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Draghi, il Ponte sullo Stretto è nel dossier Sicilia: sull’agenda del Governo si discuterà anche del reddito di cittadinanza

ponte sullo stretto

Dai sussidi agli investimenti sulle infrastrutture necessarie per il rilancio della Sicilia: reddito di cittadinanza, blocco dei licenziamenti e Ponte sullo Stretto, ecco gli argomenti messi in discussione da premier incaricato Draghi

Una grande opportunità per la Sicilia e i suoi cittadini, sul tavolo di Mario Draghi ci sono anche tanti fascicoli che riguardano l’Isola. I dossier del premier incaricato sono tanti ed interessano circa 600mila persone: il dibattito sul rifinanziamento del reddito di cittadinanza, che tiene a galla 550mila siciliani, si intreccia in queste ore con quello sul blocco dei licenziamenti. Alla nuova maggioranza, e ovviamente al nuovo Consiglio dei ministri, spetterà prendere tante decisioni: i temi che riguardano l’Isola sono molti, dal debito da 65 milioni che la Finanziaria della giunta Nello Musumeci spera essere colmato da Roma con un accordo, all’eterno dibattito del Ponte sullo Stretto (“dimenticato” nel Recovery plan presentato dall’esecutivo Conte). Il progetto che da sempre chiede il Centrodestra, in accordo anche con Renzi e Calenda, per rilanciare il Meridione d’Italia, adesso può essere messo in piedi sul tavolo delle trattative.

La partita più delicata è comunque quella che si gioca sul reddito di cittadinanza. Con una valenza politica, per il Movimento 5 Stelle è una base imprescindibile in modo particolare per la Regione: la Sicilia è infatti secondo l’EuroStat è il territorio in Europa con il più alto rischio di povertà, e qui secondo l’ultimo bollettino Inps, aggiornato a dicembre, si sorreggono sul beneficio le sorti di 551.915 persone. “Il reddito di cittadinanza – ha annotato la Svimez nell’ultimo rapporto – ha contribuito significativamente a ridurre la platea dell’esclusione e della marginalità fornendo un reddito minimo garantito”. Una visione che non corrisponde perfettamente con la linea di pensiero di Mario Draghi che lo scorso agosto sull’argomento dell’assistenzialismo sentenziò: “I sussidi sono una prima forma di vicinanza, servono a sopravvivere, a ripartire. Ma finiranno e ai giovani bisogna dare di più”.

Un’altra grande questione è poi al centro del dibattito. Il 31 marzo scadono i termini sia il blocco dei licenziamenti che la possibilità per le aziende di accedere gratuitamente alla cassa integrazione Covid: se le due misure si interrompessero, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ha calcolato che in Sicilia andrebbero persi ben 37mila posti di lavoro. “Se dovessero finire cassa integrazione e blocco dei licenziamenti – tuona Mannino – è a rischio non solo la tenuta sociale, ma anche quella democratica della Sicilia”. Nell’Isola ci sono 72 crisi aziendali in corso, molte famiglie sono in un limbo di dubbi che il nuovo Governo sarà chiamato a dover risolvere.

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