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Scuole in Calabria, “segnalate le aule con le finestre aperte”: Spirlì tira la pietra e nasconde la mano, questo è il risultato del suo allarmismo

scuola coronavirus Foto di Daniel Pockett/Getty Images

“Mandatemi reali prove delle aule in cui i ragazzi devono stare con cappotti, giacconi e giubbini”, ha affermato Nino Spirlì ieri su Facebook. E’ questo il risultato di settimane e settimane di dirette social in cui sono state alimentate ansie ingiustificate: gli insegnati sono costretti a tenere porte e finestre spalancate per non entrare in conflitto con le mamma terrorizzate

La scuola è un argomento che ha spaccato l’opinione pubblica a metà. In tutte le Regioni gli studenti di elementari e medie sono regolarmente tornati in classe, mentre nella giornata di ieri il Comitato tecnico scientifico ha dato il via libera anche per le superiori. Un punto esclamativo in seguito a settimane di polemiche e proteste molto accese, come per esempio in Calabria e Lombardia dove i genitori ha necessariamente dovuto ricorrere al Tar per sospendere le ordinanze dei Presidenti Nino Spirlì e Attilio Fontana, che per loro credenze e dubbi avevano scelto di imporre la Didattica a distanza andando persino contro le evidenze scientifiche.

spirlì bimbi bareE’ normale che un governatore abbia dei dubbi, si ponga delle domande per poter tutelare la salute dei propri cittadini, ma questi non bastano per prendere decisioni che determinano la vita delle persone, soprattutto quando di mezzo ci vanno bambini e adolescenti che sono nell’età più importante, quella in cui iniziano a formare il loro carattere. Non è normale quindi che un Presidente di Regione alimenti paure e allarmismi inutili nelle menti dei genitori, affinché si convincano che non mandare i figli a scuola sia la soluzione più giusta in questo momento. “Segnalate le scuole con le finestre aperte, mandatemi reali prove delle aule in cui i ragazzi devono stare con cappotti, giacconi e giubbini”, ha affermato Nino Spirlì ieri su Facebook. E’ questo il risultato di settimane e settimane di dirette social in cui il Presidente ad interim non ha fatto altro che alimentare ansie ingiustificate, con insegnanti che oggi si trovano costretti a tenere porte e finestre spalancate (nonostante il freddo invernale) per non entrare in conflitto con le mamma terrorizzate dalla possibilità del contagio.

banco scuola

Gettyimages / smolaw11

Il freddo è arrivato, a Cosenza e nei Comuni della Sila nevica copiosamente ormai da qualche giorno, persino a Reggio Calabria le temperature sono arrivate a toccare i 9°. Ma davvero qualcuno pensa che i bambini possano sopportare queste temperature per 4-5 ore di scuola? E’ evidente come il Coronavirus abbia ormai influenzato la vita delle persone, creando un incredibile distacco con la realtà. Tutto questo inaccettabile perché è frutto di un lavoro sbagliato, sicuramente avanzato in buona fede, ma pur sempre sbagliato, del Presidente f.f. ormai in preda ad una battaglia personale che non giova assolutamente a nessuno. Viene da domandarsi, a questo punto, cosa abbia fatto in questi mesi la Regione Calabria per favorire il ritorno in classe degli alunni. E’ ora di affrontare seriamente i problemi e magari consultando l’Ufficio Scolastico Regionale invece che invitare il popolo del web a denunciare sui social e generando ulteriori paure in una popolazione già stremata dalle notizie preoccupanti che ogni giorno passano dalla Tv e dai giornali.

Si è mai parlato forse di impianti di aereazione all’interno delle classi per risolvere il problema? Sembra proprio di no. L’unico obiettivo imposto da Nino Spirlì è quello di rimanere a casa, contro le indicazioni della scienza e senza accettare le decisioni del Tribunale. Ma la chiusura delle scuole sta creando buchi irrimediabili nella psiche dei bambini e il prolungamento della Dad li sta solo destabilizzando. L’Italia è il Paese che da marzo ad oggi ha perso ore di lezione più di tutti nel mondo, la Calabria e la Campania di De Luca sono le Regioni che si sono distinte nel modo peggiore. Come ormai ripetiamo sempre, la Didattica a distanza dovrebbe essere un “palliativo” e non la soluzione, perché imporre ai più piccoli di ascoltare la lezione davanti ad un pc e magari farsi aiutare dalla mamma e dal papà mentre la maestra spiega sta dando un esempio sbagliato di vita e creando una generazione molto fragile. Per il bene dei calabresi… basta!

E’ il momento questo di tornare a governare, che la politica si assuma le responsabilità. Sicuramente Nino Spirlì ce la sta mettendo tutta, si è ritrovato all’improvviso, a causa della scomparsa della compianta Jole Santelli, a ricoprire gli abiti di Presidente della Regione Calabria, un vestito che non gli calza, ma per cui neppure era stato chiamato a indossare. La Regione ha l’assoluta necessità di tornare alle elezioni, che però sono state rimandate ad aprile. Una decisione difficile da accettare visto che il territorio continua ad essere uno dei meno colpiti in Italia dalla pandemia e anche l’indice Rt sta continuando a scendere. In Portogallo si vota per esempio tra sei giorni, a febbraio sarà il turno della Catalogna, mentre a marzo andranno alle urne i cittadini della Bulgaria, di Israele e dell’Olanda. Inspiegabile il motivo per cui non possano farlo la Calabria e i suoi abitanti, che sono prigionieri di una situazione molto meno grave di quella in cui realmente si trovano.