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Draghi il ‘supereroe’: il si dell’Italia e la miopia politica di Meloni

giorgia meloni Foto di Riccardo Antimiani / Ansa

Mattarella ha nominato Mario Draghi come unica possibile soluzione. L’uomo capace di salvare l’Italia e l’Europa usando gli stessi strumenti in uso al grande capitalismo e lo ha contrastato sconfiggendo gli egoismi e le insidie della potentissima Bundesbank, della stessa Merkel. L’Europa lo riverisce; l’America lo giudica un super eroe

di Umberto Pirilli – La Politica non è l’arte di piacere ai più ma quella di servire tutti; non si serve lo Stato  assecondando i cittadini attraverso i sondaggi, si serve affrontando la realtà del presente ed avendo chiara la visione del futuro, perseguendo e realizzando progetti  ed opere coerenti con l’interesse generale; si serve, ma questo è un privilegio riservato agli statisti, sempre più rari, prevedendo disegnando e costruendo il futuro. Oggi il mondo è cambiato: più aperto e più piccolo insieme; più industrializzato e più inquinato; più popolato e più dismetabolizzato; più ricco e più povero; più democratico e più totalitario. Il mondo, dopo il crollo del comunismo e il trionfo del  capitalismo, ha concentrato la ricchezza nelle mani di pochi nuovi plurimiliardari: americani, russi e cinesi. L’ironia della sorte ha cancellato l’idea di stato comunista come possibile e i suoi figli come soggetti politici. Il capitalismo, solo al comando, è diventato rapace, selvaggio, divoratore di uomini e di aziende ma anche di Stati. Le ideologie sono crollate e i Paesi si reggono sugli uomini che cambiano continuamente  così come cambiano i partiti, snaturati e sempre più anemici. Anche il capitalismo è  cambiato. Il nuovo è multinazionale, più potente e più selvaggio. Il vecchio, che conosciamo, tenta di sopravvivere e di contrastare gli appetiti del primo che offre al secondo lauti e seducenti compensi ben sapendo quanto sia logoro e sempre più indebitato. Le aziende cinesi presenti in Italia prima della pandemia erano meno di 50; dopo la prima ondata pandemica sono diventate 450. Ed è solo l’inizio. Questo, in  estrema sintesi, è il quadro. Persino Berlusconi, che è capitalista minimo, è crollato sotto i colpi di magistrati sinistri e di quelli del nuovo capitalismo che non fa sconti  e non bada a spese; è caduto per l’ascesa repentina dello spread schizzato a oltre 500 punti. Il patrimonio di uno dei nuovi plurimiliardari, tanto per fare un esempio, equivale e supera quello dell’intero debito pubblico italiano.

