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Sull’aborto Falcomatà ha ragione ma con questa censura squadrista il Sindaco finisce di nuovo in Tribunale: la Onlus “Pro Vita” lo denuncia per abuso di potere

A Reggio Calabria il Sindaco Falcomatà ha fatto coprire i manifesti contro l’aborto regolarmente affissi dall’associazione Onlus cattolica “Pro Vita & Famiglia Onlus”

A Reggio Calabria non ci sono più i manifesti della onlus cattolica “Pro Vita & Famiglia” che si batte da tempo contro l’aborto: il Sindaco Falcomatà ha deciso di oscurarli disponendone la copertura in tutta la città motivando la scelta in una dichiarazione affidata a facebook. “Mi hanno detto che non potevo farlo perchè non c’erano messaggi violenti, perchè mi sarei esposto al rischio di finire in tribunale. Ho risposto che sarò contento di spiegare a un giudice perchè in realtà quel messaggio è violento“. E così nel giro di poche ore i manifesti – che erano stati affissi regolarmente con tanto di bollo comunale e negli appositi spazi, circostanza abbastanza rara a Reggio Calabria – sono stati oscurati da operatori inviati dal Sindaco che li hanno coperti da altri fogli bianchi, non è noto se a spese del Pd o delle casse comunali, cioè con i soldi dei cittadini, ipotesi che renderebbe il gesto censoreo ancora più grave.

Che sull’aborto abbia completamente ragione Falcomatà non ci piove. Siamo nel 2021 e che qualcuno metta ancora in discussione addirittura la liceità dell’aborto è imbarazzante e si commenta da sè: roba da inquisizione. Ciò non significa, però, che un Sindaco possa permettersi di arrivare a decidere cos’è giusto dire e cosa, invece, censurare. Per quanto possiamo considerare retrograda e gretta la posizione dei fanatici di “Stop Aborto“, non possiamo in alcun modo impedirgli di esprimere la loro opinione come tra l’altro (e ci mancherebbe pure) sancito e tutelato dalla nostra Costituzione e da tutte le carte internazionali dei diritti umani che considerano inalienabile la libertà di esprimersi.

La scelta del Sindaco sta facendo discutere la città alimentando feroci polemiche con la Curia e numerose associazioni cattoliche in prima linea a ribellarsi contro la censura disposta da Falcomatà. Il risultato è che adesso tutti parlano di questi manifesti a cui il Sindaco ha dato una visibilità straordinaria: senza l’intervento del primo cittadino sarebbero invece passati letteralmente inosservati, giustamente ignorati da una comunità consapevole dei propri diritti già ampiamente acquisiti. Aborto compreso.

Il coraggio di Falcomatà nell’esporsi a un rischio così importante come quello di finire in tribunale a spiegare perchè il contenuto di quei manifesti sarebbe “violento“, potrebbe anche essere apprezzabile se non fosse Sindaco di una città ma invece leader di un partito con forte connotazione ideologica che volesse contrastare visioni così arretrate della nostra società. Al contrario, un Sindaco dovrebbe pensare semplicemente a far funzionare i servizi basilari della propria città: raccogliere la spazzatura, fornire l’acqua alle abitazioni, asfaltare le strade, garantire ad associazioni e cittadini l’utilizzo dei beni pubblici, o ad esempio applicare le norme vigenti sulle affissioni in termini di decoro urbano andando ad oscurare sì i manifesti, di qualsiasi natura, quando vengono affissi in modo selvaggio, senza autorizzazioni e fuori dagli appositi spazi.

Avrebbe dovuto, Falcomatà, iniziare dai candidati del suo partito che 4 mesi fa hanno tappezzato ogni muro della città con il loro volto per le elezioni comunali, in modo assolutamente illegale. Ma se il capogruppo uscente del Pd in consiglio comunale si è fatto votare da morti e anziani allettati, figuriamoci se a qualcuno da quelle parti può venire lo scrupolo di qualche manifesto messo fuori posto.

Falcomatà, però, era Sindaco già allora ed era suo dovere intervenire. Non l’ha fatto, diventando squadrista adesso scoprendosi paladino degli abortisti. Oscurare questi manifesti regolarmente affissi è illegale e per Falcomatà si profila un altro processo di cui la città non sentiva la mancanza, auspicando un Sindaco concentrato esclusivamente sui problemi della collettività e non distratto da quelli personali di natura giudiziaria che anno dopo anno con scelte da delirio di onnipotenza si va costantemente a cercare.

A infastidire i cittadini è stata anche l’insolita efficienza dell’attività di Falcomatà, che ha davvero oscurato i manifesti poche ore dopo averlo annunciato. Una solerzia mai mostrata in sei anni e mezzo di amministrazione della città nell’affrontare i più seri e sentiti problemi che affliggono la gente.

Stamattina – intanto – il circolo reggino dell’associazione “Pro Vita & Famiglia” ha inviato una nota stampa annunciando una pesante denuncia nei confronti di Falcomatà: “Ci vedremo presto in Tribunale, quando dovrà spiegare le ragioni della sua intolleranza ideologica! Magari, caro sindaco, a sua difesa chiederà al magistrato di mandare tutti i pro-life e coloro che la pensano diversamente da lei al confino o in un gulag? Noi possiamo immaginare che i suoi modelli di riferimento siano la Corea comunista, la Cina e magari la ex Unione Sovietica ma l’Italia non è uno Stato totalitario!

Infatti in tutta questa vicenda, l’unica vera violenza è il gesto squadrista di Falcomatà. Vogliamo immaginare cosa sarebbe accaduto oggi in Italia se un Sindaco fanatico cattolico di centrodestra, possibilmente della Lega, avesse deciso di oscurare manifesti che rivendicavano la libertà dell’aborto in una qualsiasi città del Paese? I leader di tutti i partiti si sarebbero mobilitati chiedendone le immediate dimissioni e 6-7 Procure avrebbero già aperto un’inchiesta disponendo il processo istantaneo che avrebbe portato a una pesante condanna, con tanto di interdizione dai pubblici uffici. E ovviamente avrebbero fatto bene. Ma al Pd e soprattutto a Reggio Calabria, è palese, ormai tutto è concesso.

Va a finire che prima di pubblicare i nostri articoli dovremo chiedere a Falcomatà il permesso aspettando le veline di Palazzo San Giorgio. Bentornati ai tempi del MinCulPop: dopo un anno di limitazioni di ogni tipo di libertà come se nulla fosse con il pretesto della pandemia, probabilmente anche tali violenze passerebbero inosservate in una comunità disposta a subire qualsiasi cosa in nome della paura, svendendo quelle fondamentali conquiste per cui i nostri nonni hanno dato la vita per regalarci un mondo migliore.