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Mob Rule o Rule of law? Il triste epilogo di Donald Trump e il degrado della politica americana

Donald Trump Photo by Scott Olson/Getty Images

Abbiamo difeso, su queste pagine, il diritto di Trump di fare appello alle corti giudiziarie per vedere risolti i suoi dubbi o riconosciute le sue eventuali ragioni in tema di ‘brogli’ elettorali e abbiamo pure auspicato che si rivedano le regole del voto per posta negli Stati Uniti in modo da impedire il più possibile sospetti di brogli.

Non è una novità che, in America, vi siano stati brogli elettorali – nel 1960, ne fu vittima Nixon ad opera del sindaco democratico di Chicago a favore di Kennedy – o siano stati avanzati sospetti come quattro anni fa quando i democratici, Clinton in testa, sollevarono addirittura l’accusa contro Trump di aver trescato con i russi per averne l’appoggio elettorale.

Accusa ben più grave del semplice broglio perché si trattava di ‘intelligenza’, se non con il nemico, con una potenza straniera: e fu una lenta agonia al girarrosto, fino al 24 settembre 2019, quando la presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Nancy Pelosi, avviò la procedura d’impeachment con l’accusa, al presidente Trump e altri funzionari del governo, di aver fatto pressioni su alcuni leader di nazioni straniere, in particolare l’Ucraina, per danneggiare il suo futuro avversario, Biden.

Trump, appena eletto, fu attaccato su tutti i fronti – dal muro con il Messico, alla politica coreana, a quella iraniana o cinese, a quella climatica come espressione di una forma di ‘populismo’ stravagante e pericoloso – e fu stretto d’assedio da una alleanza trasversale di tutti i suoi nemici interni e internazionali (tra cui non manca il duo MerkelMacron). Ciononostante, la politica trumpiana ha ottenuto in questi anni indubbi successi in campo economico e internazionale: ma, pur avendo egli ottenuto una valanga di voti e la vittoria in molti stati, non sono bastati però a dargli la vittoria nelle elezioni di novembre.

Per più di due mesi, dopo le elezioni di novembre e la conferma della vittoria di Biden da parte del Collegio Elettorale dell’8 dicembre, Trump ha presentato vari ricorsi e istanze giudiziarie, tutti respinti financo dalla Corte Suprema.

A questo punto la sua azione difensiva doveva fermarsi perché non aveva più mezzi legali da usare; egli, sia pure ‘obtorto collo’, doveva accettare il risultato: cosa che, alla fine, ha fatto pur negando la sua presenza al passaggio delle consegne il 20 gennaio prossimo, ma ha continuato a dare la sensazione di essere disposto a tutto pur di restare al potere.

Foto Getty / Tasos Katopodis

Piuttosto, Trump avrebbe dovuto e potuto cominciare a pensare a una strategia per una rivincita politica tra 4 anni e a una più immediata in Georgia dove invece, insistendo sulla vittoria ‘rubata’, si è fatto sfilare anche i 2 seggi in ballottaggio per il Senato: egli avrebbe piuttosto dovuto fare appello alla necessità di non dare la maggioranza in Senato ai democratici per impedire i colpi di mano che questi minacciano sulla composizione della Corte Suprema e che, se messi in atto, costituiranno un ‘vulnus’ irreparabile alla costituzione.

Ormai è acqua passata. Forse Trump è fuori combattimento per sempre. Se non ha aizzato la ‘scalmana’ di fanatici, pure egli ha guardato con ‘amore’ a questi gruppi che si erano convocati davanti al Congresso per protestare contro la convalida dell’elezione di Biden il 6 gennaio. Così facendo, se non altro, egli ha aiutato a disseminare sfiducia e divisione: non ci vuole molto a fare trascorrere i ‘mob’ di piazza dalla protesta alla violenza e non ci vuole molto a dare copertura ai facinorosi con slogan insulsi e pericolosi tipo «né con lo stato né con le B.R.».

Thomas Jefferson scrisse una volta che ogni generazione di cittadini dovrebbe annaffiare l’albero della libertà con il proprio sangue; ma egli legava questo soprassalto del popolo in difesa della libertà a «un lungo corteo di abusi e di usurpazioni invariabilmente diretti ad un unico scopo: assoggettare il popolo a un duro dispotismo». Non basta la ‘QAnon theory’ o del deep state a legittimare una insurrezione!

Questa scalmana di fanatici ha messo in pericolo il processo costituzionale e democratico e doveva, deve, essere fermata inequivocabilmente. Tra i principi irrinunciabili della democrazia liberale vi è quello del trasferimento dei poteri dopo pacifiche e giuste elezioni: l’assalto al Campidoglio è una tragica violazione di questi principi.

Il Mob rule non è la via per la libertà.

Trump ora è passato dal lato del torto consegnando agli avversari un’arma formidabile per delegittimarlo con un nuovo impeachment negandogli il diritto di candidarsi a una qualsiasi carica federale e con future indagini giudiziarie, su di lui, i suoi parenti e i collaboratori, che saranno nelle mani del futuro Attorney General di Biden (e della Pelosi).

Fecebook, Twitter e altrettali gli chiudono i blog e le pagine: Trump sarà ridotto al silenzio.

Ma di ciò spero che i veri liberali non si compiacciano perché, se avvenisse, sarebbe segno che, purtroppo, anche negli Stati Uniti avrebbero preso piede la politica della delegittimazione giudiziaria dell’avversario e quel tipo di controllo dell’opinione che è l’anticamera della censura.