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Come la Magistratura ha perseguitato Berlusconi. Palamara e la forza del “Sistema”: “Su di lui non esiste discrezionalità”

Silvio Berlusconi Foto di Alessandro Di Meo / Ansa

Nel libro “Il Sistema”, Palamara racconta come la Magistratura – nel corso degli anni – abbia perseguitato Berlusconi, che più volte si era messo contro

Silvio Berlusconi è stato uno degli uomini più influenti e “presenti” nella politica italiana degli ultimi 30 anni. Uomo di destra, per questo ha avuto più volte scontri con il “Sistema” raccontato da Luca Palamara nel suo libro scritto con il giornalista Alessandro Sallusti. La magistratura, lo abbiamo visto con i casi Renzi e de Magistris, sfida tutti coloro che provano a mettersi contro. E vince, quasi sempre, costringendoti a compromessi o facendoti fuori. Più volte, nel corso del libro, l’ex magistrato lo ha sottolineato, spiegando che anche lui lo ha provato sulla sua pelle. Palamara, infatti, lo scorso 20 ottobre è stato radiato dall’ordine giudiziario in seguito a un’indagine sul suo ruolo di mediatore all’interno del sistema delle correnti della magistratura. “La magistratura segue le stesse logiche della politica, a volte addirittura le anticipa. Solo con Berlusconi non è avvenuto, ma questo è un lungo discorso che ha radici ideologiche, politiche e culturali profonde”, rivela Palamara in merito al ruolo del “Sistema” nei confronti di Berlusconi, finito spesso sotto la lente di ingrandimento dei magistrati.

“È innegabile – prosegue – che le correnti siano nate con i più nobili ideali e, in tale ambito, Magistratura democratica si è autoproclamata superiore dal punto di vista etico. È nata nel 1964 a Bologna, quando un insieme di magistrati ideologizzati si costituisce in gruppo organizzato all’interno della magistratura in stretta relazione con il Partito comunista, e questo condizionerà l’attività della categoria fino ai giorni nostri. Magistratura democratica è l’embrione del sistema. Si chiama collateralismo. Solo che se sei collaterale al Pci-Pds-Pd sei un sincero democratico e un magistrato libero e indipendente; se sei collaterale a Renzi via Lotti, a Berlusconi via Nitto Palma o a Salvini via non so chi, allora sei un traditore dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura e devi essere cacciato come infame”.

Berlusconi diventa presidente del Consiglio: comincia la “battaglia” del “Sistema” nei suoi confronti

2008. Di lì a poco Berlusconi sarebbe diventato nuovamente presidente del Consiglio. Palamara incontra il leader di  Forza Italia: “L’incontro avvenne a Palazzo Grazioli – racconta – Entrammo nel cortile con la macchina di Nitto (Palma, ndr) in modo da non dare nell’occhio. Salimmo al primo piano, Berlusconi stava guardando in tv la seduta del Parlamento. Fu ospitale e gentile, mi colpì il suo abbigliamento informale, maglione e pantaloni blu. Mi esternò la sua amarezza per le numerose vicende giudiziarie che riguardavano lui e i suoi collaboratori, e devo riconoscere che mi sembrò più preoccupato per i secondi, a cui dava l’impressione di tenere molto. Nel corso della conversazione Nitto propose di uscire dalla logica della contrapposizione continua, e Berlusconi annuì sostenendo la necessità che si aprisse un nuovo corso nel rapporto tra magistratura e politica, ma in verità non mi sembrava fiducioso verso questa possibilità e fece più di un riferimento ai magistrati, a suo dire, politicizzati. Io presi atto delle sue recriminazioni, ma quando fu il mio turno diedi risposte vaghe e generiche: conoscevo bene come la magistratura la pensava nei suoi confronti”.

L’8 maggio 2008 Berlusconi diventa presidente del Consiglio. E inizia la sfida di magistratura e politica nei suoi confronti: “La magistratura – si legge nel libro – vuole farsi trovare pronta ai blocchi di partenza della nuova sfida a Berlusconi. È un segnale al governo che sta per arrivare, ma anche al nostro interno: non tollereremo un’opposizione blanda al berlusconismo“. E dalle parole si passa ai fatti: “Simone Luerti rilascia una lunga intervista a Luigi Ferrarella del ‘Corriere della Sera’ e commette due errori che si riveleranno fatali. Fa una sorta di apertura a Berlusconi sulla possibilità di riformare il Csm, e in particolare teorizza la possibilità che i provvedimenti disciplinari per i magistrati possano essere affidati a qualcuno al di fuori dell’organo di autodisciplina. Non erano questi i patti, non poteva essere lui il condottiero del nuovo corso”.

