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Governo, la Meloni dice no a Draghi e gli ex Alleanza Nazionale insorgono: “Suicidio politico”

giorgia meloni Foto di Riccardo Antimiani / Ansa

Il no di Giorgia Meloni a Mario Draghi ha smosso le coscienze di ex componenti di Alleanza Nazionale, che la invitano a ripensarci

Giorgia Meloni ha detto no a Draghi. La massima esponente di Fratelli d’Italia, nonché una delle figure più importanti del centrodestra, esprimendo il suo parere sulla questione ha smosso le coscienze degli ex componenti di Alleanza Nazionale, ora nell’associazione Rifare Italia. 24 ex An che fu di Fini, capitanati ora dalla consigliera regionale della Lombardia Viviana Beccalossi, hanno infatti inviato una sorta di lettera-appello alla Meloni affinché ripensi alla sua posizione e riapra nei confronti di Mario Draghi, scelto da Mattarella come presidente del Consiglio per formare il nuovo Governo.

“Ventisette anni dopo” la nascita di An (nel marzo del 1994 per la prima volta comparvia il simbolo di Msi-An) – dice la lettera – “sarebbe irragionevole assistere alla regressione di quella svolta storica astenendosi o addirittura negando la fiducia al costituendo governo guidato da Mario Draghi. Tanto più se si considera che allo stesso è affidata l’imponente missione di ricostruire una nazione funestata dalla pandemia e dalla crisi economica. Ostinarsi a invocare elezioni anticipate in un contesto come quello appena tratteggiato rischia di apparire come una fuga dalle responsabilità. Un atteggiamento che mal s’attaglierebbe a chi dice di avere il patriottismo nel proprio Dna politico-culturale. Per questo ci ostiniamo a ritenere non ancora definitivo l’annunciato no o la ventilata o la ventilata astensione di Fdl al governo Draghi. Ritirarsi sotto la tenda e di lì abbaiare alla luna equivarrebbe a un suicidio culturale, morale e politico. Un atteggiamento che gli italiani di oggi non capirebbero e che quelli di domani non mancherebbero di condannare”.

“L’utilizzo di ingenti risorse europee – si legge ancora – richiederanno un forte processo di riforme e di innovazione. Da cui la destra non può escludersi, affinché tutto avvenga finalmente fuori dalle logiche clientelari che hanno caratterizzato il precedente esecutivo. In questo caso il tentativo affidato a Draghi è autenticamente patriottico: chiunque vi parteciperà, contribuendo al suo successo, avrà dato prova concreta di riuscire ad anteporre la nazione alla fazione”.