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Le caratteristiche del nuovo Governo Draghi: trazione nordista, ministri over 50 e poche donne

ANSA

Le caratteristiche del nuovo governo Draghi: tanti ministri nati nel Nord Italia, età media over 50 e poche donne. Quante differenze rispetto al Conte Bis

L’Italia ha un nuovo presidente del Consiglio. Nella serata odierna, Mario Draghi ha sciolto la riserva con la quale aveva accettato l’incarico di nuovo capo di governo, comunicando la propia decisione al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il risultato delle consultazioni, come ci si aspettava, è stato più che positivo, Mario Draghi ha incassato la fiducia di quasi tutte le forze politiche principali del Paese, optando per la formazione di un governo di larga maggioranza che ingloba diversi partiti uniti da una sorta di ‘armistizio politico’ finalizzato al bene dell’Italia. Analizziamo dunque la conformazione del nuovo governo Draghi e le sue caratteristiche.

Mario Draghi ha sciolto la riserva: sarà presidente del Consiglio. Ecco la lista dei nuovi ministri

Governo Draghi, geografia… politica: un governo a trazione nordista

mario draghi

Foto di Roberto Monaldo – Ansa

Il primo dato che salta subito all’occhio è legato alla geografia della scelta dei ministri. Il nuovo governo è stato già ribattezzato a ‘trazione nordista‘. Sui 23 ministri scelti infatti, ben 18 sono nati in regioni settentrionali. Solo 4 provengono dal Sud e il solo Giovannini è del Centro Italia. Se vogliamo aggiungere anche Draghi (Roma) e il sottosegretario Garofoli (Taranto), Sud e Centro vanno a +1. Dunque il governo è formato da 18 personalità del Nord, 5 del Sud e 2 del Centro. Ben 9 vengono dalla Lombardia, 4 dal Veneto, 2 da Basilicata, Campania, Emilia Romagna e Lazio, 1 da Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia e Liguria. Un taglio netto rispetto al Conte Bis che aveva una larga maggioranza di ministri del Sud Italia. I risultati del precedente esecutivo sono sotto gli occhi di tutti e non dipendendono dalla provenienza politica ma dalle competenze. L’attuale governo dovrà essere giudicato non ‘calcisticamente’ in base a nette divisioni fra Nord vs Sud, ma in base alle competenze di persone che si sono formate culturalmente e lavorativamente in diverse parti d’Italia (magari anche all’estero!). Dunque niente paura, non ci sarà alcuni scisma da Roma in giù.

Governo Draghi, esperienza al potere: l’età media è di 54 anni

Il secondo dato interessante riguarda l‘età media, in netta impennata. Molto particolare il confronto fra il Presidente del Consiglio Mario Draghi, il più vecchio del nuovo esecutivo con i suoi 73 anni e l’esponente di spicco del vecchio governo (riconfermato), Luigi Di Maio, il più giovane con i suoi 34 anni. L’unica 30enne oltre Di Maio è Fabiana Dadone (37 anni), ministra delle Politiche Giovanili. Ha invece da poco superato i 40 anni Roberto Speranza (42 anni), il terzo ministro più giovane.

brunettaTanti invece i gli ultrasessantenni: ad iniziare da Renato Brunetta (70 anni), il secondo più anziano, il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi (68 anni), Luciana Lamorgese e Daniele Franco (67 anni). L’età media del governo Draghi è dunque di 54.46 anni, più vecchio sia del Conte I (47 anni, il più giovane della storia della Repubblica dopo il De Gasperi III) che del Conte 2 (48 anni). L’Italia non è un Paese per giovani, lo conferma anche la politica? È un’interpretazione faziosa. Draghi ha scelto personalità dalla grande esperienza per il suo esecutivo e spesso esperienza fa rima con età. Non c’è da stupirsi se siano infatti proprio i tecnici ad alzare la media. Se una cifra più alta sulla carta d’identità corrisponderà ad una maggiore consapevolezza del proprio ruolo e competenza nelle proprie mansioni è tanto di guadagnato. Indipendentemente dall’età infatti, in questo momento storico serve più che mai una persona giusta al posto giusto.

Governo Draghi, la conformazione: impronta politica, 7 riconferme, poche donne

Foto di Riccardo Antimiani / Ansa

Chi si aspettava un governo di tecnici, uomini e donne saggi e super partes è rimasto deluso. Draghi ha scelto di dar spazio ai maggiori partiti dai quali ha incassato la fiducia, dando un’impronta abbastanza politica al suo esecutivo. Su 23 ministri, 15 sono politici e 8 tecnici. Va detto che comunque i tecnici ricoprono ruoli fondamentali: Marta Cartabia (Giustizia), Luciana Lamorgese (Interni); Vittorio Colao (Innovazione tecnologica); Daniele Franco (Economia), Roberto Cingolani (Ambiente e transizione ecologica); Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Patrizio Bianchi (Istruzione) e Cristina Messa (Università). Interessante inoltre il dato riguardante l’esperienza poltica: per 6 di essi (Marta Cartabia, Daniele Franco, Roberto Cingolani, Patrizio Bianchi, Vittorio Colao e Cristina Messa) è la prima volta.

Luigi Di Maio

Alessandro Di Meo / Foto Ansa

Solo 9 i ‘promossi’ del Conte Bis: Luciana Lamorgese al ministero dell’Interno; Luigi Di Maio al ministero degli Esteri; Fedrico D’Incà al ministero per i rapporti con il Parlamento; Elena Bonetti al ministero per le Pari opportunità; Roberto Speranza al ministero della Salute; Stefano Patuanelli che dallo Sviluppo economico si trasferisce all’Agricoltura; Dario Franceschini al ministero della Cultura; Fabiana Dadone che dalla Pubblica amministrazione passa al ministero delle Politiche giovanili; Lorenzo Guerini al ministero della Difesa. L’attuale squadra di governo è formata da una certa omogeneità fra i partiti: 4 i membri del M5S, 3 per Forza Italia, PD e Lega, 1 per LeU e Italia Viva.

Foto Ansa / Giuseppe Lami

Ci si aspettava qualche donna in più. Le ministre scelte sono appena 8 su 23, meno della metà, non si è raggiunta nemmeno la doppia cifra. Eppure a ben guardare le donne ricoprono ruoli fondamentali, Lamorgese all’Interno e Cartabia alla Giustizia su tutte. Donne che giocheranno un ruolo di primo piano per i giovani con Cristina Messa (Università e ricerca) e Fabiana Dadone (Giovani), ed avranno a che fare con tematiche importanti quali la Disabilità (Erika Stefani), Pari opportunità (Elena Bonetti), politiche del Sud Italia (Mara Carfagna) e Affari regionali e autonomie (Maria Stella Gelmini). Vale l’adagio del ‘poche ma buone’. Davvero particolare il colore politico nella scelta femminile: 3 sono tecnici, 2 appartengono a Forza Italia, 1 a M5S, Lega e Italia Viva. Il PD, la principale forza di sinistra, progressista e che si batte giustamente per le pari opportunità, non ha alcuna donna al govern. La giustificazione di Zingaretti, che ha quasi scaricato su Draghi la colpa di aver scelto 3 uomini del suo partito, visto che il PD non sembra aver presentato alcuna lista di nomi, sembra più un maldestro tentativo di evitare l’ennesimo scossone interno al partito.

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