Luerti si fa “autogol” da solo. “Ma non può essere rimosso di peso per quelle parole – rivela Palamara – sarebbe stato come gettare la maschera e mostrare il vero volto. Occorreva un pretesto. E allora arriva in soccorso il killer, personaggio che ritroveremo più volte quando andremo ad affrontare le nomine delle procure più importanti. Passano pochi giorni e sul tavolo del Csm arriva una carta che era sepolta tra le migliaia dell’inchiesta Why Not del pm De Magistris, quello che, come abbiamo visto poco prima, avevamo cacciato sostenendo che le sue inchieste fossero… così così. Sono poche righe in cui si documenta come Luerti avesse pranzato e intrattenuto rapporti con uno degli indagati, il ciellino Antonio Saladino. Per aumentare il carico ci sono pure – non si capisce a che titolo – indiscrezioni sul fatto che Luerti appartenesse ai Memores Domini, un’associazione laicale che pratica la castità, sotto l’egida di Cl, il movimento cattolico di cui anche lui faceva parte. Non serve molto altro: Luerti finisce nel tritacarne mediatico, soprattutto in tv per mano di Michele Santoro, e, indignato per l’intrusione nella sua sfera più intima, si dimette. Tenga presente però che il destinatario non è solo Luerti. È anche un avviso per chi sarà il suo successore: attenzione, chi sgarra paga. Nuovo corso, ma l’obiettivo è sempre quello: impedire che un governo di centrodestra vari delle riforme della giustizia per noi inaccettabili“.

“Da lì in poi  inizia una pressione giudiziaria su Silvio Berlusconi? Da quel momento veniamo accusati di entrare in una zona grigia dove formalmente è tutto regolare: l’obbligatorietà dell’azione penale, l’indipendenza della magistratura eccetera eccetera. Non c’è un capello fuori posto, ma sta di fatto che non esisteva più, e dubito che oggi esista, un confine netto tra la legittima difesa degli interessi della giustizia e l’uso strumentale della giustizia stessa per i fini politici di una parte della magistratura, parte che trova nella sua corrente di riferimento copertura e protezione, e nel partito politico di riferimento, il Pd, un socio interessato. Con Cascini ci intendiamo sul fatto che Magistratura democratica abbia mano libera nel fare opposizione feroce a Berlusconi e che il mio ruolo debba essere quello di equilibratore con le altre correnti e di pontiere con la politica. Di più, ammesso di volerlo, non avrei potuto fare. Al nostro interno non c’erano le condizioni politiche per fermare quella deriva, e a quel punto – sarebbe stupido negarlo – scelsi di assecondarla. Se eravamo convinti di essere potenti? Le spiego una cosa fondamentale – dice Palamara rivolgendosi a Sallusti – per capire che cos’è successo in Italia negli ultimi vent’anni. Un procuratore della Repubblica in gamba, se ha nel suo ufficio un paio di aggiunti e di sostituti svegli, un ufficiale di polizia giudiziaria che fa le indagini sul campo altrettanto bravo e ammanicato con i servizi segreti, e se questi signori hanno rapporti stretti con un paio di giornalisti di testate importanti – e soprattutto con il giudice che deve decidere i processi, frequentandone magari l’abitazione… Ecco, se si crea una situazione del genere, quel gruppo e quella procura, mi creda, hanno più potere del Parlamento, del premier e del governo intero. Soprattutto perché fanno parte di un ‘Sistema’ che lì li ha messi e che per questo li lascia fare, oltre ovviamente a difenderli”.

