mistificatore poiché con i suoi discorsi intendeva in effetti superare alcuni impedimenti di legge esistenti. Per questo motivo l’onorevole e giornalista calabrese, ritenne di presentare al Governo del Re, citando addirittura il sommo poeta Virgilio “Scilla…et navem in saxa trahentem” , l’articolo aggiuntivo riguardante il finanziamento per la costruzione del porto rifugio a Scilla, che in origine risultava essere una palese forzatura di legge soprattutto perché si progettava l’abbattimento dei faraglioni di Scilla, colpevoli di trovarsi in una posizione che creavano ostacolo alla navigazione. L’intervento in aula del De Zerbi fu però molto apprezzato dai suoi colleghi: “Scilla e Cariddi oltre ad essere una figura retorica, sono un fatto e tutti i naviganti lo sanno. Siccome la rada di Scilla, in quella classificazione che si fece piena di spropositi, é classificata rada di IV categoria, non si potrà mai fare un rifugio a Scilla, se non si nomina la cosa nella legge attuale; altrimenti la legge organica vi si opporrebbe. Ecco quindi, o Signori, che è necessario dir chiaramente nella legge che cosa vogliate fare per questa parte importantissima della navigazione. Io ho sottoposto al vostro esame 4 punti principali: Oneglia, Scilla, Lipari e Gallipoli. Ma di questi 4 l’urgente, l’indispensabile, a mio avviso, è senza dubbio Scilla. Io non ve lo raccomando in nome di Virgilio; ve lo raccomando in nome dei naufragi che accadono spessissimo in quei paraggi non solo delle navi a vela, che sono ancora gran parte della flotta italiana, ma (tanto è forte la corrente del faro) anche di navi a vapore, e di grande forza. Ed è cosi che, non molto tempo fa, una nave da guerra austriaca naufragò su quegli scogli. Ora che cosa volete voi fare, o signori? Credete di poter fare una legge dei porti senza pensare a queste cose?”. Fu infatti palese che l’idea del De Zerbi era di costruire il porto di Scilla al posto dei Faraglioni della rupe e prendere così “2 piccioni con una fava”. Un altro deciso intervento dell’onorevole De Zerbi fu per salvare la Pretura di Scilla, quando il 30 Marzo del 1890 il governo italiano istituì una Commissione Reale per ridurre le Preture in Italia.

Nella lista delle Preture da chiudere figurava anche quella di Scilla e il deputato di De Zerbi insieme al sindaco del paese Raffaele Minasi e l’assessore Antonio Cardona, il 18 Settembre del 1891, presentarono un ricorso al Consiglio Provinciale di Reggio Calabria e la Pretura di Scilla si salvò, infatti rimasse attiva ancora per altri 33 anni, quando fu aggregata a quella di Villa San Giovanni, col Regio Decreto del 24 Marzo del 1924. Il nome di Rocco De Zerbi fu anche legato al famoso “Scandalo della Banca Romana”, un caso politico-finanziario di rilevanza nazionale che fu al centro delle cronache italiane dal 1892 al 1894 e che ebbe come elemento centrale la scoperta delle attività illecite del governatore della Banca Romana, nel decennio precedente. Furono coinvolti alcuni presidenti del Consiglio come Giolitti e Crispi, ministri, parlamentari e giornalisti, e la banca venne liquidata dalla Banca d’Italia, istituita a seguito dello scandalo per riformare il sistema bancario. Anche Rocco De Zerbi figurò, insieme ad altri, tra i destinatari di somme in denaro illecito e personalmente, il suo debito con le banche ammontò a mezzo milione di lire dell’epoca, circa 2 milioni di euro odierni. Quello in questione fu il primo grave scandalo della storia dell’Italia unita, ed emerse a seguito dello scoppio della bolla immobiliare, seguita all’istituzione di Roma come nuova capitale del regno. La frode era basata su alcune banconote stampate in eccesso a Londra dalla H. C. Sanders & Company coi numeri di serie di quelle che erano state destinate alla distruzione per usura e queste irregolarità furono accertate e documentate fin dal 1889. Lo stesso anno, il 1889, che corrisponde anche al suo intervento parlamentare in favore del finanziamento dello Stato per la costruzione dei porti in Italia, era forse una strategia del De Zerbi nascondere o confondere i reati finanziari con i finanziamenti di vere opere pubbliche? Il 3 febbraio 1893 la Camera dei deputati diede parere favorevole, con voto unanime, alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Rocco De Zerbi, ma non si presentò mai a deporre dal giudice, poiché il 20 febbraio morì colpito da infarto. In riconoscenza alle lotte politiche in difesa del paese di Scilla, nel Marzo del 1893 dopo la sua morte, fu intitolata a lui, la scalinata che dalla Piazza San Rocco va a Piazza Matrice e apposta una lapide sulla facciata del distrutto palazzo municipale con la seguente iscrizione: “Rocco De Zerbi che con generosità beneficò Scilla all’onorevole deputato che ne propugnò i vantaggi per la costruzione del porto e per la conservazione della pretura cli scillesi riconoscenti posero questo monumento”.

Enrico Pescatore