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Vaccini anti-Covid, perché la Calabria è in ritardo? I problemi sono sempre i soliti…

longo spirlì calabria Foto Attilio Morabito

Spirlì la mattina attacca il Governo per le siringhe, la sera invece se la prende con la stampa che riporta i dati del Ministero della Salute. Ma il problema resta sempre un sistema Sanità che fa acqua da tutte le parti

E’ accelerata improvvisamente la campagna vaccinale in Italia, più o meno i tutte le Regioni. Dopo un’iniziale partenza frenata, ad esempio Lombardia e Sicilia hanno preso il passo giusto. “La macchina era stata messa a punto per partire a metà gennaio e nessuno ha spostato le lancette dell’orologio quando con il V-day si è deciso di anticipare”, denuncia il dottor Stefano Magnone, responsabile lombardo dell’Anaao, il sindacato più rappresentativo dei medici ospedalieri. Le solite macroscopiche differenze da un territorio all’altro, però, si sono verificate anche in questo caso perché, se vero Lazio e Trentino sono al 78% e al 68% dei vaccini somministrati, esistono realtà come la Calabria e la Sardegna che hanno inoculato rispettivamente solo 6% e il 9,8%.

vaccino coronavirus“Finora somministrate 2.520 dosi su 12.965 consegnate. Praticamente, il 19,4%. Ma certa stampa riporta il 6%, giusto per denigrare”, ha scritto nella tarda serata di ieri il presidente facente funzioni Nino Spirlì. Il “traghettatore” e sostituto della compianta Presidente Jole Santelli se la prende in questo caso con la stampa, che in realtà riporta soltanto i numeri espressi sul sito ufficiale del Ministero della Salute, mentre fino al mattino la colpa era del Governo che aveva spedito in ritardo a Catanzaro le siringhe adatte per la somministrazione dei vaccini. “In Calabria – gli fa eco il responsabile calabrese dell’Anaao, Filippo Matria Larussa – il problema sono i presidi spoke, quelli minori dove arrivano i vaccini dagli ospedali principali ma che sono sguarniti di personale, perché molti sono impegnati nel contact tracing e non ci sono nemmeno gli specializzandi”.

Ma, bando alle ciance, il tempo per recuperare adesso sembra esserci. Ieri, infatti, un imbufalito Commissario Straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri è rimasto attaccato al telefono per rispondere alle Regioni che lamentavano di non aver ricevuto le dosi pattuite. Delle oltre 470mila della seconda tranche che ieri dovevano essere consegnate nei 296 hub regionali all’appello ne mancavano circa 100mila, ammettono dalla struttura commissariale. Davanti alle telecamere del Tg1, Arcuri ha usato toni più pacati, ammettendo però che “Pfizer ha qualche ritardo, dovuto al fatto che si trova alle prese con una distribuzione complessa, che riguarda molti paesi d’Europa”. Insomma, per la Calabria i problemi sono sempre i soliti e la Regione si trova ancora una volta a combattere con un sistema sanitaria deficitario e privo di risorse. Al presidente f.f. Spirlì non resta altro che prendere il telefono e organizzarsi con il neocommissario Guido Longo affinché si facciano i salti mortali per risolvere la questione e rimettersi al passo come il resto d’Italia.