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Coronavirus, Rezza: “Calabria e Sicilia hanno un’incidenza e un rischio bassi”

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Coronavirus, il direttore della prevenzione del Ministero della Salute Giovanni Rezza ha parlato della situazione presente in Calabria e Sicilia

Anche questa settimana continua la fase di transizione epidemiologica, a livello europeo l’Italia è tanto colpita come la Francia e la Spagna, mentre la Germania va leggermente meglio, con la Svezia che ha un’incidenza più significativa rispetto a Norvegia e Finlandia, nella penisola scandinava“. Queste le parole di Giovanni Rezza, direttore della prevenzione del ministero della Salute, nel presentare i dati della cabina di regia sul monitoraggio epidemiologico nel corso della conferenza stampa. “Se in Italia è presente o meno una seconda o terza ondata ha poco rilievo – prosegue Rezza – sono dell’avviso che le fasi che viviamo sono condizionate dagli interventi che applichiamo e che, appena allentiamo le misure, il virus è più libero di correre. Rispetto ai tassi di incidenza per singola Regione – spiega ancora il direttore della prevenzione – dobbiamo segnalare la provincia di Bolzano, dove ci sono stati dei grappoli di casi nel Comune di Merano ed è stata individuata la variante sudafricana nei casi segnalati, anche se questi focolai sembrano essere stati ben contenuti. Così come il Molise e l’Umbria, in quest’ultima c’è addirittura una co-presenza delle due varianti, inglese e sudafricana, e destano preoccupazione sull’incidenza“.

Coronavirus, Rezza: “Calabria e Sicilia a rischio basso”

In virtù dell’attenzione a cui richiama Rezza, il professore mette in guardia con un inciso nell’illustrazione dei dati epidemiologici regionali: “Lo sforzo di contenimento che ci attende è quindi molto forte, sia per i focolai intensi sia per le varianti circolanti. La buona notizia è che si fanno tanti tamponi in Italia, oltre i molecolari ci sono anche gli antigenici: le fasi dell’epidemia sono moto condizionate dalla capacità di intercettare i casi. Calabria e Sardegna, con qualche area della Sicilia hanno invece un’incidenza molto più bassa e quindi un rischio basso”.

Coronavirus, Rezza: “C’è stata una riduzione dell’età media in termini di contagio”

Come di consueto alcune riflessioni sono concentrate sulla demografia dei casi: “Rispetto all’età delle persone colpite dal virus, c’è stata una riduzione dell’età mediana: mi auguro che questo dipenda dalla campagna di vaccinazione che ha riguardato i più anziani. L’abbassamento dell’età media che abbiamo visto in estate è diversa da ciò che c’è oggi: adesso c’è una maggiore incidenza nelle scuole, con un abbassamento ulteriore, dove comunque i bambini hanno un decorso più blando ma che ci fa pensare sia un fenomeno legato alla circolazione delle varianti. Al di sopra degli 11 anni c’è un tasso di circolazione in effetti più alto. Ma anche tra gli operatori sanitari c’è stato un incremento dei contagi, nelle aree dove è circolata la variante brasiliana – spiega il professore – Tuttavia questi casi sono stati adeguatamente contenuti. E’ possibile che questo sia connesso ad un rilassamento nel comportamento“.

Coronavirus, Rezza: “Meno casi tra gli Over 80”

Accanto all’abbassamento dell’età media, prosegue l’epidemiologo “c’è una diminuzione dei casi tra gli over 80. Anche nelle Rsa c’è stata una decisa riduzione dei casi e non perché i degenti sono stati tutti colpiti nella prima ondata ma per la vaccinazione degli ospiti delle strutture e degli operatori sanitari. In ogni caso non cresce l’epidemia, con un Rt a 0,99 come abbiamo evidenziato in questo monitoraggio, ma non si sgonfia nemmeno il focolaio di infetti: pensiamo al Molise, con cluster importanti legati alla variante inglese. Per quanto riguarda le terapie intensive siamo in media sul 24% dei posti letto occupati, sotto la soglia critica del 30% ma è una riserva piccola questa che segnaliamo – sottolinea Rezza – In merito all’età mediana dei decessi è in atto una leggera diminuzione dell’età e questo purtroppo è in parte legato ai vaccini che arrivano in ritardo e con dosi che per ora non sono sufficienti a mettere in sicurezza tutti. Per questo dobbiamo avere un numero di dosi elevato a disposizione”.