Foto di Roberto Monaldo – Ansa

Conte è caduto per le contraddizioni insanabili della maggioranza che hanno paralizzato il Governo, inetto di suo, e anche per i pieni poteri che il Premier si è arrogato, mai criticati come invece avviene per l’infelice frase di Salvini. Ora, al solo nome di Draghi, lo spread è sceso sotto quota 100 rendendo sostenibile il nostro debito. E così sarà. Lo scontro prossimo futuro avverrà tra il capitalismo selvaggio e gli Stati e persino i Continenti. Pensate per un attimo all’America: Trump ha stanziato 4.500 miliardi di dollari per contrastare la pandemia e i suoi effetti e Biden, appena insediatosi, ne ha chiesto al Congresso altri 1.900. 6400 miliardi di  dollari, una cifra che supera di quasi 7 volte quella stanziata dall’Unione Europea. In questo contesto l’Europa è ultima tra i grandi, l’Italia è ultima in Europa, il Sud è ultimo  in Italia. Mattarella ha fatto il Presidente e ha parlato solennemente: elezioni NO, ed  ha spiegato perché; la crisi è di sistema e la sua gravità è eccezionale. Tutto vero, ne ha indicato le cause e l’esigenza di porvi subito adeguati rimedi. Ha invocato l’unità nazionale. Ha nominato, non incaricato, Mario Draghi, unica possibile soluzione. Draghi non è il burocrate al servizio del grande capitale, è stato capace di salvare l’Italia e l’Europa costruendo e usando gli stessi strumenti in uso al grande capitalismo e lo ha contrastato affrontando e sconfiggendo anche gli egoismi e le insidie della  potentissima Bundesbank, della stessa Merkel, che poi gli ha reso onore, e di quanti ha incontrato sul suo cammino. L’Europa lo riverisce; l’America lo giudica un uomo super, un eroe, un talento che ha tentato inutilmente di concupire alla sua causa. Usa una biro di pochi centesimi e vive la vita di un cittadino normale. Stiamo parlando di un sempre più raro esempio di economista e politico di altissimo livello, un moderno  statista. Sul suo nome però si è scatenata la lotteria degli imbecilli, grilli parlanti senza sapere di chi e di cosa. Il PD, residuo bellico dei vecchi partiti, è stato il primo a capire e a deporre le armi tentando – ma solo dopo il no di Salvini e Meloni – di dare corpo e seguito allo strampalato nuovo arco costituzionale, l’antisovranismo, da collocare fuori dal cerchio magico del vuoto perimetrato dal nulla. Mattarella aveva detto NO in anticipo invocando l’unità nazionale, l’onda su cui naviga la nave di Draghi. I grillini hanno detto NO a Mattarella, poi NI, poi SI, domani; il PD ha capito e balbetta, Renzi  gongola, ha vinto, è il più dotato in quella parrocchia, da cui si è tirato fuori per tentare di costruire il centro, anche lui come altri; Berlusconi è per il SI convinto; Salvini è un vero animale politico con il difetto però di trasformare in parole ed azioni gl’impulsi  che gli vengono dalla pancia senza prima farli passare dal cervello. Dirà SI a Draghi per Georgetti e per i suoi che gli hanno spiegato il perché. La delusione grande, infinita quanto il debito pubblico italiano, è Giorgia Meloni, che ho conosciuto quand’era ancora ragazza, sveglia e forbita. Ha fatto molta strada, pensavo fino ai giorni scorsi. Dicendo subito SI avrebbe spiazzato tutti, e soprattutto i grillini che con il loro  reggente e col capo comico avevano subito detto No, No, convertiti in NI , e in Si, dopo, nel giro di 24 ore. E poi Conte, che esce dal Palazzo e si offre a Draghi e a tutti quelli del perimetro chiedendo un governo politico, termine che ripete tre volte, per allontanare l’idea del governo tecnico. Lui, Conte, che ha governato da solo e con 50 DPCM giustificando i pieni ed abusati poteri con la frase seguo le indicazioni degli  scienziati. 350 tecnici, tanto per capirci. La Meloni, dicendo subito SI avrebbe aperto uno scenario fantastico, avrebbe squarciato la tela dell’omertà politica, delle bugie, delle falsità, dei complotti narrati da Palamara, avrebbe legittimato la destra a governare senza più oppositori occulti. Il No reiterato di Giorgia è apparso come indice di miopia politica diventando cecità quando le circostanze, i fatti e le riflessioni sopra espresse hanno certificato la diagnosi politica dei politicamente falliti i quali, grazie ai NO, tentano di risorgere resistendo ai paletti del Capo dello Stato, alla sua accorata richiesta di aiuto per l’Italia e al suo appello a tutte le forze presenti in Parlamento per salvare il Paese.

La decisione della Meloni, come dalla stessa motivata, si fonda sulla coerenza e sul convincimento dell’ingovernabilità, attesa l’eterogeneità delle forze politiche in Parlamento, tradisce il timore della sfida, ignora la bocca di fuoco del duo Mattarella Draghi e più che più denota il coraggio mancato e l’assenza di una strategia politica. Tale posizione appare marginale, destinata a isolare nel tempo la Meloni e il suo partito ed a scomporre l’alleanza storica, favorendo l’attrazione di Forza Italia verso il centro, in costante fermentazione, e quella di Salvini verso un ripensamento. Sullo sfondo -però- c’è l’Italia.