Come funziona il “Sistema” contro Berlusconi: il caso Ruby e non solo

Ecco un esempio: “La procura di Milano inizia, nell’anno 2010, l’inchiesta Ruby su Berlusconi, poco prima ‘la Repubblica’ aveva lanciato il famoso tormentone delle ‘dieci domande’ sul caso Noemi Letizia, dopo aver dato ampio risalto in prima pagina alle parole di Veronica Lario, indignata per i comportamenti del marito. Non c’è nulla di male, tutto è a norma di legge e perfetto, ma è anche ‘perfettamente Sistema’: una procura indaga, un giornale lancia una campagna mediatica, e un partito – il Pd – da tutto questo trae vantaggio politico. Come vede, ci sono tutti gli elementi di cui abbiamo parlato. Il ‘Sistema’ è stato bravo, molto bravo. Dobbiamo riflettere su una cosa: il nuovo, ennesimo attacco a Berlusconi parte dopo neppure un anno dal suo insediamento a Palazzo Chigi e inaugura un nuovo fronte, quello dell’etica personale e dei comportamenti sessuali. La giustizia deve sempre arrivare ad accertare la verità, ci mancherebbe. Qui noi però non stiamo parlando del merito, ma di come, in quanto tempo e perché in alcuni casi il meccanismo si metta in moto, mentre in altri no. E questo non vale solo per Berlusconi. Mi spiego meglio. Ci sono inchieste che partono in flagranza di reato, altre su denuncia di una delle parti, altre da verifiche fiscali o da tronconi di indagini precedenti. Ma molte partono dalla cosiddetta ‘velina’, cioè una soffiata, una segnalazione anonima più o meno verosimile, spesso confezionata dai servizi segreti o da faccendieri interessati a una certa partita. Quando arriva sul tavolo di un magistrato, la velina può essere cestinata o passata alla polizia giudiziaria per fare delle verifiche, le quali danno origine a un documento chiamato ‘informativa’, che il magistrato può cestinare, tenere nel cassetto o trasformare in un fascicolo giudiziario: ovvero, aprire un’indagine vera e propria. Diciamo così: l’esito di questo percorso e la rapidità della sua esecuzione, più che dalla bravura del magistrato, dipendono dal nome del soggetto ‘attenzionato’, per dirla in gergo, e da quanto il sistema nel suo complesso sia disposto ad appoggiare e proteggere l’operazione. Come abbiamo visto, con De Magistris e la Forleo non è andata così, perché nel mirino c’erano leader della sinistra; con Berlusconi viceversa tutto è avvenuto molto velocemente. Questo è un fatto”.

“Quello delle donneprosegue Palamara – è un buon filone, mediaticamente funziona, e di certo indebolisce la figura del presidente Berlusconi. Ma attenzione, se la procura di Bari è una palude dove magistrati e indagati si fanno fotografare insieme a tavola, quella di Milano, dove nel maggio del 2010 si incardina l’inchiesta Ruby – vale la pena di ripeterlo – è un fortino ben strutturato. A dirigerlo è Edmondo Bruti Liberati, uno dei magistrati più potenti e temuti d’Italia, vero faro dell’egemonia culturale della sinistra giudiziaria e dei suoi conseguenti riflessi politici. Quando nel gennaio 2011 partono le perquisizioni nelle abitazioni di numerose ragazze, e Berlusconi viene indagato per concussione, lo dico onestamente, siamo tutti un po’ perplessi. La telefonata di Berlusconi alla questura di Milano per segnalare che c’è la disponibilità di una consigliera regionale lombarda, Nicole Minetti, a prendersi in carico la giovane Ruby, fermata per una violenta lite con un’amica, è davvero un reato così grave, o può rientrare in una normale – sia pur delicata – segnalazione-raccomandazione, come se ne fanno tante, anche tra magistrati? Vede, qui scatta la discrezionalità, ma su Berlusconi la discrezionalità non può esistere“.

“Molti colleghi esprimono perplessità. Riassumo i concetti: ‘Stiamo esagerando’, ‘Così perdiamo credibilità’, ‘Non possiamo contestare al presidente del Consiglio tutti i reati previsti dal Codice penale‘. Ma c’è poco da fare: primo, perché quando la palla di neve inizia a rotolare non la puoi fermare e sai che diventerà valanga; secondo, perché Bruti Liberati in quelle stesse ore chiede a Giuseppe Cascini, suo referente nella giunta Anm, la solidarietà dell’intera categoria. E qui torniamo alla sua prima domanda: io mi consulto con Loris D’Ambrosio, e condivido tutto con il Quirinale. Così, ancora una volta, procedo come da copione: comunicati di solidarietà ai colleghi milanesi e tutto il resto che ormai ben conosciamo. Precedo la sua osservazione: sì, esattamente l’inverso di ciò che avvenne con De Magistris e la sua inchiesta su Prodi e Mastella, tanto per intenderci”.

Una lunga storia conclusa con le dimissioni di Berlusconi. E Palamara rivela.Nessuno disse esplicitamente: ‘Abbiamo mandato via Berlusconi’, ma il senso del discorso portava a quella conclusione. Il 16 novembre, Berlusconi sale al Colle per dimettersi e inizia la stagione di Mario Monti”.

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