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Il Carnevale di Acireale, dall’Abbatazzu ai Carri Infiorati: storia e curiosità di un’eccellenza siciliana [GALLERY]

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Origini storiche, tradizioni e curiosità del Carnevale di Acireale: un’eccellenze della Sicilia diventata famosa in tutto il mondo

Come da tradizione, tra il febbraio e il marzo di ogni anno, mascherine, coriandoli e stelle filanti la fanno da padrone per le strade delle città di tutta Italia per festeggiare il Carnevale, festa attesa tanto dai più piccoli quanto dagli adulti, in grado di portare spensieratezza e allegria con i suoi colori e la sua stravaganza. Il termine ‘Carnevale’ deriva probabilmente dal latino ‘carnem levare’ (eliminare la carne), chiaro riferimento al banchetto dell’ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso), che precede il periodo di astinenza e digiuno della Quaresima. Secondo altre correnti il Carnevale è la semplice trasposizione cristiana di antiche cerimonie pagane. Con il passare del tempo, la festa ha assunto un’accezione più allegorica-satirica, divenendo l’occasione di mettere in scena vere e proprie caricature di vizi e virtù, usi e costumi in voga nelle diverse epoche. Nel Sud Italia, precisamente in Sicilia, viene celebrato ogni anno uno dei Carnevali più famosi al mondo, quello di Acireale, considerato uno dei più belli e antichi d’Italia, nonché inserito dal ‘The Guardian’ nel 2017 nella top 10 dei più belli d’Europa.

Il Carnevale di Acireale: dalle origini storiche fino ai giorni nostri

Le prime tracce storiche che riportano la presenza del Carnevale di Acireale risalgono ad un mandato di pagamento del 1594. Un altro documento risalente al 1612 riporta di un’antica tradizione, andata accantonata con il tempo, che vedeva una sorta di battaglia a suon di arance e limoni fra la popolazione acese come nel Carnevale di Ivrea ai giorni nostri. Tale usanza fu bandita dalla Corte Criminale dell’epoca poiché la battaglia sfociava spesso in atti di violenza che finivano per danneggiare cose e persone.

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Dopo il terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale, seguì un periodo di lutto durato diversi anni nei quali il Carnevale non venne celebrato. Nel XVIII secolo la tradizione rinacque a vita nuova. Al fianco della prima maschera storica, l’Abbattazzu (la caricatura di nobili-ecclesiastici), si affiancarono quelle dei Baruni (personaggi dell’aristocrazia) anch’essi con funzione allegorica-satirica. Nel 1880 iniziarono a comparire i primi carri allegorici: inizialmente vennero preceduti da carrozze di nobili addobbate (le cassariate o landaus), successivamente venne utilizzata la cartapesta (o cartone romano) che compone le decorazioni tutt’oggi. Nel 1929 il Carnevale di Acireale venne organizzato per la prima volta così come lo si vede in scena oggi, mentre l’anno seguente spuntarono le prime macchine infiorate, vere e proprie automobili ornate di fiori. Nel secondo dopoguerra infine vennero aggiunti dei mini-carri (Lilliput). A partire dagli anni 70 Carri Allegorici e Carri Infiorati diventano sempre più grandi e sofisticati fino ad arrivare ai giorni nostri, conquistando popolarità e attirando persone da tutto il mondo.

Il Carnevale di Acireale: i carri Allegorici-Grotteschi e i Carri Infiorati

I grandi protagonisti del Carnevale Acese sono ovviamente i carri che filano nel centro storico della città. Il programma tradizionale prevede la sfilata dei carri allegorici il giovedì, la domenica ed il Martedì grasso, mentre i carri infiorati sfilano il lunedì e il martedì. Da alcuni anni tuttavia, i carri allegoricisfilano anche le due le due domeniche precedenti e l’ultimo sabato, le macchine infiorate sfilano tutti i giorni dall’ultimo sabato al martedì grasso.

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I carri allegorici sono realizzati in cartone romano, un materiale ricavato dalla stratificazione di fogli di carta e colla che risulta più elastico e deformabile, dunque anche più resistente ai movimenti dei carri che spesso si attivano, attraverso un gioco di luci e movimenti quando arrivano n Piazza Duomo, Piazza Indirizzo, Villetta Garibaldi e Porta Gusmana. Essi inizialmente rappresentavano in chiave ironica le classi sociali esistenti nelle varie epoche, oggi la tematica satirica viene affiancata a quella sociale con vere e proprie rappresentazioni a tema come “I pericoli dei social”, “Il bullismo” o “Lo stress quotidiano”. Nel 1931 al fianco dei carri allegorici si videro le prime Macchine Infiorate, vere e proprie automobili ornate con dei fiori. Attualmente esse hanno lasciato il posto a veri e propri carri infiorati di grandi dimensioni che rappresentano delle figure attraverso composizioni floreali formate con migliaia di fiori e luci.

Il Carnevale di Acireale: le maschere storiche

L’Abbatazzu – Fu la prima maschera del Carnevale acese, vista per la prima volta nel 1667. Anche detto Pueta Minutizzu, poiché era solito recitare poesie grottese e maliziose dal libro che portava con sè, era la l’allegoria della classe clericale dell’epoca, con particolare riferimento all’abate-vescovo di Catania monsignor Michelangelo Bonadies. L’Abbatazzu era vestito in maniera eccentrica, portava delle vistose parrucche bianche in testa e indossavano abiti di damasco ornati con dei fronzoli ed un tovagliolo appeso al collo: tale ornamento serviva a indicare le persone infette, nel Carnevale era invece una sorta di esorcismo verso le paure dovute alle pandemie del XVII secolo.

I Baruni – La seconda maschera in ordine cronologico nel Carnevale acese. Si affiancarono alla figura dell’Abbatazzu (clero) raffigurando in chiave allegorica i ‘baroni’, ovvero la classe aristocratica dell’epoca. La la maschera era costituita da un costume che nelle fattezze doveva rappresentare un abito nobiliare ma con il chiaro intento satirico.

I Manti ed i Domino – Personaggi vestiti con lunghi mantelli di seta nera che ne celavano l’identità, paragonati ai Bautta veneziani, furono una delle figure che ebbe più successo nella storia del Carnevale acese. La figura venne sostituita nel tempo dal Domino, anch’essa costituita da una veste completamente scura seppur meno ricca. Il costume venne poi bandito nei primi anni del XX secolo poiché, complice la veste nera che rendeva irriconoscibile la persona che la indossava, i malviventi lo utilizzavano per coprire le proprie malefatte durante i festeggiamenti.

Cola Taddazzu, Quadaredda e Ciccitto – Non vere e proprie maschere, ma persone in carne ed ossa che meritano una menzione d’onore. Rispettivamente Gaetano Leotta, Turi Ardizzone e Salvatore Grasso, tre grandissimi mattatori delle serate acesi che hanno fatto ridere a crepapelle il pubblico con le loro gag satiriche, i loro travestimenti strampalati e le loro battute di spirito, dando un tocco in più di comicità ad una festa già di per sé unica.