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Bartolomeo di Neocastro e l’Historia Sicula: la preziosa testimonianza che racconta i Vespri siciliani

I Vespri Siciliani, la rivolta contro la dominazione francese: la preziosa testimonianza nell’Historia Sicula di Bartolomeo di Neocastro

La Sicilia, grazie alla sua posizione geografica strategica fra Tirreno e Mediterraneo, è stata da sempre oggetto di interesse di diversi popoli. Tante le dominazioni che si sono succeduto nell’isola, una in particolare davvero poco gradita, quella degli Angioini. Siamo nella seconda metà del 1200, gli Angioini presero il posto degli Svevi e misero i siciliani alle strette con tasse esose, violenze e soprusi dimostrandosi insensibili alle sofferenze della popolazione. Ormai esasperati, i siciliani decisero di rivoltarsi contro Carlo I d’Angiò, con l’appoggio degli Aragonesi, fino a scacciarli dall’isola. Una preziosa testimonianza di quanto accaduto arriva dall’Historia Sicula, cronaca prodotta da Bartolomeo di Neocastro, giureconsulto proveniente da una famiglia calabrese, fedele alla corte degli Aragonesi nel Regno di Sicilia.

L’Historia Sicula, le caratteristiche dell’opera: il grande valore storico nonostante le imprecisioni

La cronaca venne realizzata nel 1270, inizialmente in esametri latini, solo successivamente venne redatta in prosa esaudendo il desiderio di una maggiore leggibilità espresso dal figlio di Bartolomeo di Neocastro. La narrazione inizia dalla morte di Federico II di Svevia (1250) e termina nell’estate del 1293. Lo stile gonfio e spesso prolisso, non la rende di certo un’opera straordinaria dal punto di vista prettamente letterario. L’opera presenta inoltre delle inesattezze storiche dovute all’incompleta conoscenza dei fatti narrati, antecedenti al momento in cui Bartolomeo di Neocastro la scrisse. Uno fra gli errori più grandi fu quello di ritenere Federico II di Svevia come figlio, anziché nipote, di Federico I detto il ‘Barbarossa’, mentre quest’ultimo viene descritto come discendente di Enrico VI, che in realtà era suo figlio. Nonostante questi difetti però, il valore della cronaca resta comunque preziosissimo grazie alle testimonianze dirette che Bartolomeo di Neocastro riuscì a dettagliare grazie alla sua posizione privilegiata all’interno della corte Aragonese. Per questo motivo l’Historia Sicula resta una delle fonti più importanti in merito ai Vespri Siciliani.

L’Historia Sicula: i Vespri Sicilliani, la bandiera giallo-rossa e la rivolta contro gli Angioini

Come detto, la situazione in Sicilia si era fatta insostenibile. I baroni siciliani decisero che era arrivato il momento di organizzare una sollevazione popolare. L’episodio scatenante avvenne durante la funzione serale dei Vespri del 30 marzo 1282, lunedì dell’Angelo. Sul sagrato della chiesa del Santo Spirito di Palermo, un soldato francese di nome Drouet si spinse troppo oltre durante una perquisizione ad una giovane nobildonna siciliana, mettendole le mani addosso. Il compagno della ragazza riuscì a sottrarre la spada al soldato e ad ucciderlo, dando inizio alla rivolta.

Scoppiò una vera e propria caccia all’uomo nella quale i siciliani, al grido di “Mora, Mora!”, uccisero qualsiasi francese riuscirono a trovare. Molti provarono a confondersi fra i popolani, ma attraverso uno shibboleth vennero scoperti: i siciliani fecero pronunciare ai sospetti la parola ‘ceci’ in forma dialettale ‘ciciri’ che i francesi pronunciavano in maniera scorretta (sciscirì) tradendo le loro origini. Secondo la tradizione, i principali organizzatori dei tumulti furono: Giovanni da Procida, Enrico Ventimiglia, Alaimo da Lentini (signore di Ficarra), Palmiero Abate (signore di Trapani) e Gualtiero da Caltagirone (signore di Butera).

La prima città a dichiararsi indipendente fu Palermo, seguita ben presto da Corleone, Taormina, Siracusa, Augusta, Catania, Caltagirone, Messina e tutte le altre. All’epoca risale la famosa bandiera gialla e rossa con la Triscele, ancora oggi simbolo della Sicilia. Sul vessillo era incisa la parola ‘Antudo!’, termine distintivo dei rivoltosi, acronimo di “Animus Tuus Dominus” e che vuol dire “il coraggio è il tuo Signore”. I siciliani chiesero l’aiuto di papa Martino IV, ma il pontefice, eletto grazie all’appoggio degli Angioini, condannò la rivolta. Carlo I d’Angiò provò a placare i tumulti promettendo delle importanti riforme, ma successivamente utilizzò il pugno di ferro per sedare la rivolta. Il sovrano sbarcò a luglio in Sicilia alla guida di una flotta con tanto di 24.000 cavalieri e 90.000 fanti assediando Messina. Per ribaltare le sorti della battaglia fu provvidenziale l’arrivo di Pietro III d’Aragona, marito di Costanza di Svevia, figlia del defunto re Manfredi di Sicilia e dunque ultima, legittima, erede al trono. Pietro sbarcò a Trapani in 30 agosto, respinse gli Angioini e venne incoronato re a Palermo come Pietro I di Sicilia. Il 31 agosto 1302 fu firmato il trattato di pace di Caltabellotta fra Aragonesi e Angioini, evento che segnò la fine della prima fase dei Vespri. La seconda fase della guerra è invece quella che iniziò nel 1313 e terminò nel 1372 con il trattato di Avignone.