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Reggina, quel dato evidente che non scappa ai numeri e che sarà riflessione di mercato

mister marco baroni Gettyimages / Alessandro Sabattini

Reggina, c’è un dato evidente che va oltre i semplici errori individuali di quel difensore o di quel portiere: sarà riflessione di mercato

La Reggina ha vinto quattro partite in questo campionato. Due di queste segnando più di un gol, contro Pescara e Brescia. Nella sola altra occasione, a Lignano contro il Pordenone, è arrivato il pari, seppur in questo caso le dinamiche della gara siano andate in maniera diversa. Cosa vuol dire tutto questo? Un dato semplice, evidente, che non scappa ai numeri e che nel calcio ha sempre funzionato: più gol si segnano – e più se ne fanno nel momento di maggior pressione e pericolosità verso la porta avversaria – e meno si rischia il ritorno della compagine opposta quando le forze fisiche vengono meno, magari nel finale di gara.

La Reggina, in questo girone d’andata, ha abituato ad un copione di gara che sembra praticamente scontato: gol nel primo tempo, possibilità di andare sul raddoppio e anche oltre, ripresa di gestione che diventa poi stanchezza nel finale e rimonta. Un dato comune con Toscano, ripetutosi con Baroni specie nel match di Ascoli. Ma sarebbe accaduta la stessa cosa se la Reggina avesse chiuso all’intervallo sullo 0-2 o 0-3? E la Reggina sarebbe uscita solo con un pari da Vicenza se avesse segnato più di un gol nel primo tempo? E la Reggina avrebbe vinto soltanto per 0-1 nel finale a Reggio Emilia se nel primo tempo avesse chiuso dilagando? E questo discorso si potrebbe allargare anche al derby col Cosenza, alla partita di Chiavari.

Nel calcio, molto spesso, la testa arriva prima delle gambe. E sapere di dover difendere un 2 o 3-0 è più facile che proteggere un 1-0. Esempio? La squadra dello scorso anno. Quante volte, specie nel girone d’andata, le partite finivano al 60′ e la Reggina di Toscano si trovava soltanto a dover gestire senza patemi? Quest’anno, chiudendo sul 3-0 col Pescara all’intervallo e sul 2-0 contro il Brescia ad inizio ripresa (anche se poco dopo è arrivato il gol di Ragusa) è stato più facile gestire e non si è pagato caro il solito errore individuale in difesa. Quasi tutte le volte in cui, invece, la Reggina è stata avanti per 1-0 fino alla fine, ha pagato poi le enormi energie spese facendosi rimontare.

Sia chiaro, non è normale che una squadra di calcio perda così tanti punti nella ripresa e nel finale. Restano ovviamente gli interrogativi sulla preparazione atletica e sulla condizione fisica di tanti, tra infortunati ed acciaccati, nonché l’inadeguatezza di altri ad una categoria non semplice. Resta forte la necessità di andare a reperire in primis un portiere d’esperienza (a tal proposito è spuntato fuori un altro nome esperto, quello di Nicolas dell’Udinese, oltre a Micai e Vigorito) e almeno un attaccante che la metta dentro. Senza timore di smentita siamo certi che, se nel girone d’andata ci fosse stato un centravanti forte e integro fisicamente, tante partite si sarebbero chiuse ben prima di rammaricarsi per i diversi finali beffa. Anche per i tanti palloni messi in mezzo, specie da quando c’è Baroni, e mal sfruttati dagli attaccanti (che attaccanti non sono). Tra i pochi ad attaccare la porta c’è Liotti, e infatti è il capocannoniere.

Da quelle che sono le indicazioni e i primi rumors in entrata, la società sembra aver capito – da ben prima di queste partite, per fortuna – dove intervenire. Bene affidare la porta ad un estremo difensore che sventi la minaccia anche se dovesse subire soltanto un tiro in porta (visto che si subisce spesso al primo pericolo), ma è necessario anche che il portiere non venga messo in queste condizioni. Il diktat di Baroni sembra chiaro: atteggiamento offensivo, baricentro molto alto, squadra compatta e fase difensiva che inizia davanti. Questo, spesso, coincide con partenze sprint e primo tempo di grande pressione e pericolosità, che vuol dire anche più di un gol con gli attaccanti che la mettono dentro ma ripresa spesso sulle gambe e in gestione. Alternative nei ruoli giusti – come il tecnico ha fatto capire nel post Ascoli – che rispondono già ai nomi di Micovschi e Brlek e uno/due attaccanti integri e letali sotto porta, nell’attesa del ritorno a pieno regime di Denis, Menez e Charpentier che – se messi nelle condizioni – sanno come far male.